Venerdì Santo Commento del Vangelo di Giovanni 12,23-33 a cura di Mariano Loiacono

   Venerdì Santo 6-3-2012

 

 

Vangelo di Giovanni 12, 23-33

 

20 Or tra quelli che erano saliti ad adorare durante la festa c’erano alcuni Greci. 21 Costoro dunque, accostatisi a Filippo, che era di Betsaida di Galilea, lo pregarono dicendo: «Signore, vorremmo vedere Gesù». 22 Filippo andò a dirlo ad Andrea; a loro volta, Andrea e Filippo lo dissero a Gesù.  23 Ma Gesù rispose loro, dicendo: «L’ora è venuta, in cui il Figlio dell’uomo deve essere glorificato. 24 In verità, in verità vi dico: Se il granello di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto. 25 Chi ama la sua vita la perderà, e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. 26 Se uno mi serve, mi segua; e là dove sono io, là sarà anche il mio servo; se uno mi serve, il Padre l’onorerà. 27 Ora l’anima mia è turbata; e che dirò: Padre, salvami da quest’ora? Ma per questo io sono giunto a quest’ora. 28 Padre, glorifica il tuo nome!». Allora venne una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora». 29 La folla dunque, che era presente e aveva udito la voce, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». 30 E Gesù rispose e disse: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. 31 Ora è il giudizio di questo mondo; ora sarà cacciato fuori il principe di questo mondo. 32 Ed io, quando sarò innalzato dalla terra, attirerò tutti a me». 33 Or egli diceva questo, per indicare di qual morte egli doveva morire.

 

  Questo brano io l’ho scelto per il Venerdì Santo perché non lo possiamo solo vedere come il giorno della Settimana Santa. Quella è una visione infantile: il Venerdì Santo è solo il Venerdì Santo, Natale è solo il giorno di Natale, la Quaresima è solo il periodo della Quaresima. Sono schemi un po’ tradizionali. In realtà, se questi periodi dell’anno li viviamo come aspetti che riguardano la nostra vita, il Venerdì Santo può essere anche il giorno di Pasqua, può anche essere il primo agosto, dipende da quando la sua vita incontra queste esperienze!

Questo, a chi è radicato in una cultura precedente che è una cultura di “calendario” in cui i meccanismi di vita sono distribuiti solo in quel periodo, gli dà fastidio perché tende a difendere la storicità di alcune cose relative a quella persona, in questo caso Gesù, nel senso che celebriamo lui, il suo Venerdì Santo, in realtà dovremmo celebrare il nostro Venerdì Santo.

Quindi, prendere spunto da questa esperienza per vedere a noi che cosa dice, questo è il senso. A chi può essere rivolto questo discorso in questo senso? A tutti. Anche a chi non è cristiano? E perché no? Agli Ebrei? Certo! Ai musulmani? Pure. Dice: non mi convince? E non te lo prendere! Ti serve qualcosa? Te lo prendi! Cioè, dobbiamo uscire fuori dall’ottica assoluta delle interpretazioni.

Quindi, il calendario liturgico lo rispettato e oggi che è il Venerdì Santo, piuttosto di fare le solite cose, le ho sospese, stiamo facendo altro perché il Venerdì si fa il bilancio delle persone in trattamento. Ho voluto meditare e riflettere su quelle che sono le caratteristiche del Venerdì Santo in termini di vita, non in termini della vita di Gesù.

Il titolo io lo metterei: Come si cresce e come si fa crescere, non parlo del Venerdì Santo perché il Venerdì Santo è solo un passaggio, come vedremo, obbligatorio per crescere e far crescere. Il Venerdì Santo non è lo scopo della vita. Il Venerdì Santo, è solo un intermediario per crescere per far crescere. Ve lo dico in questo senso.

In quale contesto si situa questo discorso: stiamo parlando di un giorno di festa. Questo è importante perché si fa un discorso di Venerdì Santo proprio in un giorno di festa. Sto parlando di Gesù che qui non è ancora morto. Questo tizio che probabilmente aveva un approccio globale alla vita, quindi pieno, c’era una festa e in molti salgono a fare festa al tempio, ad adorare. Tra questi, per uno che sta portando avanti un messaggio come quello di Gesù, ha la possibilità addirittura che sono presenti alcuni greci che significa non-ebrei oppure ebrei che vengono da altre nazioni.

