“Oggi, come San Francesco, ti spogli della tua veste più rappresentativa…”, Silvio. Riscontri

L’immagine in anteprima è presente sulla quarta di copertina del libro ” Alla ricerca della mia stella”, scritto da Silvio e pubblicato nel 2012.

Caro Silvio, sono contenta di averti letto, e di risentirti in questo tempo, nel corso delle avventure che hai deciso di intraprende nella tua vita, ma sempre con un occhio di riguardo a quello che ti sta intorno.
È uno scritto generoso, perché apre a parti tue che non hai mai potuto / saputo esprimere. E anche mi permette di conoscerti meglio, perché in realtà in passato non ho scambiato molto con te, direttamente, anche se mi arrivava il tuo voler bene alla vita, in generale. Con Adalberto sento che la relazione con te è stata importante nel suo procedere iniziale e quindi voglio anche ringraziarti pubblicamente per questo.
È bello sentire il tuo Graal, non per sentito dire, ma un pochino più da vicino. Purtroppo ancora non è possibile sentirlo facilmente con l’analogico o con il fonema, ciononostante il grafema virtuale è meglio della rappresentazione.
Leggendoti, per un secondo sono ritornata ai momenti in cui il Metodo alla Salute lasciava l’azienda ospedaliera e io ero un po’ disperata: a lavoro se dicevo che andavo in ospedale era una cosa seria, ero più giustificata, se avessi detto che andavo al Villaggio Quadrimensionale come lo avrei giustificato? Queste erano le mie povere ma importanti considerazioni. Importanti perché proprio questo passaggio dall’ospedale al Villaggio, per me è stato il quantum per scegliere più in profondità e in modo diverso il percorso, anche levandomi un po’ di dosso le maschere che mettevo da malata, essere compatita dai colleghi, conoscenti etc. La maschera di avere un posto di indiscutibile serietà: un ospedale. Così il percorso di malattia è diventato a poco a poco, dentro e fuori di me, un percorso di crescita (il Villaggio ha consentito questo! Grazie GUK!), ricco di opportunità per coltivare il rapporto di coppia e con i figli in questo flagello in cui siamo immersi, ambiti di creatività, per la mia salute. Sollus, non malattia. Ho appiattito il livello mio interno con quello esterno. Prima di questo passaggio, pensavo che quella duplicazione delle maschere che mettevo, in e out dalla parola malattia o ospedale, non avessero peso, e invece … penso che ogni piccolo pezzo di maschera, duplicità, dicotomia che si lascia andare, per creare una propria identità sollus sia fondamentale per poter co-creare in modo fusionale nella storia. Le maschere e la paura non ci fanno vedere chi siamo veramente, c’è sempre una parte di noi ricattabile, non vera. Togliersi dal nascondimento non è proprio semplice, e me lo sto conquistando sul campo da battaglia, pezzo per pezzo. Ma ad ogni pezzo di verità nostra conquistata, la voce nostra cambia, i codici diventano più potenti, oltre le dicerie altrui. Sono profondamente convinta che l’In.Di.Co sia un bell’accompagnatore di questo processo, e non mi ha mai lasciata quando ho tolto le maschere, permettendomi di riconoscermi in tutte le parti che sono stata. Finché ha dominato l’insicurezza, che mi ha fatto rinnegare parti di vita mia, non ho cambiato un cazzo attorno a me. Quella patina gli altri la sentivano a distanza di un miglio, un po’ cambiavano ma solo perché io mi spendevo tantissimo per loro, ero generosa, accogliente, rincorrente, embriogenetica, solitaria e anche determinata nel mio operare. Onnipotente. Ma le persone attorno a me non cambiavano in profondità. Io ritengo fondamentale non cambiare le persone ma il codice, il mio prima di tutto. Il codice nuovo cambierà le istituzioni. Io entro nelle istituzioni con il mio codice nuovo, sono dentro, immersa fino al collo, tutti i giorni. Tutti i giorni navigo in mezzo alla morte e alla vita, tentando di modificare quei tre cazzo di codici che mi hanno infilato in questi ultimi 2000 anni, che fra un po’ non mi uccidevano, e costruire il mio nuovo codice. Ai miei figli non lascerò i nonni, la scuola, la piazza dove giocano cambiati, ma il codice cambiato. Questo è il filamento potente. Il più potente.
Un’altra cosa che mi spaventava all’epoca della nascita del Villaggio, era la location. Ma veramente doveva essere proprio lì, a 6 ore di distanza da casa mia?! Qualche bestemmia l’ho tirata all’epoca! Io penso che tutti abbiamo questo desiderio infinito di avere una cosa, anzi ‘la cosa’ per noi. La cosa il più nostra possibile. Dentro questo concetto c’è il ruolo, e in fondo in fondo alla valigia, la voglia primordiale di distinguersi, possiamo dire ‘era dello spermatozoo’’? Altro che embriogenesi! Il tempo è passato, e ho pensato che chi vuole cambiare il codice deve andare alla fonte, e la fonte deve stare dove ha generato tutto questo. Non lo dico per una questione di mera riverenza, ma per la disponibilità di strumenti, di relazioni, di conoscenza dei me.me, di intrecci, che favoriscono la tutela di questo nucleo. Gesù quando ha predicato non ha preteso subito di annunciare il suo credo a tutto il mondo o a tutto il suo paese, eppure lui doveva salvare tutti gli uomini! Ha seminato in qua e in la, perlopiù con poche persone e fatto vedere la via, i filamenti. È tutto da costruire, io voglio sentirmi libera di appartenere, mantenendo la mia specificità, in Pamoja, distinta quanto più possibile e sputando sangue. Il mio sangue: se non cambio parti mie (e ringrazio la rrrete che con pregi e tutti i limiti che può avere, non potrei cambiare così in profondità senza di lei!), il resto sono solo rappresentazioni.
Per ora non voglio pensare alla massa, indistinta. Oggi non voglio più salvare tutti, soprattutto quelli indifesi. Salvare cani e porci. Spendermi indistintamente. Fare da sola. Devo salvare le mie parti indifese per prima, far germogliare il mio nuovo codice, insieme agli altri, ma soprattutto ai 10.000 esseri che sento vicini.
Caro Silvio, ti ringrazio per questa opportunità che mi hai dato di co-creare per me, sciogliendo ancora un po’, tornando su vecchi schemi che mi hanno attanagliata e rinforzando il mio Globale Massimo attuale. Questa mail è un po’ del mio sangue, perché un po’ di tempo fa ti avrei letto e archiviato dentro le miriadi di altre mail virtuali. Non perché non ci tenevo a dare una risposta o a te come vita, ma non avrei saputo o avuto il coraggio di risponderti.
Anche se un giorno ti capiterà di averne voglia, non guardare troppo indietro. Scegli per il tuo oggi.
Un abbraccio nelle ore notturne che mi accompagnano ad alleggerirmi
Elisa

