LA MIA NON E’ STATA LA SCOMMESSA DI UNO PSICHIATRA

Perché con gli psicotici mi sono messo?

Voglio parlare di me. Io quello che ho fatto non l’ho copiato da nessuno. Anche io ho letto, ho visto, ma per fare quello che faccio non mi è servito questo, mi è servito per capire che non mi convinceva e non mi dava degli strumenti. Se pensate – io lo penso per me – che quello che facciamo qui è una cosa veramente buona, anche se non è ancora completa, perfetta, se ci pensate da chi è venuto fuori questo? Da chi sta nella scala più bassa dei disagiati. Io ero in questa sua classe, non ho avuto neanche la fortuna di poter esprimere in maniera psicotica il mio disagio. Sono tra quelli che potevano non vivere, sarebbero stati prima o dopo condannati a lasciarsi andare. Io mi sento fortunato per quello che ho fatto, però questo che vi dimostra? Che è quello che più patisce che può capire. Perché con gli psicotici mi sono messo, nonostante tutti mi scoraggiavano ed è stato veramente difficile? Perché sapevo che, se non ce la facevo con loro, non ce la facevo con me. La mia non è stata la scommessa di uno psichiatra. La scommessa era: se ci riesco con loro, che è la cosa di cui tutti hanno paura e si riesce a fare poco, allora è vero che anche io posso stare meglio. Cioè il più basso nella scala gerarchica, in questo caso io, è quello che, dovendo ridare un valore metastorico a sé, mi sono messo nell’ambito dell’anello diabolico, del disagio. Ci ho provato con la religione, l’ho vissuta molto intensamente, però ho capito a 18 anni che più di tanto non mi poteva dare, ed era piena di contraddizioni, piena di luoghi comuni, piena di illusioni, di tutte queste cose che poi nella realtà non c’erano. Invece partire dal mio disagio è stata la mossa vincente, perché il metodo alla salute non è nato per gli psicotici, ma è nato per guarire Mariano Loiacono.

Il Metodo è servito per sanare me

Potrebbero andare male tutte le cose, ma nessuno mi convincerà che quello che è servito a me non è vero. Non ho bisogno di dimostrarlo, è vero. Come dicono i Bantu, “Dio è morte”. Che significa? Che è certo come la morte, non c’è bisogno di dimostrarlo. Quello che io ho fatto, per me è morte. Sì, possiamo ampliarlo, lo posso rivedere, ma il primo della scala gerarchica del disagio che più in fondo stava, che ero io, il Metodo è servito per sanare me sufficientemente. Una volta che l’ho provato su di me e su altre situazioni… In questo è stato molto importante l’esperienza con psicotici come i tossicodipendenti di allora, quelli storici, ma poi con le situazioni cosiddette psicotiche, con le quali io non mi sono mai tirato indietro. L’ho potuto fare perché, se non ce la facevo con loro, la vita, il potere metastorico secondo me non c’era. Non mi potevo accontentare del fatto che io stavo meglio, non significava niente! Avevo bisogno di dire: “Questo che è servito a me, serve agli altri? serve a quelli che stanno come me o più inguaiati di me?”. Io mi sono sempre molto coinvolto in storie come le sue (di G.), le colgo subito, e in storie psicotiche, che sono nella gerarchia del disagio le forme più estreme.

Non voglio meriti

Per cui non sono né buono, né lo faccio perché voglio andare in paradiso, non me ne frega niente! “Paradiso”, non so se lo sapete, significa “giardino”. io ho già vicino a casa mia un giardino di un’altra persona! Non ho meriti, non voglio meriti. I meriti ce li ho perché ho saputo credere nella metastoria nei momenti più difficili, ma quello che ho fatto, l’ho fatto per me, perché se perdevo la scommessa con queste situazioni, avrei perso la scommessa con me, non sarei potuto vivere tranquillamente, perché allora la metastoria non c’è. Gli psicotici, i tossicodipendenti sono diventati proprio una sfida metastorica, del potenziale metastorico che io stavo elaborando.

Mariano Loiacono, dal corso “Psicosi e psicotici (cosiddetti), 2010

 

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