Questo è un evento importante. Avrebbe dovuto inorgoglirlo, anche perché questo tizio, in realtà, sono andati là perché volevano incontrare sto Gesù, fare festa, manifestare il loro apprezzamento, la loro riconoscenza. Infatti, questi ultimi, accostatisi a Filippo, che era un discepolo di Gesù e che era di Betsaida di Galilea, lo pregarono dicendo: «Signore, vorremmo vedere Gesù». Cioè uno a cui arriva la fama di una persona, in un giorno di festa si può spostare in quel contesto vuole almeno vedere Gesù a cui avrebbe dovuto far piacere. È una conferma della sua fama e dovrebbe essere gratificato perché dalla Grecia venivano lì. Tanto è vero che la situazione era già abbastanza complessa poiché non è che l’accesso a Gesù era così semplice. Questi lo dicevano a Filippo, Filippo lo dice ad Andrea e, questi ultimi tutti insieme, lo dicevano a di Gesù. Stiamo parlando di un personaggio non facilmente accessibile in questo contesto. Se questi desiderano vederlo in queste condizioni e si attivano così tanto è una conferma del valore di Gesù.

Dovrebbe essere per lui, quindi, un clima di festa, un motivo di orgoglio, un clima in cui si dà valore a quello che si è, invece che cosa risponde Gesù? Notate la globalità di approccio alla vita che ha Gesù perché, per contrasto, nel momento in cui c’è festa, in realtà presenta ciò che non è compreso nella festa perché «L’ora è venuta, sta per avvenire un’ora in cui il Figlio dell’uomo deve essere glorificato. Fermiamoci qua perché noi, fermandoci alla festa e di questo accorrere di persone di altre nazioni, per noi glorificarlo, siamo portati a pensare di doverlo “esaltare”; io, invece, vi volevo dire che, dal punto di vista etimologico, “glorificare” in sanscrito significa “risuonare” e questo dà proprio il senso dell’onda, dell’onda che risuona, che si trasmette.

Quindi di cosa stiamo parlando? Di una persona che, anche se poteva considerarsi un conduttore già arrivato, ci dice come si cresce in questo testo, come si si glorifica che non significa esaltarsi ma significa risuonare, quello che sono io risuona, manda onde anche ad altri, può influenzare anche altri. “Risuona” significa che le mie onde, le mie parole, quello che io sono in profondità, risuona. Questo vale per te, come ti vuoi glorificare? Dovremo chiamarti Gloria invece di Rosa. «L’ora è venuta, cioè arriva un momento in cui bisogna risuonare. Come ho detto ieri: “Ora, ho crescete, oppure ve la vedete voi!” c’è un momento in cui, dal corpuscolo che siamo noi, bisogna diventare onda, cioè l’onda si trasmette, comunica, va al di fuori di noi.

Il discorso del Figlio dell’uomo lo leggo in una maniera un po’ mia. Il Figlio dell’uomo si usa moltissimo nella Bibbia, però qui i teologici, gli esegeti, quelli sono carne santissima che non può essere toccata, hanno sempre detto: “Figlio dell’Uomo significa Gesù, figlio di Dio”. Però Figlio dell’Uomo significa Figlio dell’Uomo! Io lo intendo così: Figlio dell’Uomo significa quello che io già sono oggi, da me può nascere una novità da quello che già sono. Come può nascere una novità da quello che già sono? Ed è questa che poi risuona! Perché le cose che già siamo dopo un po’ non regge più. Perché la coppia è in crisi? Perché all’inizio, quando ci si vede risuoniamo di tanto, dopo un po’ di tempo la coppia si appiattisce, non risuona più. Perché non risuona più? Perché ciò che è l’umano nostro non fa più figli, non fa più novità. Non lo so se mi state seguendo. È una mia interpretazione, non so se vi piace ma piace a me. A me quella riferita sempre a Gesù non mi serve, lui sta bene in paradiso con tante suore! Ha cinque-miliardi di suore!