Caro Silvio, mi ha fatto piacere e ho apprezzato la tua risposta onesta e ricca di vissuti e rielaborazioni di questi ultimi anni.
Sicuramente quando il Metodo alla Salute cresceva all’interno di una istituzione era più credibile e affidabile e tanta gente poteva essere più facilitata ad avvicinarsi a questo nuovo ed efficace approccio al disagio. È stata una fase buona, ottima per sperimentare e creare gli organi però, a mio parere, era una fase embriogenetica perché rappresentava ed era comunque legato ad un organo, quello del disagio: per dirlo in breve le persone si avvicinavano in emergenza, perché stavano male e si aspettavano figure adulte che li aiutassero nel loro “disagio” creando comunque relazioni asimmetriche, purché si volesse evitare.
La fuoriuscita dall’istituzione è stata sì una meiosi però ha portato ad una svolta, un punto di vista a mio parere più leggero, semplice e vitale.
Secondo me la fetogenesi non sta solo nell’intreccio con le istituzioni ma deve partire prima tra di noi. Un conto è scegliere il progetto nuova specie perché non hai alternative, stai affogando e quindi cerchi aiuto; un conto è sceglierlo liberamente, come opportunità di crescita sciolta dal disagio.
Io credo che è una buona strada per stare alla pari e in fetogenesi con gli altri organi per far crescere un organismo.
Il PNS non deve più convincere nessuno che è un grande progetto, non ha più bisogno del nido del cuculo per avere un’identità. Chi davvero vuole cambiare in profondità ne coglie il valore, il senso e soprattutto L’AFFIDABILITÀ.
Caro Silvio ti assicuro che è passata di acqua sotto i ponti da quando siamo al Villaggio e dalla tua mail sento che sei rimasto un po’ indietro rispetto al senso e alla semplificazione che oggi caratterizza il Progetto Nuova Specie. Mi dispiace perché credo che ti piacerebbe questo nuovo vestito del progetto.
Con amore, Serena

