TERZA VIRTU’ DEL FEMMINILE DI NUOVA SPECIE: I GLOB-CETTORI

C’è il fatto che questa mia posizione è fondata su una concreta possibilità: che possa nascere e diffondersi anche la “terza virtù” della nuova specie, quella fondamentale, l’unica in grado di neutralizzare il terzo vizio capitale della specie uomo e di alimentare anche le altre due virtù che ho illustrato in precedenza.

Seguitemi perché potrei non illustrarvela con sufficiente chiarezza. Se ricordate, il terzo vizio capitale della specie uomo è la “virtualità”, la tendenza che ha Flatlandia a trinciare e appiattire l’albero della vita e i suoi fenomeni vivi per poterli adattare ai propri recettori, simili a frammenti monocoli prismatici che spezzettano ogni intero e ne proiettano una visione frantumata e in grigio chiaroscuro. Ricordate anche che Flatlandia trasmette le sensazioni recepite attraverso le sue uniformi strade neuro-elettrochimiche per trasformarle in rappresentazioni bidimensionali. Ricordare che Flatlandia ha necessità di trasformare queste rappresentazioni in concetti, renderle Universali simbolici-astratti e, a partire da questi ingredienti, costruire delle I.De.A. e poi tornare all’albero della vita con un proprio sistema pieno di opposti, di parzialità e di dipendenze oppositive, simbiotiche, parassite. In questo modo l’albero della conoscenza diventa anche albero della vita imponendo ai vari fenomeni vivi specifici e concreti la propria “virtualità”, o genericità-contingenza, e generando sempre più una quota di disagio nella vita stessa e nei suoi diversi fenomeni vivi.

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Qual è dunque la terza virtù di nuova specie da far nascere e far diventare dominante a livello diffuso? Sono i “glob-cettori”. Continuo a vedere facce interrogative nell’ascoltare questo neologismo. Spero di darvi elementi utili per farvelo piacere e apprezzare. Cosa intendo per “glob-cettore”?  Innanzitutto, si capisce che si tratta di una parolina composta da “glob” che sta per “globale” e “cettore” che sta per “recettore”. Già conoscete paroline simili, ad esempio “tele-cettore” che sta a indicare i recettori a “distanza” (“tele”), cioè la vista e l’udito, i due recettori che ci portano sensazioni dall’albero della vita e dai fenomeni vivi senza necessità che questi ci tocchino, ci pungano, ci riscaldino o ci raffreddino, ci stimolino gusto e odorato con le loro particelle chimiche, come avviene per gli altri tipi di recettori a essi preesistenti. Nel viaggio della vita i telecettori hanno rappresentato una grande conquista, perché sentendo e vedendo a distanza si ha immediatamente una percezione globale di una serie di elementi e si può evitare di toccare-essere punti-riscaldati o raffreddati-stimolati nel gusto e odorato da fenomeni vivi che ci potrebbero nuocere e intendiamo evitare; così come sentendo e vedendo a distanza si può decidere di cambiare direzione e avvicinarci a fenomeni vivi dai quali desideriamo o abbiamo deciso di farci toccare-essere punti-riscaldati o raffreddati-stimolati nel gusto e odorato.

Abbiamo già detto che, a modo suo, anche il pensiero è un glob-cettore perché riesce a sentire-vedere-toccare-gustare-odorare-provar dolore-riscaldarsi o raffreddarsi per realtà che ancora non si possono cogliere con i recettori tradizionali, compresi i telecettori. Se vi ricordate è proprio questo il merito di Flatlandia e della sua conoscenza universale astratta. Anzi, sapete che specie in questo secolo, Flatlandia non possedendo recettori adeguati sta cercando di conoscere l’albero della vita, il cosiddetto “big bang” dell’universo e la sua antica e recente espansione, proprio attraverso gli universali più astratti della sua produzione bidimensionale, vale a dire le formule matematiche. Ma pare che siano percezioni sempre più deliranti che non portano a molto; è come un dissociato che vuole comprendere la rispondenza a verità del suo delirio, dando valore assoluto e servendosi solo delle sue stesse produzioni deliranti e riferendole a entità che lui stesso ha creato e fanno parte autorevolmente del suo mondo diviso e fuori della vita.

Vi prego a questo punto di sospendere ancora un po’ le vostre perplessità e interrogativi. Anzi ve ne anticipo uno che molto probabilmente già avete pensato dentro di voi mentre parlavo. Vi sarete chiesti: come è possibile che nascano nuovi recettori e come è possibile che nasca un globcettore più potente del pensiero che già ha manifestato, specie nel ventesimo secolo, di quali imprese è capace e di quale divinità è figlio? Vi rispondo semplicemente con quanto è già successo nella storia della vita.

Non penso che la talpa possa riuscire a concepire che esista o sia possibile la vista; anzi non si pone nemmeno il problema. Eppure la vista c’è e a noi ci viene da ridere del suo modo imperfetto, tortuoso e lungo per potersi ricostruire una piccolissima particina di ciò che l’occhio al semplice sollevarci della palpebra ci rivela in maniera istantanea, precisa, tridimensionale, articolata nella sua complessità e strutturazione dinamica.

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Se non volete fermarvi a queste difese-resistenze da talpa, vi invito a ipotizzare anche voi un possibile punto di partenza e sentirvi come l’australopiteco, la prima “scimmia” (“piteco” rinvenuto nell’emisfero “australe”, specie in Africa meridionale) che credette nella fantascienza spettacolare di quell’antenato strano e si convinse che era tempo di una nuova specie e che questa specie dovesse avere proprio quelle caratteristiche che, al resto dei primati, erano sembrate fantascientifiche e un po’ ridicole.

