QUARTA VIRTÙ DEL FEMMINILE DI NUOVA SPECIE: L’UTERO Ψ

Già nel 1984 esplicitai con chiarezza questa ipotesi, dopo aver affermato che, secondo me, era tempo di un nuovo essere (o nuova specie).

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E’ tempo allora di IPOTESI!… …Immaginiamo che un padre dica: voglio che nasca un essere fatto a mia somiglianza… che abbia le mani e gli occhi come me… che sappia parlare con la mia voce e resistere con la mia stessa tenacia. Immaginiamo ancora che un simile padre si possa privare di una cellula del suo corpo e a partire da quella voglia pilotare il processo e far nascere un figlio! …Certamente ci immaginiamo pure come andrebbe a finire. Infatti tra la vita di una cellula e la vita di un essere umano c’è una distanza abissale, un intervallo incommensurabile di tappe… un insieme di organismi e complessità che a partire dalla cellula vennero all’esistenza prima di giungere all’uomo. E per fare anche un piccolo passo in questo cammino, la cellula ci mise milioni di anni di storia evolutiva, approfittando di contesti energetici ormai non più ripetibili. E quanti contesti speciali e quanti milioni di anni ci vollero ancora per partorire il primo vegetale… il primo organismo animale… il primo invertebrato… il primo rettile… il primo pesce d’acqua; il primo mammifero… il primo ominide…! Potrebbe mai questo padre ripetere l’intero processo coi pochi ingredienti che possiede… con le poche Reazioni a lui eventualmente possibili… col tempo che ha? …Dobbiamo proprio immaginare che per il desiderio di quel padre non ci potrà mai essere realtà e come unica soluzione possibile dovrebbe rinunciare alla propria Utopia!… …O almeno vi dovrebbe categoricamente rinunciare se non ci fosse un piccolo e dimenticato organo… quell’insignificante “utero” della donna che serba memorizzate tutte quelle tappe e nel breve arco di nove mesi, a partire dalla cellula fecondata, sa concentrare e trasmettere proprio tutti quei processi evolutivi che storicamente durarono tanti miliardi di anni;… ed é l’unico a saperli trasmettere con la stessa sequenzialità e intensità che ebbero realmente nel loro apparire, durante la storia evolutiva. …Flash… …E non può essere proprio questa la condizione che dobbiamo ipotizzare anche per il processo da noi previsto?… In altre parole, per partorire l’essere nuovo e senza precedenti nella storia dell’evoluzione, ci vuole, un “Utero”!… Anzi, se permettete, a me pare che qui ci voglia un “UTERO Ψ “. E a proposito di “Utero Ψ”, se a qualcuno che mi avrà seguito fin qua gli pare come a me e vorrà tuffarsi anche lui in questa Utopia, ci potremo chiarire tale ipotesi in una prossima pubblicazione… se mai questa avrà esito. …E allora con gli “U. Ψ” a risentirci… eventualmente!»

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Innanzitutto, intendo precisarvi che l’Utero Ψ è una prospettiva a medio e lungo termine, che porterà a superare la grande confusione oggi vigente nella specie uomo tra eventi di vita ordinaria e gestazione degli individui in età evolutiva. Abbiamo già visto quali aborti oggi generi e come non siano più sostenibili le agenzie uterine a cielo aperto. L’Utero Ψ, una volta impiantato saldamente nell’esodo di vita, sarà in grado di assicurare queste funzioni: far superare la grossolanità, la dispendiosità e pericolosità delle gravidanze a cielo aperto; trasmettere tutte le competenze richieste da “ciò che è” la vita e dalle tappe dell’esodo già percorse e da comprendere nella propria ontogenesi; far partorire direttamente individui di nuova specie adulti, autonomi, adeguati alla complessità richiesta dalla vita oggi e dalle altre variazioni che in seguito si evidenzieranno; portare a termine l’intera gestazione in “nove mesi”.

Mi chiederete cosa è possibile fare da subito. Eccovi accontentati. Per intanto è urgente avviare contesti uterini che accolgano in maniera devota le persone che manifestano il disagio diffuso in una delle sue multiformi espressioni e li rimettano in viaggio per recuperare il loro specifico intero ed evolvere verso inedite competenze di nuova specie. Inoltre, mentre si cerca di fare questo primo e fondamentale lavoro, bisogna pensare di individuare quali sono i me.me. già prodotti dai vari laboratori etnici e preservarne la conservazione e trasmissione viva. Bisogna inoltre ipotizzare quale debba essere il codice memico della nuova specie e come trasformarlo in zigote che sia capace di fare una gravidanza di nuova specie.

Per queste tre operatività è necessario che sia pregiudizialmente definito e individuato un nuovo codice che sia globale e contemporaneamente teoria-prassi. Progressivamente, mentre procedono queste soluzioni e premesse, mettere a punto la modalità uterina di nuova specie con la quale portare avanti la gestazione di “nove mesi” in cui trasmettere tutto il cuore del viaggio della vita, compresa la tappa umana, per partorire un individuo di nuova specie che sia globale e funzioni come un intero teoria-prassi in grado di dialogare e interagire con tutto l’esodo di vita e sappia affrontare inedite prospettive. Esplicitare più concretamente questo processo potete farlo pure voi, anche se rimane sempre il fatto che un asutralopiteco non potrà mai completamente immaginare l’utopia umana che sta inconsapevolmente perseguendo. La strada si fa con l’andare. Questo vale anche per la nostra specie.

Vorrei solo fornire qualche elemento rassicurante a chi fa difficoltà a immaginare come concretamente si formerà questo “utero”. Anche per i mammiferi fu così quando con loro nacque l’utero. Infatti per i mammiferi l’utero fu una necessità, perché erano diventati organismi troppo complessi per potersi riprodurre a cielo aperto come tutte le altre specie pre-esistenti (rettili, uccelli, ecc.). Quindi, la prima garanzia è che il miracolo dell’utero già c’è e la vita lo ha messo a punto prima che noi venissimo al mondo come specie; anzi, è proprio perché già esisteva l’utero che la nostra specie ha potuto nascere e in appena nove mesi riesce a far fare quel meraviglioso viaggio di quattro miliardi e mezzo di anni di storia e a catapultare propri simili tra gli umani. Se già è stato possibile per altre tappe della vita, non vedo perché dovrebbe sembrarvi strana questa mia convinzione.

Come avete capito, sono un intellettuale contadino e mi butto solo dove la vita ha già dimostrato che sono cose possibili e generabili. Questo è, in ogni caso, quanto avrei dovuto dirvi in maniera sintetica sulle quattro virtù che potranno dare forza e vigore alla vita e farla uscire dal disagio diffuso. Se proprio siete rimasti curiosi da quanto succintamente vi ho riferito, potrete successivamente approfondire questa teoria-prassi addentrandovi personalmente nelle metodologie e prospettive dell’Associazione Nuova Specie e soprattutto nel Quadrimensionalismo.

 

Rif. Verso una Nuova Specie, 2000 di M. Loiacono. Se volete leggere il testo completo potete scaricare gratuitamente la pubblicazione sul sito https://www.fondazionenuovaspecie.org/pubblicazioni

L’Albero UTERO, Peglio (PU), maggio 2022

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