Ciao Serena,
grazie del tuo riscontro, come ho già scritto ad Elisa il mio punto di vista è certamente parziale perché legato all’esperienza che ho fatto. Ho scritto cose che avrei potuto comunicare in passato fin quando sono stato presente.
Rifletterò riguardo ai contenuti che hai scritto e agli stimoli che mi hai dato.
Un abbraccio, Silvio

Caro Silvio, è bello sentirti nello storno di quello che ormai è un filamento che ti è rimasto vivo a distanza di anni anche di distinzione dentro di te, soprattutto nella relazione con Mariano.
Si sente che vuoi bene a Mariano al PNS e alla storia di come è cresciuto il progetto.
Sei stato ma sei ancora parte inclusa del progetto e come ha detto Elisa hai donato i tuoi filamenti in tanti di noi me compreso. Rispetto al tuo scritto e alla tua analisi voglio dirti che la sento vera come osservazione in parte.
Provo a esprimere il mio punto di vista.
Oggi il PNS gode di specificità propria e distinta dalle istituzioni proprio per il passaggio che ha fatto di separazione sia dall’azienda sanitaria che dalle Istituzioni che come dici tu sono state e ancora sono importanti per il progetto ma non dipendente che è fondamentale agli occhi oggi anche di un sistema sanitario nazionale le crisi di mezzi e soluzioni, il Corona virus ne ha accelerato i limiti e fatto emergere ormai le confusioni che già c’erano prima. Di fronte ad una mondemia il PNS non si è MAI FERMATO. Forse all’interno del centro di medicina sociale si sarebbe bloccato tutto per un bel periodo di tempo. Questo è un dato di fatto reale non ideologico o ipotetico.
Bello invece il tuo procedere che da quello che hai comunicato sento che ti sta dando tanto come cocreatore all’interno della GUK, e che sento che anche io come te mi posso spingere sul territorio per cocreare per me, perché credo che siamo chiamati ora che abbiamo svoltato attraverso l’autonomia del villaggio quadrimensionale, a cocreare ovunque noi siamo come meteore che cadono su pianeti inesplorati per portare una nuova opportunità. In questi anni credo che tu sia stato quello più fetogenetico per te stesso è sicuramente l’hai dovuto e potuto fare anche alleggerendoti del carico progettuale del PNS per dedicarti al tuo progetto per te.
Mi ha fatto molto piacere sentirti so che state attraversando un arco di sinistra per lo star male della madre di Michela, vi ho sentito in attraversamento di tutta la famiglia, mi piacerebbe che non vi sentiate soli e di condividerci il vostro vissuto di questa fase delicata e di passaggio, tu Michela e i ragazzi siete nel mio cuore ma come credo anche in tanti altri di noi. Vvb Emanuele

