Il cerchio è la figura più antica e naturale come il cibo che la ciotola contiene. (8)

Carissime/i, sono Mariano Loiacono e ho pensato di avviare l’iniziativa PdM, ovvero Pillole di Mariano. Un modo simpatico, per me, di sentirmi vicino a voi.

• Se tu riconosci da prima che le cose non vanno, si possono migliorare, perché arrivare a separarsi o altro? Uno si può separare, non è questo ma, tenendo conto dei figli, non si possono avere modelli nuovi di coppia, non quelli che ci hanno trasmesso? Quindi noi stiamo sperimentando il modello “Pamojarrrete”.
• Che c’entra Figli-Genitori? Come che c’entra? C’entra perché il disagio è molto spesso legato ai figli, ma i figli sono figli di genitori e i genitori prima che sono? Una coppia! Ma se una coppia non si è incontrata, è litigiosa, si sono trovati per caso, che cosa faranno per i figli? Cosa possono fare se non trasmettere i loro limiti? Le loro cose aperte?
• Se uno vuol far maturare le persone, ti devi fidare.
• I genitori vogliono far crescere i figli ma mettendosi sempre loro al posto dei figli.
• Solitudine, dal punto di vista etimologico significa “io sono così intero che sto bene anche da solo”, quindi è un positivo, chi è che non riesce a stare da solo? Quello che ha bisogno dell’esterno, di farsi vedere, di chiedere.
• Il punto mitotico è qualcosa che in me non viene meno.
• L’intero non finisce mai, oggi perché siamo stitici? Abbiamo paura di? Facciamo difficoltà? Perché non siamo interi.
• Quando uno ha un punto mitotico, è solido, procede.
• Io sento che noi non possiamo fermarci alle famiglie biologiche perché se uno ha la fortuna o la sfortuna, che merito ha o che demerito ha?
• Le delusioni sono dentro di noi, sono cicatrici.
• Anche se sono psichiatra, a me da sempre le diagnosi non mi interessano perché sono cose comode per far fuori le persone.
• Non giudichiamo in base al confronto-differenza, la bravura è quella di suscitare dinamiche ed emozioni.
• Quando ci si muove, non pensate a ciò che si perde.
• Le strade escono, ma quando uno deve cambiare, deve capire che perde delle cose. Anche noi, quando siamo nati, cosa abbiamo lasciato? Quando siamo nati, cosa abbiamo dovuto lasciare? L’utero! Che è una bellissima esperienza di nove mesi! Come si nasce? Col travaglio, perché anche lasciare qualcosa che è concluso, perché dopo nove mesi, se uno non nasce, muore, è una regola; quindi, non si nasce a qualcosa di nuovo, se non si perde. Questa è una regola, mettetevela in testa, è così. Chi non ci crede, oggi come oggi la potrà provare ancora di più.
• Quando uno cresce, alcune relazioni muoiono, non si può avere la moglie ubriaca e la botte piena, cioè significa ogni passo che fai di cambiamento, qualcosa perdi.
• Se un padre non cresce, una madre, i figli dove vogliono arrivare? Però se c’è un genitore che ci crede, che cresce, possono cambiare le cose.
• Se desideri una persona, facesse pure le cose più truculente, la ami, la aspetti, la desideri e quando arriva il fatto che trovi altre alternative, ne vedi anche i limiti.
• Le parti infantili che non abbiamo nutrito o risolto rimangono.
• Autismo è un termine bruttissimo che ha trasformato un bel termine greco in una malattia di cui tutti hanno paura. Adesso a scuola, con poche domande e piccole osservazioni, con medici che sono anche loro psichiatrizzati, stanno creando diagnosi di autismo, in tenera età, pericolosissime, io l’ho chiamata la nuova shoah, mica è solo del popolo degli Ebrei quando è stato col nazismo. Anche questa è shoah, che noi dovremmo valutare e ogni anno ricordare, non solo qui.
• Oggi sono molti i bambini che hanno i genitori ma stanno malissimo e la famiglia, la coppia non ha strumenti o energie per, quindi si beccano precocemente diagnosi assurde, anche di pre-autismo, tutte queste cose che nelle scuole campeggiano moltissimo.
• Nessuno ti può dare tutto. Nel mondo contadino, sì, ti davano alcune diritte che dovevi realizzare, ma oggi sono richieste competenze che la cultura contadina non aveva e non poteva trasmettere.