Sapete, infatti, cosa fece l’australopiteco? Cominciò a cambiare la propria vista, intervenne sulla propria cavità orbitaria e si industriò per rimodellarla e creare le premesse per il nuovo “globcettore umano”, il pensiero. È quello che anch’io intendo proporre con questa terza virtù. Intendo dire che prima di tutto dobbiamo far tramontare il nostro narcisismo di specie: veramente, l’idea di “tramonto” è già contenuta nella parola “Occidente”, proprio nella etnia della specie uomo che ha più sviluppato il pensiero logico-formale e l’epistemologia scientifica che ci ha portati al dominio incontrastato del pianeta e al disagio diffuso. Deve comunque tramontare l’occidente, che è insito nella struttura di Flatlandia, e far sorgere il sole dell’intero albero della vita.

Per attuare questa terza virtù, bisogna innanzitutto far nascere un recettore del globale, un recettore che per conoscere non abbia bisogno di frantumare l’intero, non appiattisca e bidimensionalizzi ciò che in sé è globale e multidimensionale e che mai percepiremo viso a viso se prima non rinunceremo ai vecchi recettori e non sospenderemo la loro delirante invadenza.

Inizialmente, dovremo procedere come una talpa che ha saputo che la vista è possibile e intende intervenire sulla propria membrana catarattosa per trasformarla in cornea ottica. Gradualmente, bisogna approdare a un glob-cettore che deve poter funzionare in tempo reale, innamorarsi e desiderare ardentemente i fenomeni vivi, saperne cogliere contemporaneamente la storia pregressa, la specificità, le potenzialità ancora senza consistenza e invisibili ai recettori tradizionali; deve saper dare consistenza globale a quelle rappresentazioni che giungono a Flatlandia completamente artefatte-modificate-denaturate. Questo globcettore deve poter cogliere anche le caratteristiche di un fenomeno vivo percepibili solo con l’intuizione globale e recettorialità paranormale, che non rientrano nell’iter burocratico della conoscenza virtuale di Flatlandia; deve saper cogliere le prospettive che stanno accadendo ieri e domani, percepire l’attimo fuggente che condensa in sé l’infinita quantità di un buco nero.

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Questa evoluzione iniziale dovrà poi saper trasformare il proprio albero della conoscenza, la bidimensionalità, la frantumazione simbolica, l’astrazione logico-formale, la elaborazione-interpretazione delirante allucinatoria che regnano a Flatlandia. Dovrà contemporaneamente adeguare il sistema a questo nuovo albero della conoscenza e produrre culture che si innamorino della vita stessa, convolino a nozze con l’albero della vita per custodirlo, coltivarlo, permettergli di espandersi in nuove e inedite traiettorie.

Dovrei introdurre a questo punto tutto il discorso del “codice”, un argomento vitale per concretizzare queste prospettive. Infatti il baluardo di Flatlandia, che ne difende ancora l’incontrastato dominio, è proprio il “codice verbale”. Nel corso di dinamiche di gruppo parliamo di questo vitale aspetto, perché il codice verbale è alla base di tutte e tre le epistemologie psicotiche che sono state gli uteri da cui sono uscite fuori tutte le I.De.A. della storia dell’uomo e dalle quali ultimamente sono stati sfornati i mostri e le bestie che dominano nel mondo-villaggio. Forse vi state chiedendo se è possibile superare il codice verbale, pietra miliare della specie uomo e suo fedelissimo servitore. Sono convinto di sì. E convinzione, infatti, dell’Associazione Nuova Specie che sia giunto ormai il tempo di abbandonare il codice verbale, anche se finora ha sostenuto con sufficiente efficacia il pensiero, la comunicazione e la cultura della nostra specie. La babilonia imperante nelle molteplici discipline di conoscenza e la notevole complessità evidenziatasi nel “mondo-villaggio”, hanno reso ormai improcrastinabile la sostituzione di questo vecchio servitore. Personalmente ho già maturato una proposta di nuovo codice, il Quadrimensionalismo che è alla base delle varie metodologie e progettualità dell’Associazione Nuova Specie. Capite che, trattandosi di un argomento nuovo e complesso, non ha senso parlarne in questo corso, né vi sarebbero il tempo e le condizioni necessarie.

Tornando, comunque, all’argomento del nuovo gobcettore, mi potreste dire che il tempo necessario per simili fantascientifiche operazioni è smisurato e la nostra esistenza non è che un piccolo morso di pulce. Non dite niente di nuovo perché per arrivare all’uomo (una specie che è presente nell’albero della vita solo da un minuto) ci sono voluti ben cinquecentoventicinquemilacinquecentonovantanove minuti di viaggio che le altre specie di vita hanno percorso, ognuna facendo la propria corsa e passando il testimone a conclusione della propria frazione di percorso evolutivo. Sono convinto che questa volta dovrebbe andare un po’ meglio e un po’ più velocemente, specie se realizzeremo la quarta ed ultima virtù della nuova specie.

 

Rif. Verso una Nuova Specie, 2000 di Mariano Loiacono. Per ulteriori approfondimenti e leggere il testo completo potete scaricare gratuitamente una copia al seguente link: https://www.fondazionenuovaspecie.org/pubblicazioni

Nuovi sentieri, Fiume Savio (FC), maggio 2022

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