Caro Silvio, è bello che ci sei voluto essere in questo importante passaggio di Mariano, come dici tu ha lasciato le vesti simboliche di medico, anche se medico comunque rimane, che ha dovuto indossare per essere riconosciuto dalle istituzioni a partire dalla sua famiglia di origine. Sono state vesti importanti che gli hanno dato la possibilità di far nascere e crescere il Progetto, ma sono anche state vesti pesanti e ingombranti per un sognatore concreto che ha dovuto combattere da dentro quelle stesse istituzioni, andando contro ciò che si aspettavano da lui. Sono stati anni anche di pesi, disconoscimenti e sofferenze che Mariano ha dovuto affrontare anche rischiando tanto, perché il ruolo del medico implica anche una serie di responsabilità plasmate dalla visione ridotta e asimmetrica medico scientifica. Oggi, finalmente Mariano ha sentito che poteva liberarsi di quelle vesti per spaziare come e dove sente. Per quanto riguarda la relazione con le Istituzioni molti di noi sono impegnati in questo, certo è una cosa importante a cui dedichiamo attenzione ma non più vitale per il Progetto. La Fondazione è un soggetto di diritto pubblico e questo è un dato, abbiamo sicuramente più autorevolezza nell’interfacciarci con l’esterno che comunque è difficile perché oggi più che mai è chiuso in manovre di controllo sociale e ridicole paure… Ma noi siamo uno stormo, siamo tanti e con tante competenze. Recentemente abbiamo incontrato la Giunta Comunale di Troia, eravamo settanta postazioni da tutta Italia e ci siamo sentiti forti e autorevoli nel pretendere di essere ascoltati e anche di chiedere. Il Villaggio è Casa Nostra, è la casa di ognuno che vuole anche solo conoscere questa realtà/punto di vista nuovo sull’esistenza. È un luogo aperto e accogliente che oggi ha una sua identità anche storica da conoscere ma anche da rispettare. Il vero passaggio che io sento è da una esperienza embriogenetica in cui il ruolo del Dott. Loiacono è stato fondamentale, a un’esperienza fetogenetica pilota verso una Comunità Globale, dove ognuno di noi può essere enzima per l’esterno e per le Istituzioni. Il Progetto Nuova Specie è un sogno concreto di cambiamento e oggi è un sogno più libero e sempre più autorevole. Caro Silvio ognuno che ti ha conosciuto sa quanto sei stato in punta e a fianco a Mariano in vari passaggi importanti, sarebbe bello se oggi tu potessi anche conoscere e godere di questo stormo fetogenetico che ha tanto desiderio di volare verso cieli nuovi.
Con affetto, Annamaria

Grazie Annamaria,
quando ne sentirò il desiderio certamente verrò a fare esperienza. Grazie della risposta
Un abbraccio e buonanotte, Silvio

Caro Silvio,
che sorpresa leggere una tua risposta ad un messaggio di Mariano o della Fondazione. Mi ha fatto piacere leggerti perché sei e rimani un filamento importante di quello che è oggi la Fondazione e perché sei stato per me per alcuni anni un punto di riferimento.
Ho letto quello che hai scritto e sia ieri che oggi ci ho riflettuto specie per quanto riguarda il discorso delle istituzioni e voglio dirti questo: da quando non frequenti più il Progetto Nuova Specie tante cose sono cambiate molto di più di quello che puoi immaginare ma questo lo si può capire probabilmente vivendo il Progetto Nuova Specie nel quotidiano usufruendo delle tantissime nuove possibilità che il PNS offre.
Avendo vissuto questo periodo come tu hai vissuto quelli precedenti ti posso assicurare che se non ci fosse stato questo Wendepunkt, questo decidere dal mondo ospedaliero-istituzionale tante cose non le avremmo costruite e non le avremmo fatte, di questo ne sono abbastanza certo. Esserci disinclusi ci ha permesso di essere più liberi e di sognare tante cose che prima non si sarebbero potute ipotizzare. Io penso che questo passaggio sia stato necessario, ma non te lo dico per un’I.De.A. ma per quello che ho verificato in questi sei preziosi anni.
Nello stesso tempo non è mai stato detto che non è importante avere relazioni con le istituzioni, anzi, credo che le occasioni che si creano siano importanti e non è detto che un domani alcune cose non cambino, ma il cambiamento da Metodo alla Salute a Progetto Nuova Specie doveva passare da questa tappa necessaria e positiva. Anzi, proprio per il Mosaichaos, non so se lo sai, Fabio e Gabriella hanno avuto molti scambi con le istituzioni, addirittura Fabio ha comunicato col Presidente della Repubblica!
Penso che per Mariano questo sia stato un passaggio importante e anche questo necessario. Mariano è molto più di un medico e non ha più senso cortocircuitare il Progetto Nuova Specie in qualcosa legato all’ambito medico-sanitario, come ben sai quello è solo il trampolino di lancio per trovare persone che ormai troppo affossate dalla onnipresente embriogenesi possono sognare più facilmente una Fetogenesi che ci spinga come farfaluma verso la GUK. Questo che dico lo credo fermamente. Fare questo e trasferirci a Troia non ci ha reso una delle tante comunità, ma un qualcosa che giorno per giorno e con il sangue agli occhi siamo trasformando in qualcosa che sarà l’ombelico del mondo, bisogna soltanto avere un po’ di pazienza, ma questo non vuol dire uscire dalla società. Io non mi sento per niente uscito dalla società.
Per quanto per tanti anni sei stato alla testa della treccia di Berenice secondo me ti dovresti dare l’opportunità di farti un periodo al Progetto, credo che questo che ti dico lo vivresti anche tu.
Comunque ti ricordo in quel periodo e secondo me tante cose le sentivi vere non solo perché, come dici oggi, ti sei omologato a Mariano. Questi vissuti che dici possono nascere col tempo facendoci vivere diversamente il positivo che c’è stato, sono paure e sono sirene che ci vogliono fermare nel viaggio. Ovviamente questo è un mio sentire.
Davvero ti invito a fare una esperienza al Progetto che non è più solo il Metodo alla Salute. Io non mi sento per niente fuori dalla società, anzi! In una recente teoria sui battesimi Mariano ha ipotizzato il “battesimo di fuori” proprio per chi ha desiderio e voglia di relazionarsi con l’esterno col coraggio di portare avanti la Weltanschauung del Progetto Nuova Specie.
Ci ho tenuto a risponderti perché sei un antenato importante e sento che alcune cose che dici non rispecchiano la realtà del Progetto ma sono più frutto di interpretazioni che forse ti servono per tenerti un po’ distante. Detto questo ti saluto e ti aspetto sia a Milano che a Troia potendoci incontrare alla pari e non più asimmetrici.
Buona fine giornata dubbiosa, Amerigo

