“No grazie. SONO SOLO PAROLE!” (voglio cose reali)

07-04-22
-L’antefatto-
Pochi giorni fa ho voluto festeggiare il compleanno di mio padre in semplicità e, dopo avergli letto una sua poesia di tanti anni fa, gli ho lasciato un quaderno con una penna invitandolo a lasciare traccia prima che se ne vada via definitivamente. Non lo farà, mio padre non è uno che si fa guidare, ha sempre viaggiato per conto suo, però io mi sono sentita di volergli dare una possibilità perché possa morire con un briciolo di dignità. Mi ha ringraziata e prima di andarmene mi ha detto “sei grande!” con un iniziale commozione. Carlo non è capace di fare complimenti, se non perché possa ritornare a lui. Quando poi si è allargato dicendo “tu non sei come i tuoi fratelli”, l’ho fermato riportandolo alla realtà, in quel momento non volevo sentire bugie. Anche a ottant’anni puoi ancora aspettare i tuoi genitori, e lui molto probabilmente se ne andrà così, aspettando! Io sto cercando di crescere perché questa catena arrugginita si spezzi, ed ogni volta che guardo i miei figli me lo ricordo.Nel pomeriggio poi c’è stata la teoria di Mariano sulla sigaretta e lì sono crollata, ora non entro nei dettagli, però ho vissuto un senso forte di solitudine e ho sentito ancora una volta quanto la realtà l’ho vissuta molto poco e ho cercato situazioni e persone che mi riportassero alla mia scena primaria di figlia per rimanere dentro quell’incantesimo di falsità e non vita. Ogni giorno ricanto per non perdere la fiducia, ed ogni giorno, anche con fatica, dico sì alla Guk.
Con la cera alle orecchie e cercando il più possibile di sentirmi salda al mio albero maestro procedo. Il pizzino che ho potuto fare domenica mi ha aiutata a sentire che al di là di come sto il mio valore è, e non va né elemosinato né svenduto. Ogni attraversamento ha il suo senso che mi spinge a perdere e modificare il senex, e anche l’Università in questo sta facendo molto da enzima, per me è realmente una dinamica metastorica forte che non voglio sottovalutare.
Una cosa bella che mi piace sono le pillole di Mariano che leggo al risveglio.
Quelle sono parole “reali” perché le sento che si incarnano nella vita, le sento specifiche e che mi collegano al fondo comune con tutti i diecimila esseri. Anche questa può essere una dinamica metastorica chiara e reale.
Un anno fa scrissi il ricanto “far morire” che ancora oggi mi accompagna.
Qui sotto mi è venuto di scrivere questo monologo, lo so può sembrare anche una stronzata però a me è servito e voglio andare oltre al giudizio che potrei darmi e condividerlo con alcuni di voi.
Grazie.

06-04-22
“No grazie. SONO SOLO PAROLE!”
(voglio cose reali)

Non mi interessa più papà. Le tue parole ad effetto che mi dici con un cenno di commozione non mi toccano più, non ci casco, non sei più credibile. Parole, parole, e ancora parole, ma dove vanno a finire poi? In quel buco là, e sai perché non ci casco più? Perché mi sto risvegliando… e sai cosa vuol dire? Che finalmente vedo, e ancor di più sento.
E non mi freghi più, né tu né nessun altro.
Quanta finzione, quanti teatrini messi in piedi, ed io che pensavo fosse tutto vero, ma poi? Ogni volta me la devo vedere da me. E allora così sia, ma senza più passare nel sentiero della finzione. Mi fa stare male, mi conduce nella rabbia.
Ma cos’è l’amore? Tu lo sai?
Di certo non me lo ha insegnato tu. Tante parole sull’amore, ma cos’è porca troia?! Lo vedi che non lo sai. Lo vuoi definire perché te lo hanno detto così, ma poi nei fatti, cos’è? Lo sai perché sto iniziando ad amarti? Perché sono riuscita a sentire odio per te, a viverlo, mi scorreva come un’infusione endovenosa vitale. È stato così potente che credevo di morire. Eh sì morire, perché quando devi mandare a fan culo chi ami ti senti di morire, perché se ne vanno tutte le certezze che ti hanno tenuto fino a quel momento e tu non sai più chi sei. Ma che padre è un padre che non sa amarti, che vede in te solo linfa da succhiare?
Eppure sai che ti dico, io sto iniziando a volerti bene!
Mi sono attaccata per una vita al simbolico, alle parole, credendo che fosse la realtà del tutto, ma cazzo non è così. Ho creduto che bastava che l’altro ti dicesse “ti amo, sei unica…” ed io mi scioglievo e andavo avanti imperterrita nella falsità. Volevo te. Ho dato troppo tempo alle illusioni, a prendere spazio su cose non vere, per correre dietro a un sogno irreale? No grazie. Voglio cose reali.
Ora sto capendo cosa vuol dire amare, grazie al tuo respingermi e negarti ora sto iniziando ad apprendere il senso dell’amore. Tu non lo sai perché credevi che bastava sposarsi, fare figli e sentirti proprietario della vita degli altri. Caro mio, che illuso! Ridursi! Sai cosa vuol dire? Ma come ci pensi. Eppure è il primo gesto di amore che puoi fare per l’altro. Ma cazzo se stai anche male! Lo devi fare, rifare e rifare prima che diventi anche un piacere e quindi “amore” per la vita dell’altro. Perché nel ridurti, perdi parti tue, e ti devi lasciar andare, devi sospendere bisogni, desideri, controllo, svalutazione, confronto-differenza, gelosie, contrapposizione…
Ma se riesci è uno spettacolo!
Amare è sentirsi liberi e lasciare liberi.
Io non mi accontento più, non faccio come te. Io scelgo per me la libertà da tutti sti incastri-teatrini-illusioni che mi avete tramandato. Io non voglio più essere la seconda scelta e quindi la soluzione di nessuno, lo sono stata per troppo tempo con te. Adesso basta! Che schifo!
Ho la mia dignità e se penso a quanto mi sono svenduta per un ciuffo di “parole”, per l’attesa che arrivasse chissà chi? Fan culo sto simbolico che è diventato il tutto nella mia esistenza, fanculo a quella Benedetta che si è accontentata perché si sentiva indegna e che non si meritava un cazzo, fanculo a te che sei stato il Buddha che non si è mai rivelato.
Io voglio i fatti, ecco, e se oggi lo pretendo è perché lo pretendo da me, poi se non succede niente non morirò più, sono già morta troppe volte per gli altri, per scappare da me. Adesso decido io.
È bello amare quando riesci a cogliere e accogliere le difficoltà dell’altro, quando sai aspettare, quando non ci sono aspettative inutili, quando i limiti altrui non diventano anche i tuoi, quando sai co-creare seppur tutto intorno crolla, quando il tuo potere commutativo vince sul fallimento.
Voglio anche io amarmi così, amare così e sentirmi amata così.
Lo so, per te è Utopia… Che fa, a te lascio le parole, io continuo a perseverare… verso l’amore!

Benedetta

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