Quello che avviene dopo ci dice come ci si glorifica, come si crea novità, tutti vorremmo glorificarci, tutti vorremmo essere l’uomo, l’umanità che fa un figlio, cioè si rigenera, cresce. Come si fa? Adesso ci dice il know how e questo ci può servire perché l’obiettivo è bello, è positivo, è crescere. Ecco perché “fare un figlio” significa “crescere, fare discendenza nostra, risuonare”.

Gesù comincia con una metafora presa dalla vita, dagli antenati nostri perché il grano è molto più antico della specie uomo, le graminacee non è che sono nate con l’uomo! Quindi, prende l’esempio da lì perché dentro gli antenati, in questo caso un chicco di grano, ci sono le novità che servono per noi. Ieri che cosa vi ho detto? Sono partito dalla luce che è l’inizio per la Bibbia, per la scienza della vita e vi ho parlato della doppia identità della luce.

Quindi, la metafora la prende da questa storia della vita e dice, partendo da un granello di frumento, da un chicco, che cosa deve fare il chicco? Deve cadere in terra. Cadere in terra, sapete come si dice in latino? Come si dice? Humus. Cioè se il chicco di frumento che è un corpuscolo concluso, non cade a terra, non si umilia, quindi ci sono dei momenti di umiliazione nostra. Io penso che in questo periodo Dina stia vivendo così! La vita ti sta umiliando perché ti vuole spingere ad altro, se no ti fermi. Se il granello di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; cioè l’umiliazione, molti lo vedono quando io umilio in diretta, ma umilio in questo senso. È un atto di amore. Caduto in terra non muore questo lo traduciamo nel Venerdì Santo. Il Venerdì Santo è che l’umiliazione serve perché devo morire nel corpuscolo che sono. Cioè può sembrare assurdo perché quella è la mia identità e si ha l’impressione di aver persone, con quella umiliazione, le cose su cui io mi fondavo. Cioè sono solo morte. Se non avviene questo, rimane solo un chicco che non è che serve assai perché con un chicco di grano non mangia neppure un uccello, con una spiga è già diverso. Non cresce nel senso che riamane chiuso lì però alla fine, anche un conduttore che non cresce, perché ha paura delle umiliazioni, ha paura di morire, ha le sue paure anche perché spesso rimane solo perché ha paura, le cose non crescono. Ma se il chicco di grano, cade in terra e muore, attraversa cioè il Venerdì Santo, produce molto frutto. ma se muore, produce molto frutto.     Questa è una cosa scientifica perché avviene in una situazione già matura. Ecco perché le parabole, le metafore sono interessanti perché le metafore, prese dalla natura, sono vere. Se voi prendete un chicco, noi stiamo nella terra agricola, lo fate cadere a terra e marcisce, lì nasce una spiga che li porterà molti di quei chicchi. È una cosa certa che è così. Se muore produce molto frutto ma, se io voglio continuare a farmi un po’ di sostanze, un po’ di psicofarmaci, un po’ di alcol, un po’ di…non muoio a quelle cose lì, perdo tempo, rimango sempre dove sto.

Questo è il Venerdì Santo: è il momento in cui cadiamo a terra, cadiamo nell’humus, moriamo, e da ciò che sembrava l’annientamento nasce il molteplice mentre da quella che sembrava la paura di morire, di non voler morire, in realtà non nasce niente, rimaniamo quello che siamo!

Il versetto 25 dice: che cosa impedisce di cadere a terra e morire?

25 Chi ama la sua vita la perderà, l’identità che già ha, con la quale si è sistemato, ora che sia di sostanze o con altre cose che appartengono alla famiglia, alla religione, alla società, all’economia. Amare la propria vita significa che “Se faccio quello sto bene”, la perderà, perché diventa un corpuscolo pesante che non produce niente. Rimanere soli significa che, prima o dopo, scompari, vieni ingoiato da un uccellino. Questo non significa che non dobbiamo amare la nostra vita! I religiosi ce l’hanno colorito sempre con sadismo contro la vita!