Grazie Amerigo,
come ho scritto quello che ho espresso risente delle parzialità della mia esperienza fatta e di come ho vissuto io questi passaggi e il mio ultimo periodo nel PNS, mi dispiace se sono sembrato giudicante verso ciò che si sta facendo, non era quella la mia intenzione.
Rifletterò riguardo le teorie che mi hai donato e casomai ci sentiamo.
Un abbraccio, Silvio

Caro Silvio,
ho riletto la tua mail un po’ di volte, sia perché volevo ricordarmi il ritmo delle tue parole che spesso mi hanno accompagnato in passato e che spesso mi sono mancate in questi anni, sia perché un po’ in questa mail mi mancava lo spirito libero che ti contraddistingue.
Il tuo esprimere e palesare il tuo pensiero è stato importante, sicuramente ha chiarito tante cose rispetto a questi ultimi anni della tua assenza al ProNuS, anche se credo che alcune cose non siano tutta la verità rispetto a quello che tu hai vissuto negli ultimi anni.
In questi anni, come saprai, il Progetto ha vissuto delle importanti metamorfosi. Una delle più importanti è stato proprio lasciare i locali del D’Avanzo a Foggia. La grandezza di quel passaggio è stato proprio quello di cogliere l’opportunità per salpare alla scoperta di cieli e terre nuove. Questo salto precipiziale e il conseguente arco di sinistra che abbiamo dovuto e voluto attraversare ci ha portato ad un salto quantico Oltre non da poco: il villaggio Quadrimensionale!
Abbiamo lavorato tanto e con molti sacrifici, ma tutto questo lavorio ci ha portato a creare uno stormo di co-creatori, che instancabilmente si sta adoperando per portare avanti i tanti e diversi ambiti che sono nati in questo ultimi anni come frutti rigogliosi di un albero più maturo: la Scholé globale, la Weltanschart, la Circolinfa, le convinte di genere che si sono intrecciate ed evolute, la Storiarrrete, il Laboff, il Maestrepolo, il know-how, i corsi FigliGenitori, le GioCaB e tutti gli altri ambiti che sono nati o che già c’erano e che stiamo portando avanti nella gravidanza del Progetto. Ora siamo in tanti e molto motivati e questa nuova veste ci dà più dignità e credibilità a partire da noi, dalle nostre specificità e professionalità che mettiamo in campo.
Allo stesso tempo ci stiamo adoperando per intrecciare con l’esterno, non so come fai a dire che sia fuori dal mondo, centinaia di persone circolano per il villaggio e vengono a Troia, anche persone esterne incuriosite che vogliono conoscere la nostra realtà. Ognuno di noi sta intrecciando anche con realtà esterne al Progetto: dell’università, con altre comunità in Italia, l’UNESCO, il Comune di Troia, la Regione, la scuola, ecc.
Anche sui territori stiamo ripartendo dopo il fermo del Carona virus, già dall’estate scorsa qua nelle Marche abbiamo organizzando una serie di eventi patrocinati e partecipati dai vari Comuni e dalle Associazioni con le quali abbiamo collaborato e adesso stiamo ripartendo con i GAS che faremo sul territorio del dipartimento centro tra Romagna e Marche.
Ti ho fatto questo elenco non per dirti quanto siamo bravi ma più per passarti l’entusiasmo e il suono di una fonte che zampilla sempre più rigogliosa da quando abbiamo dismesso il vecchio vestito istituzionale dell’ospedale. Oggi non siamo più soltanto legati al disagio, quello è la spinta, il negativo del quale fare gravidanza, ci indica la strada.
