La donna reclusa nella “faama-casa”

La donna è stata collocata e identificata dai maschi con la famiglia. La parola famiglia deriva dall’osco “faama” e significa “casa”. Identificata come la vestale della famiglia, la donna è stata recintata, reclusa nella “faama-casa”, in uno spazio che, nel Villaggio Mondo, chiudeva in maniera stabile, statica le persone, la donna e i figli in primis.

E pensare che quando avviene la formazione dello zigote (unione di ovulo e spermatozoo), questa avviene dentro la casa dell’ovulo: infatti, dopo aver eiaculato lo sperma nella vagina, gli spermatozoi si mettono a correre per incontrare l’ovulo e penetrarvi dentro, dove avviene la formazione dello zigote. Sapete quanto è grande l’ovulo rispetto allo spermatozoo? Lo spermatozoo è solo trasportatore di patrimonio genetico e basta. È grande cinque micron. L’ovulo invece è 150 micron, cioè 30 volte più grande perché ha tutti gli organi necessari per vivere e replicarsi. La vita nasce a casa dell’ovulo. Forse questa antica memoria ha portato i maschi a fare della faama il regno per la donna. Infatti, meno una donna usciva di casa, meglio era; oppure doveva uscire per particolari compiti legati alla casa e in particolari situazioni controllabili socialmente, per non essere considerata una donna poco affidabile sul piano morale, con tutte le sanzioni previste. Mia madre, ad esempio, non usciva mai di casa, se non per la festa patronale, quando mio padre le concedeva di farsi una passeggiata; oppure perché andava in chiesa, perché pure la spesa la faceva lui. Io ho avuto proprio l’esempio di una donna del Villaggio-Mondo, di questa attribuzione esclusiva alla donna della “faama”, della casa e della famiglia. Non a caso, il proverbio che si diceva sempre era: “Casa piccola, femmina ingegnosa”, cioè la casa era l’ambito della creatività della donna. Questo era il modello dominante.

In quello spazio ristretto, domestico (dal latino domus, casa), alla donna è stato affidato l’importante ruolo di trasmettere la cultura dominante, educando i figli ai valori socio-culturali dominanti, generati dai maschi (simbolico maschile o del padre o patriarcale).

Dunque, la donna del Villaggio-Mondo è stata l’artefice sia della generazione biologica con la gravidanza, sia della generazione culturale domestica. Ambedue le modalità generative avvenivano e avvengono attraverso relazioni profonde, che coinvolgono i codici più profondi; il meno coinvolto è quello razionale-simbolico. Infatti, nel caso della trasmissione del simbolico dominante, sapete “relazione profonde” che significa? “Ti ho generato io, condivido tutto il giorno le emozioni con te, condivido con il mio corpo lo stesso spazio con tutte le difficoltà che ci sono e ti trasmetto il simbolico che regola la nostra casa, la nostra famiglia, il nostro paese”. A me questo simbolico è stato trasmesso attraverso proverbi, frasi dette per correggere un comportamento. Per esempio, mia madre non diceva: “È sbagliato, non è così”, ma mi diceva: “Fila la lana, fila la lana, ogni nodo a pettine viene!”. Mi buttava la sua sentenza e poi taceva. Cioè, era una cultura in cui la donna era anche trasmettitrice di racconti, proverbi; e avveniva, non dicendo: “Leggi questo, adesso è l’ora dei proverbi!”, ma inserendoli nella relazione concreta, che era una relazione abbastanza profonda. Ecco perché noi maschi siamo molto legati alla figura femminile, perché è stata quella che ci ha introdotto nella esistenza culturale. Anche i peggiori mafiosi sono legatissimi alla mamma e alle posizioni espresse da donne autorevoli.

 

Questo affido totale della “faama” alla donna ha rappresentato anche un limite per le donne, perché per tanti secoli non sono state valorizzate né nel codice analogico né in quello simbolico-razionale, attribuiti specificatamente al maschio, come vedremo tra poco. Il codice analogico-corpo delle donne è stato valorizzato solo strumentalmente, come corpo cosmetico, corpo abbellito a uso del codice bio-organico dei maschi, specie per le emozioni estetiche-sessuali, base dell’accoppiamento. Nel codice simbolico-razionale la donna è stata considerata completamente inadatta rispetto al maschio, in modo da permettere la delega totale al maschio nella produzione culturale e simbolica-valoriale.

Rif. LA DONNA GLOBALE DEL TERZO MILLENNIO Atti della conferenza dell’8-3-17 e del bilancio dell’11-3-17 di M. Loiacono

La derelitta, D. Trentacoste, Firenze

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