Noi dobbiamo amare la vita ma amare la vita che cresce perché, se io mi vado a fare sempre le pere, amo la vita? Certo, ma amo una situazione statica. Se tu ami una situazione statica, la perdi. Se ami fare il conduttore sempre nello stesso modo, ti perdi. Amare la vita significa: chi ama la sua vita a tal punto da non volerla cambiare e far crescere, la perderà. Questo significa per me. e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. Questo risente molto della lettura manichea, schizofrenica che la religiosità, specie quella cristiana, ha sempre fatto. Leggetelo in questo modo: chi odia, in altri vangeli si dice: “chi dà la sua vita”, io dico: “Chi odia di fermare la sua vita a quello che già è in questo mondo” cioè non vuole crescere, non vuole viaggiare. “chi odia, che la sua vita rimanga quella che è in questo mondo”, cioè vuole avere una vita che rimanga in questo modo, sempre così, allora la conserverà, cioè conserva una spinta vitale per la vita eterna.

Vita eterna significa che la vita non finisce mai. Noi pensiamo, quando tendiamo a stare così, quando abbiamo qualcosa di negativo, la vita è finita. Invece il Venerdì Santo è proprio che se noi odiamo quello che già siamo perché vogliamo crescere, in quel momento là vita la conserviamo e diventa una vita che continuamente cresce ed è bello. Chi continua a fare le solite cose anche legate alle sostanze, o ai soliti comportamenti, in realtà non gioisce nella vita, è scontento.

Non vogliamo cambiare neppure quando vediamo dei segni: i miei figli non stanno bene, io non vivo bene, la devo cambiare, devo crescere! Questo è il Venerdì Santo! Non è andare alla processione, quello è un rituale, una cosa folcloristica, ma se non divento io Gesù Cristo oggi, quelle cose non mi servono, secondo me! Oppure mi servono a poco, mi servono per ricordare che c’è il Venerdì Santo ma la mia vita non viene cambiata. Bisogna odiare la propria vita che rimane ferma in questo modo, solo in questo modo la conserviamo e la si vede perché viviamo con più gioia. Anche quando le cose non vanno, i problemi ci sono ecc., ecco anche lì conservo la vita eterna che non significa quando moriamo. Questa è una altra visione di una religiosità infantile. Sicuramente la vita, se è eterna, continuerà, in che modo non lo so, ma stare male qui, odiarsi per acquisire meriti per andare lì, per me non è un granché. Anche perché lì poi ci sono gli arcangeli con i violini, ci sono i punti luminosi al centro, non è un granché! Le raffigurazioni che abbiamo dell’aldilà sono molto raccapriccianti.

La vita continua, questo sì ma non che si continua a vivere in tutte le situazioni, quando si fa festa e quando c’è il Venerdì Santo. Questo è il massimo che possiamo raggiungere. Eliminare il Venerdì Santo non è possibile. Vorrete per forza la festa? Non dipende da voi. La vita eterna sì. Se io acquisisco strumenti per…quello lo riuscirò a fare un po’ dovunque.

Questo è il senso del Venerdì santo perché poi odiare la propria vita, volerla cambiare, non ci rompessero le palle i drogati perché non ce l’hanno solo loro, è tutti che, quando dobbiamo cambiare, abbiamo l’astinenza, soffriamo e, per non soffrire quel poco, ci perdiamo la vita eterna che non significa l’aldilà.

Mario, è stato sempre molto vicino alla chiesa ma in maniera tradizionalistica, ritualistica ma non serve a niente perché, nella sua vita, finora non ho visto cambiamenti. Questo è il know how, Gesù, questo è il senso del Venerdì Santo, del morire.