Voglio anche criticarti rispetto le cose che hai scritto nella tua mail, perché lette così in alcuni punti le tue parole sono suonate un po’ presuntuose e calate dall’alto di chi non si è immerso in questi ultimi anni per vedere e toccare con mano, ma ti sei più ritirato osservando a distanza. Ti voglio anche dire che a mio avviso il tuo approccio alle istituzioni mi sembra un po’ datato, penso che siano cose che erano valide fino un po’di anni fa, ora tutto sta cambiando tramite la globalizzazione, il Carone virus, la crisi di tutte le istituzioni.
È tutto un sistema che è al collasso e non auguro a nessuno di trovarcisi dentro. L’acqua sta salendo e le persone approdano comunque al ProNuS nonostante le dicerie ecc. Anzi in realtà sta diventando un biglietto da visita non essere omologati e allineati alle istituzioni che non godono più della fiducia dei cittadini. C’è la necessità per molte persone di creare nuovi stili di vita e non per scappare dalla realtà ma per stare nell’esistenza in un modo diverso, alternativo ai modelli superati delle istituzioni dominanti.
La strada che abbiamo scelto grazie all’accompagnamento di Mariano è quello di essere Eretici, cioè di scegliere. Eretici vuol dire che vogliamo vedere i limiti dell’angolo alfa e vogliamo scegliere un angolo beta che non vi è già compreso. È questo il senso del viaggio della gravidanza, della GUK!
Ci vuole qualcuno che veda oltre mentre gli altri sono fermi in posizioni già superate e si aggrappano a quello che c’è istituzionalmente. Ci vuole l’eresia, qualcuno che vede la notte nel giorno e il giorno nel pieno della notte, come diceva Giordano Bruno!
Io ti ho sempre visto come un rivoluzionario, uno che “rivolta” le cose, nel senso buono, cioè uno che porta il cambiamento e spero che questo tuo spirito non ti abbia abbandonato e che ti faccia comprendere meglio quello che stiamo facendo, con costanza e determinazione, pamoja.
E non solo al villaggio ma anche ognuno nel proprio ordinario per come può. Io ogni giorno porto il ProNuS nella mia vita, nella mia famiglia, nel mio lavoro, all’università, senza dover indottrinare o convincere nessuno, ma semplicemente stando nell’esistenza a partire da me e con un nuovo punto di vista e con gli strumenti del Progetto che applico in quello che faccio. Ti garantisco che questo arriva, arriva alle persone, arriva ai 10.000 esseri.
Un’altra critica te la faccio rispetto le cose che hai detto sul Progetto che secondo te è diventato embriogenetico, lì più che parresia ci leggo un po’ di rabbietta verso Mariano e secondo me hai un animo troppo grande per queste piccolezze e per metterti sopra a un uomo che per più di 50 anni ha fatto quello che ognuno di noi non riuscirebbe a fare in 5 vite. Dovresti sapere in quante modalità e con quante istituzioni diverse Mariano abbia intrecciato negli anni, dall’Università, alla sanità, alle associazioni, con varie personalità di tutti gli ambiti delle vecchie epistemologie. Questo gli ha permesso di creare un notevole know-how di strategie relazionali delle quali secondo me potresti anche fidarti e anzi, potresti imparare. Sento che purtroppo per te ha prevalso ancora la zona pellucida con Anna e più un punto di vista embriogenetico e obsoleto.
Sarebbe bello se ti concedessi di togliere queste lenti colorate e di scendere in campo per vedere cosa possiamo migliorare insieme senza contrapporre le tue scelte a quelle di Mariano e della Fondazione.
Le critiche sono in senso costruttivo per aprirti gli occhi e so che le saprai cogliere anche perché lo sai che ti voglio bene e ci tengo molto a te a Michi e ai ragazzi.
Ti abbraccio forte, hasta la Victoria, siempre!
Ti voglio bene Victoram

