I limiti strutturali degli AUPP (Animali Umanoidi Pensanti Pianetino): La logica degli opposti, primo vizio capitale.  

Nel disagio giovanile, il primo vizio capitale di questa testa umana è venuto fuori con la generazione dei giovani bisnonni, quelli della contestazione. Se vi ricordate, in quel periodo si crearono due opposti. Da una parte c’erano gli adulti, tutti affaccendati nei “boom” resi possibili dalla economia capitalistica e diffusi sempre più a livello mondiale; quei “boom” erano considerati “bene, realtà familiare, positivo, vita”. Dall’altro c’erano i giovani impegnati a difendere e sostenere tutte le altre identità, considerate opposte dall’identità dominante e da questa cestinate come se fossero “male, nemici, negativo, non vita”.

A sua volta, l’opposto rappresentato dai giovani si organizzò per ritenere come unico “bene, realtà familiare, positivo, vita” le identità cestinate e considerare come “male, nemico, negativo, non vita” gli adulti e l’economia del capitale. La opposizione, infatti, era simmetrica e speculare. Al di là, comunque, dei contenuti storici che si intendono individuare, qual è il primo vizio capitale della specie uomo, emerso anche in quella contingenza? Secondo me è proprio la logica degli opposti che costituisce intimamente il modo con cui la specie uomo percepisce-interpreta-conosce la vita, organizza la propria esistenza e decide-organizza anche le altre esistenze e tappe storiche della vita. In altre parole è coessenziale alla nostra struttura di specie spaccare un intero vivo in due parti opposti, alternative l’una all’altra.

Ogni opposto a sua volta è suddivisibile in una litania di opposti, ognuno dei quali è specifico e suscettibile di ulteriore frantumazione o polverizzazione. La clonazione degli opposti è un pozzo senza fondo che riesce a trasformare ogni intero in una montagna di particelle oppositive in continua proliferazione come una reazione a catena. La conseguenza di questa operazione artificiale è davvero di enorme portata per la esistenza pratica della nostra specie.

Per valutarla sufficientemente basterebbe pensare al fatto che un “intero vivo” è un globale simile più a un oceano che a una pozza d’acqua. Si tratta di un unico tessuto, in cui ordito e trama si intrecciano in “nodi” multidimensionali; si tratta di un globale “non diviso e indivisibile”. Non è, dunque, un mosaico di parti distinte e autonome, liberamente sostituibili, né una loro somma o incollamento artificiale. Ne viene di conseguenza che la sua interezza-integrità non può essere conosciuta per singole parti, perché: parti ci appariranno immediatamente visibili, parti si riveleranno illusorie, parti si manifesteranno velate, parti rimarranno ancora invisibili. Una conoscenza per “parti” è possibile solo se prima frantumeremo artificialmente quell’intero-tutto e lo renderemo “non vivo”, cioè non più intero-tutto. Però, una conoscenza per “parti”, approfondita e sofisticata che sia, non ci rivelerà mai pienamente la realtà specifica di quell’intero-tutto, e la rappresentazione che ne ricaveremo non coinciderà mai interamente con l’oceano che ci sta davanti.

….

Se la specie uomo non sa sfuggire a questa logica della spaccatura-scissione-schizofrenia di un intero vivo in opposti, allora quali dinamiche è possibile instaurare tra le due metà, una volta che non è più possibile una dinamica intera, e quali conseguenze ne nascono per la vita stessa e per il suo viaggio? La prima dinamica possibile, quella preferita e ricercata in prima istanza, è: dominare e assoggettare-includere la controparte oppure annullarla-eliminarla-distruggerla.

….

Un’altra dinamica che si può instaurare, dopo la spaccatura-scissione-schizofrenia dell’intero vivo in parti opposti, è proprio la ricomposizione logica, così cara al pensiero greco-occidentale e alla base del fulgore razionale con cui l’Occidente vuole illuminare l’intero pianeta e regolamentarlo. Seguitemi con attenzione perché con le cose che dirò so di scomodare un caposaldo della vostra formazione. Che significa “ricomposizione logica”. Significa che, non essendo possibile la piena omologazione dell’opposto o una sua immediata distruzione-eliminazione, la ricomposizione dell’intero vivo si affida ad una modalità più indiretta e più lenta, ricorre al “pensiero logico-razionale”: tre paroline che nascondono un vizietto significativo. “Pensiero” viene da “pensare” che significa “pesare, ponderare, valutare con la bilancia”. “Razionale” (“ragione”), dal latino “ratus”, significa “calcolato, contato, misurato”. “Logico” da “lego” significa “raccogliere” le varie parti in un insieme. In pratica, il “pensiero logico-razionale” prende le varie parti venute fuori artificialmente dalla spaccatura-scissione-schizofrenia dell’intero vivo e le pesa-misura-quantifica-conta-valuta con la bilancia per metterle a confronto ed evidenziarne le differenze numeriche, quantitative e di peso. Questo confronto-differenza serve a sancire: quale sia la parte meno quantitativa-pesante-numerica e quella più quantitativa-pesante-numerica; quale delle due sia da considerare “bene, realtà familiare, positivo, vita” e quale “male, nemici, negativo, non vita”.