• Quando non c’è una buona relazione figli-genitori, ma in tutte le famiglie, succede che il figlio che è più libero o sta più disperato, in genere crea problemi in casa. Ovviamente quando si interviene dall’esterno, si vede questa punta dell’iceberg. Penso che lo sapete, l’iceberg, una montagna di ghiaccio, la punta che si vede è appena l’8%, il 92% non si vede. Ora le istituzioni, tutto quello che voi volete, ragionano sull’8% e quindi non si vede, non si va sotto.
• Quando lo star male è profondo, uno vuol rinunciare a tutto, non ha paura neanche della morte.
• Le grandi trasformazioni cominciano da qualcuno che ci crede.
• Noi, qua, siamo tutti maestri e discepoli, questo è un caposaldo del Progetto, enzima del cambiamento e substrato che cambia, non c’entra la professione che hai e l’età.
• Se non sciogli, puoi andare pure in capo al mondo, rimani dentro la matrioska familiare.
• Non pensate che solo perché sono figli, non li viviamo come confronto-differenza rispetto a noi o rispetto al rapporto con l’altro della coppia. Il confronto-differenza uccide le relazioni, le pietrifica, ingiustamente perché dopo il confronto-differenza con cosa lo facciamo? Con ciò che non abbiamo avuto, ma può essere che in campo stiamo per avere tanto, non lo vediamo, siamo accecati da ciò che non abbiamo avuto, quindi dal confronto-differenza.
• Il confronto-differenza ci indebolisce, ci carica solo di rabbia distruttiva e alla fine peggiora la situazione che noi volevamo far sembrare, quindi è un circuito negativo. Bisogna partire: “Io sono un valore specifico, l’altro è un valore specifico”, non ci dobbiamo confrontare.
• Io lavoro, mi impegno per le possibili crescite.
• Quando uno ha confronto-differenza, tutto ciò che avviene sono briciole, vuole il primo taglio, ma il primo taglio ci riporta ancora a delle relazioni infantili, che sono anche legittime.
• Cosa sono le lenti gravitazionali? L’immagine che vedo è artefatta da forze di gravità che spesso sono le cose che abbiamo subìto, noi diciamo i FUK, fusionalità kundalinizzata, pietrificata, che ci fa vedere le cose distorte o meglio per me sono reali, ma se venissero passate al vaglio del computer, tra virgolette, si rivelerebbero artefatte.
• Cambi pelle perché cresci e mentre cresci, cambi pelle, non è che lo devi fare quando proprio non ne puoi più, perché il serpente cambia pelle quando ormai il suo volume, il corpo che è cresciuto, non può essere più contenuto in una pelle rigida, dura, circoscritta.
• La pelle è solo una membrana, come la scorza dell’albero. Sapete che è la scorza? La pelle, che serve proprio per non perdere tutta la linfa che c’è dentro e impedire che gli uccelli o altro arrivino alla linfa, quindi ci vuole la pelle, ma la pelle deve essere qualcosa di dinamico. Per esempio, l’albero, anche lui cresce la pelle, la scorza man mano che aumenta, non c’è una cosa in cui si spoglia di tutto perché è difficile farlo.
• Il problema non è risolvere le cose, è capire quello che è successo, che la prossima volta già so e quindi cambio.
• Ogni figlio-genitori è una esperienza da cui ci si può ammaestrare.
• La pelle non ti fa crescere, se non la perdi – questo è il concetto del serpente – se non perdi la chiusura, non cresci, stai male, ti soffochi perché poi la pelle non è elastica, se la vedete, è bella dura.
• La teoria si fa come la lumaca.
• Generalmente nelle relazioni più forti tra genitori e figli ci possono anche essere aree in cui io non ti vedo o non ti voglio vedere.
• I figli vogliono che tu, prima che io parli, capisci quello che serve a me. È difficile, perché quando un genitore è pieno di cose sue, non può vedere altro, vede se stesso.
• I ruoli che c’entrano con le relazioni profonde con le persone? Un medico dovrebbe chiedere anche scusa a un cosiddetto malato, ma anche i preti quante ce ne avranno combinate o i familiari o la scuola.
• Cos’è l’esistenza? È vita e conoscenza insieme, non posso solo vivere o fare l’intellettuale che conosce, noi abbiamo vissuto e abbiamo teorizzato, questa è una cosa importante per la Fondazione, ognuno deve fare vita e conoscenza, altrimenti se è solo vita, è come un innamoramento, una dipendenza, uno fa quelle cose là e sempre quelle cose là, non è distinto per capirne i limiti.
• Non siamo abituati a gestire il negativo prendendoci la parte nostra, ma anche trovando un senso che serve a me, all’altro e ci liberiamo con la teoria.