Ciao Vittoria,
grazie anche a te per la tua mail.
Non mi sembra di essermi espresso in merito alla progettualità che state portando avanti e facendo crescere. Non ho dubbi sul fatto che in questi anni sia cresciuto e non ho per nulla criticato la specificità del PNS che, tra l’altro, mi ha salvato la vita e ancora oggi mi orienta.
Sono contento di sentire gli sviluppi che ci sono stati, anche se non l’ho verificati dal di dentro.
Io mi sono espresso rispetto alla decisione presa, quando ancora ero partecipe, di separarsi dall’ospedale.
Separazione che è diventata ancora più definitiva con l’uscita dall’ordine dei medici di Mariano. Come ho scritto ho espresso ciò che sentivo ma non ho saputo palesare quando ancora ero incluso nel progetto. Le mie considerazioni sono frutto della mia esperienza fatta, poi se tu le trovi presuntuose mi dispiace ma non me ne frega molto. È una risposta che ho sentito spesso ogni qualvolta si muovono delle critiche al PNS.
Trovo invece presuntuoso il tuo porti da psicologa rispetto alla relazione con mia madre non sapendo nulla di me e dei passaggi importanti che ho fatto con lei.
So che può sembrarti strano ma si può crescere anche al di fuori del PNS.
Buonanotte, Silvio

Caro Silvio,
Non mi dilungo visto che i messaggi sono già stati tanti… Volevo solo aggiungere che io ci vedo un positivo nella tua critica: perché, non può essere il tuo filamento di Arcopolis a portare avanti ciò che senti che manca al PNS?
Rispetto le scelte fatte da Mariano ad uscire fuori dal terreno medico istituzionale invece posso solo dire che ha arricchito e ampliato rispetto a nuovi ambiti. Faccio solo l’esempio della parte artistica {ma ce ne sono tanti altri} che invece avrebbe risentito negativamente di un’inclusione nel CMS e che invece sta diventando uno degli ambiti più importanti anche proprio per l’intreccio con le istituzioni e altre realtà.
Chiaro, quando si sceglie alcune parti muoiono, ma altre si rinvigoriscono e possono sbocciare.
Tu stai facendo crescere un progetto importante, pregno del tuo ricco specifico e diverso ma comunque collegato come tu stesso dici. Le cose che hai scritto, sono preziose, perché hai liberato punti di vista giacenti dentro di te che forse ancora ti appesantivano.
Se li metti insieme alle risposte e teorie che in tanti ti hanno donato possono diventare una nuova bussola per il tuo procedere coraggioso. O anche uno snodo nuovo di intreccio con la FNS.
Concludo scusandomi per come sto scrivendo, disarticolata e male. Ho risposto solo perché eri tu, perché in realtà oggi sto malissimo e non sto neanche in piedi dopo tre giorni di febbre alta, reazione allergica alimentare e ciclo tutto insieme. Spero arrivi comunque ciò che volevo esprimere senza giudizio o altre intenzioni.
Un bacio grande, Valentina