Questa pesatura e misurazione viene fatta attraverso un procedimento logico che si avvale del principio di identità e di non contraddizione: l’unico percorso razionale che può decidere in definitiva quale sia la parte vera che riesce a raccogliere al suo interno più quantità di realtà senza contraddirsi, e quale sia quella falsa perché ne riesce a raccogliere di meno ed è facilmente contraddicibile. Da questo match logico-razionale tra i due contendenti sbuca fuori ciò che per il pensiero logico-razionale è il vero assoluto, l’universale: cioè (uni-versale da unus-vertere) ciò che è capace di ridurre le parti a uno, di girare il molteplice in unità, di assicurare una conoscenza univoca, certa, valida sempre e in tutti i contesti, in grado di smascherare-controllare-regolamentare tutti gli opposti falsi e contraddicentesi. Potreste pensare che sto facendo “filosofia”, nel senso dispregiativo con cui molti purtroppo usano questo termine. Ma la ricomposizione logico-razionale non finisce qua.

Una volta generato, l’universale fa gemmare un’altra importante creatura per la specie uomo: l’istituzione che incarna e traduce in prassi quella ricomposizione teorica, quella verità appartenente all’opposto che ha mostrato più peso ed estensione numerica. Infatti, l’universale prodotto dal pensiero logico-razionale diventa la nuova pietra miliare, il fondamento su cui costruire l’intero edificio di vita sociale, le istituzioni ufficiali che esprimono e tutelano la vita nei vari ruoli e funzioni.

Ed è per questo che, a giustificazione e tutela delle istituzioni e rappresentanti gerarchici fondati su quell’Universale, la specie uomo tende a creare i sacerdoti e i santuari degli “ipse dixit”. In altre parole il “sacerdote”, come dice la “mater” della parola, è vissuto come chi “forma e dà il sacro”, come chi forma e dà ciò a cui bisogna “aderire, attaccarsi, avvincere” (significato di “sacro”: dalla radice “sak”), se si vuole stare nella vita prodotta dal pensiero logico-razionale. Le “verità” che costui proferisce e predica diventano un riferimento autorevole, che non può essere invalidato o messo da parte dai non addetti ai lavori. Davanti ad ogni titubanza-difficoltà, per dirimere ogni controversia, basta ricordare che “Lui lo ha detto” (“Ipse dixit”). Lui è il depositario di una parola “sacra”, alla quale – per stare nella vita – bisogna solo aderire, affidarsi ciecamente, attaccarsi, essere avvinti.

….

È per questo che falsificare un Universale errato diventa oltremodo difficile, nonostante manifesti chiari segni di contraddizione e generi estesa sofferenza. Ogni Universale, infatti, tende a trasformarsi in “I.De.A.” vale a dire una “Interpretazione Delirante Allucinatoria” della realtà viva e dell’intero, che difficilmente si può cambiare. Un Universale, in altre parole, è anche una condizione “psicotica”: è un centro unico di gravità che attrae a sé e riesce a includere tutto il resto nella parte che rappresenta e che l’ha generato. Una condizione psicotica, infatti, è anche una condizione di difficoltà-impossibilità a prendere coscienza della propria situazione parziale, perché ogni nuovo esterno critico o opposto viene inglobato in ciò che già è quell’Universale; oppure gli viene proiettato la qualifica di “extra”, di persecutore malvagio, e di conseguenza viene attaccato strenuamente, perseguitato, inattivato e recluso.

….

Il vincitore o maggioritario, in questo caso gli adulti dell’economia capitalistica, tende a delirare e, come il re Mida, è portato a trasformare tutto quello che tocca nel proprio oro: vale a dire che costruisce una rete delirante sempre più totale e sofisticata in modo da poter inglobare tutto l’esistente nel proprio Universale. Il massimo di approdo, in questo caso, è stata appunto l’economia finanziaria, che rappresenta il massimo di astrazione del valore aggiunto di scambio, l’Universale del capitale. Forse il processo di astrazione dell’economia capitalistica ancora non è finito, forse c’è ancora molta strada delirante che questo contendente vincitore intende farci percorrere: come testimoniano gli psicotici-dissociati, il delirio non ha mai un fondo e può inglobare ogni realtà vivente e inanimata, ogni rappresentazione, ogni produzione simbolica. Il perdente o minoritario tende a delirare mediante esperienze virtuali, quali ad esempio le sostanze psicoattive o psicotrope.

….

Data l’imparità delle forze in campo, la parte perdente tende ad allearsi in congrega con altre parti minoritarie che si riconoscono in un comune nemico. Alleanze spesso senza collante duraturo che finiscono solo per dare ancora più risalto di numeri e di definitività alla sconfitta finale dei perdenti e alla vittoria in campo del vincitore.

….

Il danno c’è anche da parte del vincitore perché non coglie il messaggio rivelatore, elaborato dallo sconfitto, e perde un’occasione importante per comprendere alcune dinamiche in atto al suo interno e modificare in positivo la propria parte per recuperare nuovamente l’intero vivo. C’è comunque un’altra persecuzione per il vincitore: i fantasmi degli sconfitti continueranno col tempo a ripresentarsi ossessivamente; ciò che si pensava di aver buttato dalla porta rientra prepotentemente dalla finestra (ad es., l’attuale disagio diffuso giovanile e adulto) e impone di venir considerato e compreso in una nuova identità e prospettiva, pena la lenta implosione dello stesso vincitore. Dall’altra parte gli sconfitti, ridotti in cenere e umiliati, non scompaiono mai definitivamente dal palcoscenico degli eventi vivi. Sotto la cenere si può covare un residuo di brace, pronta ad attizzarsi nuovamente e a continuare a bruciare in altre versioni di fuoco.

Rif. Verso una Nuova Specie, 2000 di M. Loiacono. Per leggere il pezzo completo potete scaricare gratuitamente la pubblicazione dal sito https://www.fondazionenuovaspecie.org/pubblicazioni

Bianco e nero, Museo Internazionale della Ceramica Faenza, marzo 2024.

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

FACEBOOK

5x1000-Fondazione Nuova Specie