LE CADUTE DEI NARCISISMI

È possibile, e conviene, rinunciare al nostro narcisismo di ex regnanti-dominatori dell’albero della vita e venire a patto col nuovo che ci sta rivoluzionando. Purtroppo il narcisismo è una brutta gatta da pelare e resiste a testa bassa davanti a ogni evidenza della vita e della realtà. Infatti, specie negli ultimi secoli, l’uomo ha già dovuto subire il crollo di antichi e fondamentali narcisismi e la sua prima reazione non è stata molto dignitosa.

Un narcisismo fondamentale, crollato appena qualche secolo, è stato quello “cosmologico”, che ha imposto all’uomo l’abbandono del sistema tolemaico; un sistema molto gradito alla “virilità” dell’uomo, anche se costruito sulle apparenze. Tolomeo al centro del nostro sistema metteva il dio sole “uomo” e non l’astro infuocato; questi, al pari dei pianeti e lune, era costretto a ruotare intorno al centro di gravità rappresentato dalla terra, il palazzo reale del dominatore dell’universo, dell’uomo figlio del creatore stesso. Vi ricordate certamente che fine fece Galileo quando osò infrangere questo etereo narcisismo su cui si basava tutta una organizzazione virtuale della conoscenza e della vita.

Un altro narcisismo crollato, ancora difficile da digerire, è stato quello “evoluzionistico”. Darwin ha infranto la cronologia fiabesca della nostra venuta al mondo. Ci ha sbattuto in faccia che non sono passati solo cinque giorni, prima di essere venuti fuori dal dito del creatore. Siamo venuti alla luce solo l’ultimo minuto di un anno solare, dopo trecento sessantaquattro giorni, ventitré ore e cinquantanove minuti durante i quali hanno vissuto nell’essere altre creature più antiche di noi: “il firmamento, la luce del giorno e la tenebra della notte, le acque che sono sotto il cielo accumulate negli oceani e nei fiumi, le verdure e le graminacee che fanno semenza secondo la propria specie, alberi che portano frutto contenente il proprio seme, i due luminari del cielo e le stelle per illuminare la terra, i grandi cetacei e tutti gli esseri viventi guizzanti di cui brulicano le acque, tutti i volatili alati, bestiame, rettili e fiere della terra”.

Con l’ipotesi di Darwin, però, crollava anche un’altra prerogativa umana, la “esclusività di genesi”. Infatti, per rappresentare l’ultimo piano del viaggio della vita, l’uomo ha dovuto attraversare e comprendere il cuore degli altri piani e si è costruito proprio grazie a tutte le specie che prima di lui già erano nell’essere, compresi i primati, l’ultima specie vivente a consegnargli il testimone dell’evoluzione. Lo specchio dell’acqua rimandava a Narciso un volto sporcato di mandibole scimmiesche, cranio piccolo e sfuggente, narici senza cartilagine e senza setto nasale, sopracciglia confuse con la peluria del volto, padiglioni auricolari senza grazia. Veniva infranta la necessità, che ha sempre avuto l’uomo, di essere capo unico senza parentela con le specie di rango inferiore.

Un antico narcisismo ce lo ha fatto recentemente crollare proprio l’economia capitalistica: il “narcisismo di classe” che collocava gli individui in solchi di diverso rango e qualità umana a secondo della discendenza divina-regale-nobile-aristocratica o terrena-plebea-morta di fame. Narcisismo manifestato e tutelato in rituali ecclesiastici e civili, oltre che dal colore del sangue (i nobili erano capaci di sopravvivere anche col “sangue blu”, notoriamente cianotico perché povero di ossigeno). Il valore aggiunto di scambio borghese ha fatto piazza pulita di queste classi blasonate a vita eterna e ha rimesso in gioco perfino i morti di fame che possono sognare, alla pari di tutti, di poter divenire massimi azionisti o proprietari di imperi finanziari planetari.

Un altro narcisismo è crollato proprio all’inizio del ventesimo secolo: il “narcisismo della razionalità”. Freud ha capovolto la proporzione all’interno dell’iceberg umano, assegnando appena un quinto alla parte emergente e razionale dell’uomo e tutto il resto all’inconsapevole, all’irrazionale, al condensabile confuso, al vissuto più che al tempo cronologico, alla qualità esperienziale emotiva. L’illuminata ragione, inoltre, è diventata solamente la sottile crosticina terrestre, che si basa ed è stata generata proprio dal fuoco magmatico e informe che sta al centro della geosfera umana e che periodicamente la invade e la sconvolge con eruzioni di fuoco e con terremoti di faglie sismiche.

Un altro fondamentale narcisismo è crollato e sta crollando solo da qualche decennio, quello “maschile”, che decretava soprattutto oneri alle donne e soprattutto onori al maschio, il quale aveva la prerogativa di fissare e controllare la conoscenza simbolica della vita, la forma culturale, l’organizzazione sistemica, la regolamentazione della convivenza, le istituzioni dominanti, il cambiamento possibile e le modalità di programmarlo e governarlo. Grazie soprattutto alla recente consapevolezza e conflittualità generata dalle donne stesse, anche il fallo si è rivelato di cartapesta; nella piena durezza che esso rappresenta sono emerse vistose falle che ne hanno incrinato la inorgogliente criniera e le altezze prorompenti su cui svettava. Siamo transitati nella convivenza paritaria col femmineo, col vuoto, col cavo, col vaginale, con l’utero, con la gravidanza, con la nascita, con la devozione che alimenta e fa crescere.

Come dicevo, rimane in piedi ancora un importante e vincolante narcisismo, quello di “specie”. È un narcisismo che ancora ci sostiene e ci assicura in questo viaggio smarrito tra pianeti, stelle, quasar e buchi neri disseminati nella via Lattea e nelle nubi di Magellano. È un narcisismo però che ha il tempo contato, perché già il pilastro centrale sta scricchiolando e sta lanciando l’ultimo monito prima del tonfo finaleDirete voi: veramente la vita ci vuole trascendere e si sta preparando a creare nuovi primogeniti? Se è così, allora non siamo più capo unico dell’Universo? Non siamo più il fine ultimo, l’omega della creazione? Il restante viaggio della vita, allora, non è solo il tempo di attesa in cui l’astronave ci sta portando negli eventi escatologici per un finale giudizio? Ma, se è così, chi può reggere alla cocente delusione e allo smarrimento per aver perso l’Itaca verso la quale viaggiare? Se già vi sono stati tanti dolorosi crolli, come affrontare ora la caduta dell’ultimo narcisismo, quello di “specie”? Chi potrà mai risollevarsi e rimettersi in viaggio per servire oggi la vita, che non sa più che farsene di noi? Chi saprà aspettare che la gestazione giunga a termine e partorisca la nuova creatura? La risposta mi è facile: “ci penserà il femminile di nuova specie”.

 

Rif. Verso una Nuova Specie, 2000 di M. Loiacono. Pubblicazione scaricabile gratuitamente dal sito https://www.fondazionenuovaspecie.org/pubblicazioni

Narciso (Caravaggio), Galleria Nazionale d’Arte Antica – Palazzo Barberini, Roma

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