La conversione- catastrofe 26-12-95

Catastrofe non è una brutta parola. Catastrofe in greco significa rivolgersi sotto sopra, un qualcosa che ancora una volta ci ricorda la conversione. Un capovolgimento, però, che deve essere simile a ciò che gli antichi babilonesi avevano intravisto nella “ziguratt”. Se permettete, spendo due parole per dirvi cos’è la ziguratt, altrimenti introduco cose che vi sembrano strane, mentre in realtà parlano della vita e delle sue leggi. Ogni popolo attraverso la sua cultura ha parlato della vita e delle sue leggi, così come le riusciva a cogliere nella propria esperienza viva. La ziguratt era una alta torre che stava vicino a dei templi babilo¬nesi, co¬struiti in devozione per il dio Mardoch, il dio della primavera, il dio che permetteva di fare una catastrofe, un rivolgimento e dall’inverno produrre la primavera. La ziguratt era simbolicamente conside¬rata ciò che fon¬dava il rapporto tra cielo e terra, tra finito e infinito, tra caverna, potremmo dire, e ciò che é visibile, che diventa relazionale. Il bello di questa torre é che funzionava come una torre clessidra, po¬tremmo dire: una torre che può capovolgersi, può girarsi in modo che nel rivolgersi innalza la base e inabissa la cima, la terra diventava cielo, e il cielo diventava terra; solo così il ciclo della vita continua¬mente si rigenerava… Quindi ogni conversione presuppone una ziguratt. Ma una ziggurat significa che chi ormai si sente terra, deve prendere in sé il cielo e viceversa. Ma questa è una cosa che fa star male, quando la si vuole realizzare; la ziguratt a clessidra, qualcosa che continuamente si inverte, non è una cosa inizialmente piacevole; in realtà un capovolgimento prevede sempre l’aggiunta di una sofferenza.
Con Comboni oggi in Egitto, 26-12-‘95 

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