• Una donna che sta con uno che non ti ha scelto, non lo sente? Non sta male per questo? Come starà con le figlie?
• Se ci aspettiamo certe cose giuste, da persone che in quel momento non sono in grado, non vogliono, rimaniamo eternamente in quelle cose là, non cresciamo più, ci fermiamo.
• Un granellino semplice blocca tutto l’orologio.
• Il voler bene a una figlia non dipende se sbaglia o no, perché è mia figlia, io le devo far sentire che almeno per me tu vali, tu sei un valore, ti voglio bene anche se fai schifo, anche se sei una zoccola. I genitori dovrebbero darci questo punto forte, perché se non ce lo danno, diventiamo insicuri, instabili, poco valore e diventiamo zerbino per gli altri.
• Se non la sciogliamo, la madre diventa un’altra persona, un’azienda, un’altra cosa che non c’entra perché non abbiamo sciolto il legame figlia-madre.
• Quando una madre vuole essere riconosciuta, non dice, non può riconoscere.
• I genitori devono riconoscere, i figli sono il futuro, non hanno scelto di venire al mondo, non abbiamo scelto. I genitori per primi devono vedere se possono cambiare, FiGen.
• Piuttosto che schierarsi e contrapporsi, è bello ascoltarsi e accogliere anche il punto di vista dell’altro.
• Come si fa ad aiutare un figlio se non lo disincludo, non faccio ‘scus e ‘ncus rispetto alla situazione della famiglia di origine? E se questi stessi genitori non lavorano sulla loro inclusione con la loro famiglia di origine?
• Noi, per poter crescere, abbiamo bisogno della epifania, significa dall’alto mi appari e mi dici le cose, non che io le devo capire da segni indiretti.
• Salto Quantico Oltre significa “mo’ mi butto”, mi sfascio la testa? E che fa! Tanto sto morendo.
• I sensi di colpa non servono perché ognuno deve anche partire da sé, da quello che lui sa o vuole fare, noi non siamo i sostituti dell’altro, questo non è amore.
• La delusione ci fa rifiutare anche le cose che vediamo che sono vere, dobbiamo andare al di là, se no che cacchio di crescita è?
• La parola ci allontana.
• Se uno sta lontano due mesi, se si ritrova, vuol stare insieme, ma quello non è un nuovo inizio, è come le stagioni, se io non mangio più la frutta di marzo, quando arriva marzo, mi piace di più, ma poi mi abituo.
• La cosa che ci è mancata e ci manca da prima è qualcuno che dice: “Tu fai schifo, ma come ti voglio bene”, ci accetta così come siamo, non vuole cambiarci, certo, alla lunga sì, ma prima di cambiare, uno vuole essere accettato così com’è.
• In una trasformazione, bisogna vedere chi fa il lievito, cioè quella punticina che è disposta a cambiare e un po’ alla volta fa lievitare pure gli altri, ci vuole tempo.
• Una persona esperta, un adulto, un accompagnatore deve ridimensionare le paure in base alla propria esperienza, non perché vuole sottovalutare.
• Il problema è vedere i limiti o crescere? È più importante crescere! Man mano che cresci, non hai più bisogno di quelle relazioni, perché hai strumenti nuovi.
• Chi è l’eroe? È quello che rompe i meccanismi, non quello che contesta, quella è una fase, ma poi, chi è cresciuto è quello che interrompe i meccanismi.
• Che significa voler bene? Non dimenticare, perché le cose non si devono dimenticare per non permettere che si ripetano, però andiamo al di là, rialziamoci – diceva Confucio 2600 anni fa – l’importante non è non sbagliare o non cadere, ma rialzarsi e riprendere a camminare.
• Fidiamoci dei figli! Non stiamo a vedere le cose che non vanno secondo i nostri schemi e quindi poi interveniamo con l’amore di mamma, quello è un amore che è più vile, non va bene, ci intossica.
• Quando uno è troppo, significa che tu sei meno, cresci pure tu.
• Il vuoto è la presenza di molteplici possibilità
• Nessuno da solo può fare di più di uno stormo.
• Non è l’età, è la profondità che ci fa fare delle cose.
• La confusione porta stanchezza, io questo ho di bello, che mi sono semplificato. Se uno si semplifica, toglie le pieghe, sine plica, e dialoga di più con un serbatoio e, quindi, apparentemente non si stanca. Non che non mi stanco, ti rinnovi, ti ricarichi, quello lo consiglio anche a voi, perché a me piacerebbe lasciare persone che ci credono, anche altri.

dal Corso FiGen settembre 2021

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