“…come se questi scritti fossero un innamorato che mi aspettava, e io aspettavo lui.”

Caro Mariano,
ho appena finito di leggere la prima settimana di Quadrimensionalismo che hai condotto nel 2007. L’Ho trovato un corso profondissimo, che ho denominato “apritore di cervelli”. Ci sono stati giorni, in cui non potevo leggere, e ci pensavo spesso, come se questi scritti fossero un innamorato che mi aspettava, e io aspettavo lui.
Una cosa che mi ha colpito molto è quando durante il corso hai detto che non è la metastoria che deve cambiare la storia, ma il contrario. In realtà io sono riuscita a cambiare la mia storia, solo dopo che alcune dinamiche metastoriche hanno risanato alcuni miei FUK. Ma penso che tu volessi dire che il nostro cocreare nella storia permette la fetogenesi, e quindi la modificazione della metastoria per andare a creare il FUI. Io l’ho intesa cosi ma sarebbe bello parlarne.
Mi ha colpito tantissimo questo pezzo, anche questo pezzo “la risposta alla metastoria perché se avesse creato una vita perenne…non so se…si chiamerebbe non-vita. ma la vita ancora non c’è…perché se avesse creato una “vita” perenne avrebbe risolto il giallo metastorico. Ma per risolvere il giallo metastorico avrebbe dovuto capire perché c’è anche il diavolo, la non-vita, la distruzione, ma per capire questo ha dovuto capire che cosa ci sta prima” perché è proprio la risposta alla domanda che ha aveva fatto Zeno (infatti lessi le pagine pochi giorni dopo averti inviato il messaggio!) Ho provato a ripetermelo dentro di me, con mie parole, cosi vediamo se ci intendiamo: il giallo metastorico è che non sappiamo bene cosa sia la metastoria, da dove veniamo, abbiamo solo delle rappresentazioni che sono diventate IDEA. Questa IDEA include anche il fatto che per risolvere questa inconoscibilità della metastoria, ha creato una vita storica che diventa “irrealmente” perenne (es. con l’ingresso in paradiso per i cattolici o la reincarnazione per i buddhisti), ma a causa dell’IDEA per entrare nel paradiso dobbiamo cancellare il negativo. Se fossimo in una vita “realmente” perenne nella storia (es viviamo all’infinito), non avremmo conosciuto la parte diabolica (la morte, il dolore, la distruzione) e quindi quello che poi ci fa cercare la parte mancante (farsi domande sulla vita, cercare, etc.), non conosciuta (es l’ottetto negli atomi incompleto è quello che ti fa fare i legami forti, se tu fossi completi rimarresti statico, in una non vita!). È solo vivendo la parte del negativo che riusciamo a conoscere più in profondità la metastoria, quell’essenza che ci sta accompagnando nella vita! Mariano, l’avrai detto 100 volte sta roba, ma attraverso la lettura di questi scritti, mi è arrivato più in profondità il senso più globale della tua teoria. Per questa intuizione, dovresti ricevere il Nobel per la pace, perché cambierebbe in profondità le relazioni, le modalità di risolvere i conflitti e tante cose a cui siamo indegnamente abituati! Vediamo la vita o la metastoria cosa dirà. Per me è stata una rivelazione profondissima, e incredibile! Grazie Grazie!
Mi ha incuriosito la storia della morte della cellula e della membrana (divisione tra interno ed esterno). Mi ha fatto venir voglia di andarla a riguardare nel libro dell’esame di biochimica. È stato uno spunto che poi mi ha permesso di curiosare nel libro di biochimica, ritrovandomi tra le mani la cascata enzimatica dell’emoglobina (teoria della cooperazione che ho fatto nell’incontro tra i conduttori di Evviva La finestra) e la apoptosi (teoria di ampliamento della vecchiaia nel BADA VECC che prima o poi farò). Insomma grazie perché sono riuscita a rinnovare la mia curiosità per la biochimica, immergendomi con occhi diversi.
Mi è piaciuto tantissimo quando hai parlato del codice biorganico quadrimensionale, facendo vedere che anche l’epistemologia scientifica, da valore solo alla vita (come peraltro quella scientifica), invece per l’epistemologia globale tutto ha valore (organico e inorganico), e ognuno ha delle caratteristiche speciali, viste con questo nuovo codice. Mi ricordo che quando arrivai al percorso, la prima volta che sentii la parola biorganico rimasi confusa: tutti i giorni usavo sta parola a lavoro, nel campo dei rifiuti per indicava qualcosa che si decomponeva e non capivo cosa centrasse con il percorso di crescita… beh carino trovarmi a sentire il biorganico muoversi leggendo questo!