Se uno mi serve, mi segua; che significa? Tu mi vuoi seguire in questo? Mi ritieni uno che sta più avanti di te? Lo decidi tu. Mi vuoi seguire? Allora, che significa servire? Devi metterti a servizio di questo punto di vista. Nel senso che, abbia questo punto di vista e seguilo perché è quello che a me è servito. Qui si sta parlando della sua esperienza anche se queste sono frasi che non sappiamo se le ha dette veramente Gesù perché i Vangeli sono stati scritti dopo 30 anni! Può darsi che qualcosa sia cambiato.

e là dove sono io, là sarà anche il mio servo; che significa? Tu ritieni che sono da glorificare? Da festeggiare? Ebbene, arriverai anche tu a quel livello. Dice: “Certi tipi di interventi, io non li so fare! Ma come fai?” Si potrebbe rispondere: “Fai anche tu nel mazzo e vedi che arrivi!”. Si arriva con il lavoro! Se uno si mette a servizio di questo punto di vista e mi segue, questo significa, tu pensi che io sono arrivato a un punto importante? Arrivi anche tu, non ti preoccupare! Dice: “Ma io non ho quella sensibilità!”, allora acquisiscila, non trinceriamoci dietro ai luoghi comuni.

e là dove sono io, là sarà anche il mio servo; il Padre l’onorerà. Significa che se uno crede nella metastoria, quello che voi volete, qui c’è la lettura tradizionale “Il Padre” qui le donne non esistono per niente! è una trinità maschile. È il padre, madre lo onorerà, gli darà onore, non legare questi tuoi cambiamenti a me, non è della metastoria. Ora, che a te serva, andare in chiesa e pregare, è una strada, non è l’unica, ma falla. Cioè affidarsi a un qualcosa che sia più importante, più profondo di quello che tu immagini. Non ti preoccupare. Quindi ha chiuso il cerchio. Si è chiuso! Questo è un passaggio importante per la crescita di ognuno.

Dal glorificare lui, come diventi onda? Come risuoni? L’ha spiegato finora attraverso tutto quello che ho detto. A questi qua, al posto di presentarsi come uomo glorioso, si confida e dice: “Oggi sto male!” Anche questo punto di vista che seguo, faccio difficoltà a seguire, oggi attraverso il seme che marcisce e sinceramente sto male. Vedete, quanti passaggi e quante cose importanti ci sono!

Ora parla di sé. Questo che ha illustrato finora è il punto di vista generale sulla vita. Ora parla di sé, dicendo che anche lui attraversando queste cose, fa difficoltà. Anche il papa dovrebbe leggere ste cose. Qui si sta parlando di meccanismi vissuti. Le cose che vi dico le sto affrontando anche io e sto male.

27 Ora l’anima mia cioè la parte che produce onde è turbata; è bloccata, è confusa, è impaurita, non sa cosa fare. Questo significa turbamento. e che dirò: Padre, salvami da quest’ora? Metastoria, allontana da me questo calice. Questo è quello che vogliamo. Quando vogliamo cambiare, soffriamo tutti. In genere fa “pa, pa, pa”, piccole cose ma rimane lo stesso! Perché ognuno vorrebbe salvarsi da questa ora. Sono cose che rifiutiamo perché vogliamo restare ad amare la vita che siamo in questo modo. Vedete come è bella la risposta. Ma per questo io sono giunto a quest’ora. Che significa? Grazie a Dio sono arrivata a star male, perché è questo che mi permette di crescere, di essere Figlio dell’Uomo, di una gloria, un risuonare diverso di me, rispetto a prima.

Noi dobbiamo avere la consapevolezza che il Venerdì Santo, il marcire, l’umiliarsi è l’ora che si raggiunge è un fatto positivo.

Giungere al Venerdì Santo è un punto di arrivo, non conclusivo, ma un passaggio obbligatorio se io voglio crescere.

Vedete come finisce? 28 Padre, metastoria, origine di tutto, glorifica il tuo nome!». Cioè proprio in questa mia situazione fa risuonare il nome il tuo nome. Cioè, per gli ebrei il nome era l’identità massima, non è come noi che sono diventati niente. Dire il nome e dire quella cosa là è la stessa cosa. Cioè far vedere quello che sei tu proprio in questa situazione. Lì dovremmo appigliarci non al dolore, ma tu hai un progetto di vita, Mario, Incoronata, Eugenia, ognuno di noi?  Hai un progetto metastorico? È lì che lo devi valutare! Quando stai male devi dire: “Grazie a Dio sono giunto a quest’ora per avere dei buoni motivi per…”

