Quando io non sono stato aggressivo non riesco a dire: “Io ho il mio territorio, io mi riconosco!”. Se abbiamo subito delle rapine, noi tendiamo quelle cose a tenerle nascoste perché non sappiamo reggere l’aggressività. Se non l’abbiamo saputa vivere al momento opportuno, cerchiamo di nasconderla. Quando certe dinamiche ci fanno venire fuori quelle parti che non abbiamo vissuto, che succede? Quando non siamo stati abituati a vivere queste cose, quando emergono non le sappiamo vivere. Cosa ci succede? Come lo capiamo che non le sappiamo vivere? Più l’aggressività non viene espressa, più è esplicita, più ci fa a pezzi, siamo una miriade di pezzi, per cui non ci riconosciamo, c’è una grande confusione. Cosa non riusciamo a fare allora? A dormire. Le funzioni basilari, come il mangiare, il dormire, il fare l’amore, ecc., vanno in frantumi, allo stesso modo di quello che sto vivendo.
Perché c’è la frantumazione? Emerge il fatto che io non l’ho mai espletata quella cosa, mai messa in dinamica, me la sono giocata dentro. È una polveriera che provoca sempre più frantumazione, torture interne, non la riesco a mettere in dinamica.
Non riuscendo a metterla in dinamica, cosa facciamo? Ci mettiamo nelle condizioni di non avere dinamiche, dire per esempio: “Non capisco”, ci mettiamo nelle condizioni di non entrare in dinamica. Lei stamattina era piena di rabbia, aveva una grande voglia di esprimere la rabbia, ma si doveva impedire di farlo! Come ci impediamo di farlo? Diventando scemi, non riuscendo, annullandoci. Dietro il corpo muto, per esempio, c’è una grande voglia dell’opposto: di carezze, di tenerezze, di fare all’amore, ma non lo riesce a fare, perché è eccessiva, ancora non la vive come dinamica, ma come desiderio. Dietro una persona pacioccona, c’è l’opposto. Dietro c’è la voglia di fare qualcosa di cui se ne ha paura, perché se viene fuori sarebbe totalizzante, esplosiva. Queste poi diventano anche categorie sociali, ma l’origine delle categorie sociali sta in questo. Per modificarle non basta dire: “Quella cosa fa schifo”, ma bisogna cambiare il Simbolico personale.
A questo punto la confusione che abbiamo, il fatto che non capisco niente, non riesco a parlare, sono situazioni ambivalenti in cui dietro c’è una grande voglia di fare quello che non abbiamo fatto: diventa un conto aperto che si ripresenta continuamente fino a che non lo facciamo. La vita è giusta.
Rif. CORSO SESSUALITÀ, AGGRESSIVITÀ E MOLTEPLICITÀ, Quinta settimana intensiva Stage LAM Studium, di M. Loiacono Martedì 27 luglio 2004

