ESSERE A SERVIZIO DELLA VITA

Qual è un momento in cui uno comincia uscire fuori dall’embriogenesi? L’embriogenesi vedetela come la fase in cui noi dipendiamo strettamente da ciò che già c’è e da ciò che ci trasmettono gli altri. Anche in un metodo, dipendo molto da quella persona, da quello che dice lui.

Quando uno va nella fetogenesi? Quando innanzitutto fa venir fuori anche altri aspetti suoi, anche altre esigenze, le affronta e le risolve, perché se no si chiude dentro. Un altro aspetto è quando comincia a fare teoria lui su quelle cose, direttamente, andando alle fonti. Per esempio, lui ha detto questa cosa, ma io vado a leggere altre cose, per questo argomento trovo io, mi faccio una mia idea, anche aggiungendo del mio, quello è un inizio, è un segnale che si sta passando dall’embriogenesi alla fetogenesi. Se voi state solo a leggere o a riprendere o a ripetere le cose che avete letto, siete ancora nell’embriogenesi. Questo vale per tutti.

Quindi se un domani uno riesce, dalle cose che ha avuto trasmesso, a ritornarci in maniera personale, a rielaborarle e dire cose sue, quello è un momento positivo, anche se dice stronzate per l’altro, perché poi ognuno ci tiene alle cose sue. Ma il fatto che io le rielaboro in maniera personale, scegliendo io da dove partire, cosa dire, quello è un momento buono, anche se diciamo cazzate, non è importante, quello è un momento di passaggio.

…..

Se uno dice: “la parola di Mariano”, va beh, e la parola mia dove sta? Dovremmo arrivare ognuno prima o poi a passare dall’embriogenesi, senza contrapporsi, il problema non è andare contro, da quello che uno ha appreso ma sviluppare una propria modalità, e poi da lì può darsi che si aprono strade nuove, non è che tutti devono rimanere dentro quello che si fa, può darsi che scoprono altre cose.

Se vi ricordate, state assistendo allo scucirsi di un globale massimo, man mano che si scuce si sta male, interviene il globale massimo per richiamarti all’ordine, perché il globale massimo se fosse vicino alla vita dovrebbe dire: “bene, abbiamo fatto un buon tragitto, adesso non servo più, adesso che cosa dovremmo fare?”. Questo dovrebbe valere anche per un matrimonio, per un impegno, per un lavoro, per una amicizia, cioè dovremmo essere più a servizio della vita, non la vita a servizio del globale massimo. Però, ripeto, sono cose che a sentirle sono anche condivisibili, facili, ma in pratica è molto difficile.

In questa fase, nell’ottobre del ’66, taglio con la mia faccia, perdo la faccia rispetto ai superiori, rispetto ai miei compagni, comincio anche a manifestare il mio dolore, il mio star male ai miei amici, praticamente tutto il castello comincia a crollare. Però quando uno fa una ricerca seria, nel passaggio perdi, nel passaggio dall’embriogenesi alla fetogenesi delle cose si perdono.

Se uno vuole cambiare aggiungendo significa che si sta imbrogliando o non è un fatto vero, cioè nel passaggio si perde, si perdono stili, persone, rapporti, però è come perdere gli annessi, tipo la placenta e il cordone ombelicale, che non servono più.

La vita funziona così, se noi la verità la prendiamo dalla vita e non delle teorie degli uomini, ci troviamo di più. Le teorie degli uomini se mi spiegano la via e partono dalla vita, per me sono meglio; se partono da cose un po’ astratte, le accetto pure perché è sempre un contributo, però se non mi torna alla vita qualcosa non va.

Rif. LA CACCIATA DAL SEMINARIO: LA CONCLUSIONE DELL’EMBRIOGENESI – XIV Sabato di Maria –  7 marzo 2009 di M. Loiacono

L’albero della vita, Frontino (PU), 2022

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

FACEBOOK

5x1000-Fondazione Nuova Specie