Vedete ciò che avviene qui è come se fosse un raccontino magico. Nel momento in cui lui porta le persone a riportare la sofferenza all’origine della vita, come fatto importante della vita, al padre, alla madre della vita, questo fatto, in realtà, ognuno la interpreta in questo modo.  Allora venne una voce dal cielo: dal Koilos, si dice “dal cielo” perché il padre viene sempre messo sopra. In realtà questo è un raccontino. Significa che, ognuno dentro di sé, sa che per l’altro e per sé stesso, il padre e la madre della vita, questo vuole fare, ci ha glorificato. Abbiamo la memoria storica, quanti di noi hanno detto: “Prima quante cose sono nate, adesso…” ha detto Rosa, “riesco a parlare”. Il Padre, in questo caso, ti ha glorificato e ti glorificherà ancora. Cioè, il Padre vuole cacciare fuori la tua onda, farla risuonare, ma se tu ci stai! Come vedete, il Progetto, non è facile perché significa vivere il Venerdì Santo: separarsi dai figli, lasciare il lutto, aprirsi ai figli. La gente ti santifica ma tu non vivi ma fai un peccato grave per la tua vita, andrai all’inferno, secondo me.

«L’ho glorificato e lo glorificherò ancora». Ciò che sta alla base della vita, l’aspetto metastorico che va al di là delle religioni che sono spesso una esemplificazione di questo, ci vuole glorificare, ci vuole far mettere fuori le nostre onde, ci vuol far risuonare. E ancora ci glorificherà. È proprio dal Venerdì Santo che devo essere glorificato sapendo che mi ha già glorificato. Perché quando sto male non mi ricordo che altre volte è stata così, non ce la faccio e mi scoraggio. Questo principio è profondo perché noi sentiamo che siamo nati per glorificarci e per essere glorificati. Quindi c’è questa forza fondamentale dentro che ci ha già glorificato e che ci glorificherà ancora.

29 La folla dunque, che era presente e aveva udito la voce, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Questa verità, però, pure se ognuno sente questa voce, questa profondità, la vanifica oppure dice: “L’angelo dal cielo mi ha parlato” è l’opposto ma sono tutte modalità che non servono a niente. La voce della nostra profondità viene banalizzato o in maniera spiritualistica oppure materialistica.

Vediamo, invece, come interpreta tutto questo un personaggio più profondo come Gesù.

30 E Gesù rispose e disse: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Io sono già sintonizzato con questa voce. Io ieri l’ho detto: “La mia onda un po’ la coltivo, siete voi che ancora non la mettete fuori rispetto alla conduzione” qui che è un ambito molto impegnativo, significa che se non lo fate qui non lo fate neppure nella vostra vita. è per voi, ognuno deve scoprire la propria voce, non ha Gesù che lo glorifica. Glorificati tu. La voce è per ognuno di noi.

