La scultura dei migranti – Marsicovetere, 20 maggio 2022.

Ogni terra ha una sua storia.
Ogni terra è portatrice di una magia
Che non si lascia a cuor leggero.
Lo so io.
Lo sai anche tu…

Quanto avrei voluto raccontarti la storia di questa mia terra, del mio popolo e anche la mia.
Certo, io non sono solo la mia terra, ma da bravo migrante, non sono mai riuscito a capire fino in fondo chi fossi veramente io… al di là di tutto, al di là della mia cultura di appartenenza.
Il dramma più grande per l’uomo è la non conoscenza di se stessi. Chi sono io e tu chi sei? Come possiamo incontrarci se non sveliamo quelle verità scomode che ci hanno intrappolati?
Non è mai troppo tardi. La morte non cancella i ricordi. Nella memoria collettiva voglio esserci anch’io. Ho aspettato più di trent’anni e oggi, io Mohammed, grazie a Yusuf, torno finalmente in Val D’Agri.
Per librare le ali e godere del meritato volo su questa valle, ho bisogno di farvi dono della mia Aletheia, togliendo dal nascondiglio le mie verità.

Mi faccio attraversare dai vostri occhi
Che non mi hanno saputo guardare
Che non hanno visto
Quanto mare in tempesta abbia attraversato io
Senza salvagente
Né àncora
Né radici
Senza niente

Adesso apro gli occhi e voglio sorridere
Ma all’epoca quanto ho patito… Solitudine, abbandono, pesantezza e senso di morte. Quanto ho soffocato in questi monti?

Non è colpa di nessuno.
Non ci sono colpe.
Non condanno nessuno, sennonché le catene delle nostre culture, organiche, di questi solchi da cui era proibito uscire.

Cosa sono state le nostre comunità contadine? Vivevamo nella miseria, chiusi nelle stanze di un mondo altrettanto chiuso. Le nostre comunità – lucane o arabe che fossero – erano ancorate al proprio solco. Eravamo e forse ancora siamo anime bambine addolorate perché non viste, arrabbiate perché sottomesse alle leggi di una terra che non sa fare vuoto, non pensa a sé, ma lavora, travaglia e non si ferma mai.
Oggi voglio sciogliere la rabbia provocata dal giudizio e dall’ingiustizia patita da me, dai miei figli, dalla mia famiglia. Non dimentico nulla, ma tu – Yusuf – mi hai ridato dignità, tu che sei anche un seme prezioso di questa terra.
Oggi, doni a Marsicovetere un frutto che hai generato a partire da te, offri il tuo per-dono e finalmente TORNI, accompagnato dall’azzurro inconfondibile di questo cielo e dal tuo essere lupo che ora si fa avvicinare, perché senza paura e forte delle sue intrecciate radici.
Cindy Recchia

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