Il ritorno al “nido del cuculo” del Centro di Medicina Sociale di via Arpi, ricordo di Sabrina

Caro Mariano ieri mi hai regalato una festa di ricordi e di emozioni. Mi trasmetti un Know How generato dalla tua fusionalita’ che si ricarica perché in tutti questi anni hai accolto il negativo trasformandolo in fonte vitale. Insegnamenti e profondità davvero incomprensibile per chi gode della superficialità istituzionale ma, anche, quotidiana. È la prospettiva che serve oggi. Ieri studiando ho pensato che per me non è più possibile vivere di parzialità per cui il mio globale massimo è crescere e prendermi un po’ dell’interezza. Prima di approdare in Via Alpi non c’era luce per me. Vivevo nelle tenebre pur essendo insegnante e ” inglobata” in un sociale assistito. Sopravvivevo. Non conoscevo la mia specificità, ero albero della vita carica di croci come il cireneo e prendevo su di me croci che non mi appartenevano. Via Arpi, il Centro, il tuo continuo farmi da utero, mi hanno dato dignità. Mi mancava la dignità intesa come stabilità e approfondimento della mia vita. Sapevo di me solo l’8 per cento dell’iceberg che gli altri mi rimandavano. Di me non c’era niente. La famosa “visita” che hai nominato mi fece traballare quel mondo di cartapesta. Mai nessuno si era permesso di trattarmi così, mi dicevo. Ma non era vero, ero stata massacrata da violenze esplicite e altre più subdole avendo dentro di me la consapevolezza fasulla di una croce che salva. La croce salva se hai la capacità di vederla inserita in un Ciclo Esistenziale Universale. Il tuo CEU. Nascosto nella profondità di ognuno. Mi sballò quella visita. Tu non sai che rimasi davanti alla tua porta in attesa che uscissi per dirtene quattro! Figurati! Però mi colpi proprio questo tuo fare da persona scorbutica e irritante. C era qualcosa che mi colpi. Il senso di un interessamento alla mia vita al di là di ciò che potevo vedere all’istante. Non ancora mi fido del tutto delle mie sensazioni ma ci vogliono anni per rompere lapidi così spesse coniugate alla mia specificità molto troppo sensibile. Una sensibilità che ancora non ascolto ma che potrebbe portarmi lontano da tutto ciò che è inutile. Ti ringrazio Mariano per avermi scioccata con quella visita. Ecco erano cose che tu credevi veramente di me e questo mi colpì. La tua sincerità e il fatto di essere un medico psichiatra diverso dai tanti che avevo conosciuto per farmi aiutare da un sintomo che adesso, alla luce di ciò che ho imparato, è normalissimo. La cosa che più ricordo di Via Arpi è quel clima di complicità e di libertà che ci hanno aiutato molto e che ieri gli altri hanno ricordato. Ricordo le lunghe ore di teoria e soprattutto la tua pazienza quando ci insegnavi le cose minime ripetendo ogni volta! Eravamo così lontani da ciò che già avevi prodotto e ce la volevi far conoscere. Piano piano. Sei stata una quarta dimensione per tutti noi! Ci hai fatti sentire importanti ed indispensabili e ora ci stai accompagnando ad un passo ulteriore di adultità fetogenetica. Ieri ho consolidato il mio affetto per te e la mia dedizione al lavoro silenzioso che per me è un continuo ricantare all’esistenza. Si fare poco e non sono brillante ma proseguo e vado avanti con quello attaccamento all’esistenza che mi fa sperare nella Nuova Specie!

Sabrina

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