Perché è importante crescere? Perché è positivo? A parte che è bello, 31 Ora è il giudizio di questo mondo; noi ci troviamo in un mondo veramente a pezzi. Giudizio, “justitia”, giudicare, non significa quello che noi facciamo: c’è un’aula di tribunale che decide di chi è la colpa e sanziona, la radice “jug” che sta anche nella parola giogo che è quello dei buoi, è “ciò che unisce”. Grazie al giogo, due animali si tengono insieme infilando la testa, se no il solco usciva storto. Giudizio significa che ora è il momento di mettere insieme i pezzi di questo mondo. In questo modo lo si giudica. Oggi diciamo: “Stiamo in un mondo che fa schifo” adesso non so se avete visto alle Iene un prete di 62 anni che cosa ha combinato con alcuni giovani. È stato ripreso con delle telecamere, ha fatto delle cose in sacrestia ed è una cosa molto forte. Questo si giudica dicendo: “Che schifo! Anche i preti fanno così!” cioè ci lamentiamo, ma lamentarsi non è un granché. Lo dico per chi dice: “Io purtroppo sto così, sono lontano da casa….” Cioè ci si lamenta. “Lamentarsi” significa “unire”. Ci sono delle cose, dei pezzi, uniamoli. In questo modo superiamo questo mondo, non solo lamentandoci. ora sarà cacciato fuori il principe di questo mondo. Vedete come ha una potente forza storica. Gesù è un uomo metastorico che vuole migliorare anche la storia. Non dice: “faccio il buono per tornare da mio padre!” e allora che sei venuto a fare? Dice: “Io mi impegno ad unire  i pezzi ma, per fare questo, devo cacciare il principe di questo mondo. Che significa il principe di questo mondo? La parzialità. Ognuno di noi si ferma ad una parte stretta che ha, molto psicotica. Questo è il pericolo. Oggi il principe di questo mondo è la parzialità, le nostre tendenze psicotiche che ci portano a chiuderci, ad essere solo corpuscolo e a non mettere più fuori la nostra onda. La chiesa è ferma, è corpuscolo, non produce più niente. Lo vedete, chi ci va in chiesa? Indipendentemente dai riti che si fanno a cui è collegato la tradizione, la musica, di Venerdì Santo c’è poco. Lui si impegna, anche attraverso il mio star male, a cacciare fuori il principe di questo mondo. Mi impegno e sono sicuro che ci posso riuscire. Oggi, se il disagio è tanto e se le cose non vanno più bene, se i pezzi sono tanti, se i meccanismi psicotici sono così diffusi anche in noi, noi dobbiamo capire che oggi è tempo di unire il mondo e di cacciare fuori il principe di questo mondo che sono gli atteggiamenti parziali e psicotici.

32 Ed io, quando sarò innalzato dalla terra, attirerò tutti a me». 33 Or egli diceva questo, per indicare di qual morte egli doveva morire. Il Venerdì Santo è cadere a terra e morire. Morire è una esperienza brutta. Sembra che si perde tutto. Ognuno di noi un po’ di morte l’ha già provata.

Volevo dare valore a questa ultima frase. È proprio la morte, dopo essere caduti a terra, che contemporaneamente è un morire ma anche essere innalzato cioè messo in alto. Che cosa viene messo in alto? La morte. Eppure qua dice: proprio quando sarò morto, innalzato, allora attirerò tutti a me. Cioè divento onda visibile, teoria visibile per gli altri e allora posso far crescere anche gli altri. In un ambiente dove tutti dicono: “Sarebbe bello, ci vorrebbe…” ma nessuno muore, nessuno si innalza con la sua morte, in realtà non attira nessuno. In questo ambiente io sento che anche voi non ci state pienamente. Perché se non c’è qualcuno che continuamente muore per crescere e si innalza, che diventa una teoria sulla vita, non chiacchiere, voi non attivate più nessuno. Dice: “Ma questa è la sede storica” sì, la sede storica, la sede storica….cioè non vivete di rendita perché se uno non fa queste operazioni non attira nessuno. Vedete come se questo Venerdì Santo serve a me, pure se in maniera dolorosa per crescere, questo attraversare ed essere nel punto massimo della mia morte, lì attiro anche gli altri. Attirare significa attrarre, ciò che mi porta a fare il mio percorso senza impaurirmi. A fare il percorso e quindi a crescere. Quindi questo commento l’ho chiamato: Come si cresce (penso di avervelo spiegato) e come si fa crescere. Noi vorremmo far crescere i nostri figli preservandoli dal dolore, dalla sofferenza. Questo non è possibile! Oppure affidandoli, per non farli soffrire, agli psicofarmaci. In realtà, lo dico soprattutto alle mamme che sono venute per i propri figli: “Cresci prima tu e cresceranno anche i tuoi figli”. Ma se tu non sei in grado di affrontare l’astinenza per un marito morto cinque anni fa, tu non attiri nel cambiamento tuo figlio e quindi non gli attiri come si cresce e come si può crescere. Significa che tu non viene glorificato ma neppure tuo figlio e gli altri non ascolteranno mai la vostra voce. In realtà anche tu stavi sempre muta. Tuo figlio è lo stesso. Ecco perché vi auguro un buon Venerdì Santo periodicamente, un Venerdì santo di questo tipo affinché possa avvenire periodicamente, se avviene una volta alla settimana è buono perché significa che crescete.

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

FACEBOOK

5x1000-Fondazione Nuova Specie