Un’altra cosa illuminante è come descrivi le fasi che portano alla destrutturazione di una persona, facendo l’analogia dei Messaggi Movimenti che lancia un neonato a sua madre per farle capire che ha fame. Avevo già letto 3 anni fa il libro e mi erano rimasti impressi i concetti dei Messaggi movimenti, ma il dettaglio con cui li spieghi negli atti del corso QD e della loro discesa nel Graal, mi ha fatto scendere più in profondità il concetto che più uno intacca il suo codice biorganico per risolvere problemi nella storia, e più questo codice biorganico che mette fuori non viene capito, più c’è la voglia di andarsene nella situazione psicotica, chiudersi definitivamente dal contatto con l’esterno. Ognuno di noi ha costruito, e modellato il proprio Graal fin dai primi istanti di vita, questa è la nostra vera impronta. E questo è anche il filamento su cui si basa il Metodo Alla Salute, dove non è importante eliminare il sintomo, ma arrivare a cosa lo ha generato. Ognuna di queste riflessioni mi ha riportato a me, sia come figlia sia come madre, al ritornare nei Messaggi Movimenti che ho dato a mia mamma nel corso del tempo, diversi ma sempre con la stessa risposta: il negativo, un negativo che mi ha precluso il suo corpo e il suo biorganico di madre accogliente, per lasciarmi nel simbolico ristagnante e rigido che lei si era autoimposta, decisa a seminarlo dentro gli altri. E questo quanto poi ha inficiato anche sul mio capire, come madre i Movimenti Messaggi dei miei figli. Essere quarte dimensioni è sentire. Il rapporto madre-figlio e come uno se lo è vissuto fin dai primi istanti di vita, influisce nella sessualità, nella modalità in cui io voglio rapportarmi con l’altro: la sessualità alla puttana, ovvero ho un bisogno impellente e me lo prendo e consumo senza stare a badare all’altro (soprattutto quando ho avuto una quarta dimensione che non è riuscita a farlo quando ero neonato) o la sessualità adulta alla pari, non “consumata” per lo sballoso, ma in modo reciproco, perché non ho bisogni neonati aperti.
A proposito delle quarte dimensioni, una bellissima finestrella che si è aperta è quella rispetto al lavoro e al suo essere quarta. Come il Fi.Fi. attraverso il lavoro del terzo millennio ci fa sentire importanti, visti, ci dà il cibo e soldi per le nostre parti bisognose, e dunque ci fa un po’ da mamma, in cambio della nostra efficienza veloce e della disponibilità infinita che ognuno di noi è spinto a mettere a disposizione. Ovviamente è una mamma virtuale, e non da nessun dono regalo a gratis, pretende sempre molte cose in cambio. Mi è scesa anche più in profondità che una quarta dimensione continuattiva non è propizia, in linea generale nella storia, perché c’è bisogno di dare discontinuità per potersi far apprezzare anche come quarte dimensioni, e questo è verissimo perché mi ha fatto da teoria su un cambiamento a livello di relazioni che ho approcciato ultimamente nella storia.
È stato bello ritrovare Flatlandia, che avevo già letto nel libro Verso La Nuova Specie ancora all’inizio del percorso ed era una degli aspetti che mi erano rimasti più impressi, Flatlandia la sentivo e la sento tutta.
Questi sono solo gli spunti più significativi anche se ci sarebbe tanto altro. Le formule che descrivono le dimensioni (I, II, III e IV) per me sono semplici, un po’ perché sono sotto format scientifico, e quindi per me facilmente fruibili.
Cit. Mariano Loiacono “La storia della vita non dipende troppo dalla vita stessa, se la vita è stata originata da qualche altro lo diciamo, significa che non sta nella vita stessa il senso della vita.”
Caro Mariano, sono contenta che hai lasciato Maria. Ne hai fatta tanta di strada, per te, da quel 2007. I tuoi regali preziosi (molto più di una collana d’oro), resteranno sempre dentro ciascuno di noi.
Un abbraccio a forma infinito, Elisa

 

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