L’effetto ziggurat: la primavera

La ziggurat era una alta torre che stava vicino ai templi babilonesi, costruiti in devozione al dio Mardoch, il dio della primavera, il dio che permetteva di realizzare una catastrofe, un rivolgimento e dall’inverno produrre la primavera.

La ziggurat era simbolicamente considerata ciò che fondava il rapporto tra cielo e terra, tra finito e infinito. Il bello di questa torre è che funzionava come una torre clessidra: una torre che poteva capovolgersi e girarsi in modo che nel rivolgersi innalzava la base e inabissava la cima, la terra diventava cielo e il cielo diventava terra; solo così il ciclo della vita continuamente si rigenerava.

Quindi ogni conversione presuppone una ziggurat. Ma una ziggurat significa che chi ormai si sente terra, deve prendere in sé il cielo e viceversa. Ma questa è una cosa che fa star male, quando la si vuole realizzare; la ziggurat a clessidra, qualcosa che continuamente si inverte, non è una cosa inizialmente piacevole; in realtà un capovolgimento prevede sempre l’aggiunta di una sofferenza.

Solo dopo la ziggurat viene fuori l’effetto ziggurat: la primavera, il nuovo per noi, ciò che dall’inedito torna a noi, un’armonia maggiore che prima non avevamo e che adesso possiamo esprimere; è il sentirci come essere nati di nuovo, generati di nuovo, a partire da ciò che già avevamo dentro. É il continuo miracolo della vita.

Rif. Verso una Nuova Specie, 2000 di M. Loiacono

        Magnolie al cielo

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