Caricarsi di un RISCHIO

Oggi il problema delle coppie qual è? Che non si formano perché manca l’autoreferenzialità, cioè la scelgo e mi prendo tutto il rischio, perché ogni rapporto è un rischio, perché lo faccio a partire da me, perché se stai a sentire gli altri o dici: “mo’ vediamo se certe cose vanno in un modo o in un altro…”, che è anche giusto, però le relazioni forti nascono perché c’è un qualcosa di molto profondo, molto soggettivo che mi dice: “vai avanti!”. Ma questo vale per tutto, anche nel seguire un metodo, perché è chiaro che a questo punto se io sento mio fratello, mio cognato, ognuno, in base alle idee che ha, dice: “ma come! Maria non prende più farmaci da un mese!”, oppure diranno anche cose buone, però se io devo fare un percorso, lo devo fondare essenzialmente su di me, specie quando si tratta di una relazione. Noi oggi purtroppo siamo venuti da una società che quando tu avevi fatto vedere il malleolo destro a una persona, avevi chiuso; oggi fai vedere pure l’utero! Quindi a questo punto non si creano mai delle relazioni. Vi assicuro che pure che vi sposate una donna bellissima, buonissima, santissima, i problemi poi di arrivare al fatto che non mantiene più la relazione, si avranno sempre, ognuno invidia le mogli degli altri. In realtà ti troveresti con problemi diversi, con tempi diversi, perché c’è un momento in cui il rischio di stare insieme lo devi fondare su di te, punto e basta.

Il rischio è anche un limite. Io scegliendo in questo momento la vita laica, sapete cosa buttavo all’aria? L’unica ancora di salvezza della mia vita, le uniche relazioni che avevo forti, reali, cioè buttavo all’aria tutto. Tant’è vero che io quando sono andato all’università, i primi anni andavo ancora dai Comboniani di domenica, perché per me era la famiglia! Lo ribadisco, nella vita il rischio fondato su di me non ce lo toglie nessuno. Se uno non è in grado di prenderselo e di andare avanti, non sceglie, né lavora, né si sposa, fa sempre un po’ di qua un po’ di là. Oggi il problema dei giovani ma anche di molti adulti è la dismaturità, questa è la dismaturità. Uno, è ovvio, prima di mettersi ci deve pensare, deve valutare, però non puoi continuamente stare sempre coi cantieri aperti! C’è un momento in cui devi correre il rischio, devi perdere delle cose, altrimenti non nasce né una professione, né una relazione, una famiglia, non nasce niente. Per es. anche per quanto riguarda questa esperienza del Metodo Alla Salute, è ovvio che mo’ occorrono persone che sufficientemente fanno una scelta. La Fondazione questo è. A meno che io non voglio dare il mio contributo come lo do ai Fatebene Sorelle, ai disabili, ecc., lo do pure qui, ma quello è un altro paio di maniche. Ma chi vuole rappresentare la Fondazione deve caricarsi di un rischio sufficiente; se non se la sente non è importante farlo subito, però i progetti di vita nascono dopo che uno ha accettato un rischio.

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Il primo contratto di una cosa importante ognuno lo deve fare con se stesso. Non è che dice: “io adesso l’ho promesso ai miei genitori, l’ho promesso all’altro”, l’esterno non c’entra; quella che ci mantiene è che io mi assumo il rischio per me e il contratto che io sarò onesto e non mi voglio imbrogliare e ha un senso, lo devo fare con me, non con gli altri, perché ci sono dei momenti in cui le scelte che farò gli altri diranno: “tu non sei coerente”, perché non le capiranno. Come avviene nell’ambito della sensibilità diversa da esprimere.

Il rischio di un orientamento nella vita non ce lo può rassicurare nessuno. Sì, io ho parlato con Banino, poi scrivo al padre spirituale, ma più per chiedergli, volendo fare Psicologia, lui cosa mi consigliava, e lui mi consigliò di fare Medicina e non Filosofia, perché all’epoca Psicologia era una specializzazione post-laurea o di Filosofia o di Medicina. Io la sua lettera la dovrei avere, mi disse: “ti consiglio questo perché diventando medico è più vicino anche alla tua sensibilità, puoi fare del bene alle persone”, perciò mi sono trovato medico, non è che io volevo diventare medico. Io, oltre la filosofia e la religione che conoscevo, volevo conoscere un altro punto di vista sulla vita che era quello della scienza, in questo caso della Psicologia, perché io volevo conoscere: “cazzo, perché non riesco a superare questi problemi?”.

Quindi uno è il rischio. L’altro è che il primo contratto su questo rischio ancora una volta lo devo fare con me. Un domani se mi trovo bene o mi trovo male, io sono l’origine di questo, è quello che mi guiderà quando le cose vanno bene o quando vanno male. Io sono affidabile perché ho fatto un contratto con me, non perché ho fatto il giuramento di Ippocrate o perché dico al Fisco che sono una persona onesta! Sono tutte stupidaggini! Il vero contratto è un contratto di coerenza che faccio con me, su quello vi assicuro che la vita ci aiuta. La coerenza rispetto a queste cose, anche se è difficile, però tutela molto di più di una legge. Almeno per me è stato così. Io non avevo previsto un cacchio di niente, sentivo che questa era una cosa importante che doveva avvenire nella mia vita, quindi ho cercato di assecondare. Vedete come un piccolo seme è diventato un albero, io adesso ritengo di essere un albero, ma il tragitto è stato molto lungo. Ma quello che aiuta un seme a crescere, l’humus è l’accettazione del rischio, e quindi affidarsi alla metastoria; secondo, un contratto onesto con se stessi. Quello poi ti fa capire quando tu, pur lasciando le cose, le stai lasciando perché è meglio, non perché ti stai imbrogliando.

 

Rif. LA BALBUZIE E L’UTOPIA, Sabato di Maria, XVI incontro, di M. Loiacono del 16 maggio 2009

Rischio ma volo, Molveno dicembre 2023

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