Ciao Valentina,
grazie per avermi dato il tuo riscontro nonostante il momento difficile con la tua salute.
Arcopolis è un progetto frutto del percorso nel PNS ma è una piccolissima piantina che sta crescendo lentamente. Non nasce e non si propone assolutamente per portare avanti ciò che sento che manca al PNS. Io ci sto per portare avanti ciò che sento buono e che mi fa stare bene, niente di più.
Si spero anche io che questo scambio serva ad arricchire la mia bussola come le bussole di tutti e non a rafforzare le verità che già abbiamo. Vediamo.
Un abbraccio forte e buona guarigione, Silvio

Caro Silvio,
ringrazio Mariano per aver condiviso questa tua mail che ci ha permesso di sapere qualcosa in più di te e di come stai procedendo. Come ti scrissi qualche anno fa, penso che stai percorrendo la tua Unità di Crisi rispetto al progetto in cui ti eri talmente immerso da farlo diventare totalizzante e che, man mano che vai avanti, stai manifestando le ragioni delle tue scelte ed esprimendo te stesso includendo il percorso all’interno del CMS.
Apprezzo molto che, in questo passaggio così delicato di Mariano, hai desiderato scrivergli, segno di un legame che ancora senti in profondità e comprendo quando dici che eri affascinato dal voler trasformare le istituzioni dal di dentro. Già, questa era una frase che ripeteva spesso Mariano, che anche io ho fatto diventare parte del mio Globale Massimo e mi ha permesso di resistere nel mio ambiente lavorativo in tutti questi anni.
Penso però che da allora Mariano è cambiato, la Teoria si è evoluta, il contesto storico in cui viviamo spinge verso modalità diverse di approccio all’esistenza, anche dirompenti se necessario, come Mariano ha voluto segnare con la sua scelta.
Comprendo anche la tua nostalgia per il centro di via Arpi, chi non l’ha vissuto, non può sapere quanto del nostro cuore e della nostra vita è rimasto lì, ma la Vita va vissuta in avanti e oggi il Villaggio è una bellissima realtà concreta che, come già ti hanno scritto in tanti, è diventato crocevia di tante esperienze non più legate solo al disagio. Nel farlo nascere tu hai avuto una parte molto importante e se oggi tanti possono godere di questa meravigliosa realtà, bisogna ringraziare anche persone come te che hanno dato il proprio contributo ed io spesso mi chiedo perché i giovani di allora che, con il loro entusiasmo, hanno dato a Mariano la forza di procedere in questo sogno concreto che sembrava irraggiungibile, non provino almeno la curiosità di venire a vivere il Villaggio.
Io apprezzo molto anche il tuo volerti interrare nella tua città, l’aver costruito con le istituzioni locali, l’aver restituito dignità ad un quartiere come il quartiere degli Archi che io conosco bene per averci vissuto cinque anni, ma non credi che adesso sei pronto anche tu per un Crossing-over? Io penso proprio di sì.
Con grande, grande affetto, Gabriella

Grazie Gabriella,
il mio rapporto con il PNS è stato certamente il rapporto più forte della mia vita, interiormente sono nato a Foggia, senza il PNS probabilmente non avrei trovato il senso della mia esistenza.
Nulla potrà mai scalfire questa certezza, nessuna delusione o negativo. È la mia identità, la mia vita.
Nonostante questo, a un certo punto del mio percorso, non l’ho più sentito adatto a me e ai passaggi che ho voluto fare.
Oggi sono ancora convinto del fatto che la mia separazione è stata necessaria per il mio percorso interiore.
Come hai scritto la mia critica è già un primo passettino per mettersi in relazione e fare emergere le negatività che rendono più difficili i successivi passaggi per un crossing-over. In modo parziale, presuntuoso, sbagliato ma è un tentativo. Mi fa piacere che lo hai apprezzato. Ho fiducia, vediamo.
Un bacio, Silvio

Caro Silvio, Innanzi tutto ti dico che ho piacere di aver letto di te e delle tue opinioni. Sai, penso che il palesarsi ed esprimere i propri vissuti, anche passati, sia sempre una cosa buona perché permette di creare movimento, fare dinamica.
Io non ho mai frequentato il Centro di Medicina Sociale in Via Arpi – sono arrivato già al Davanzo – e quindi non mi posso esprimere rispetto a quello. Posso però dirti alcune impressioni che ho avuto nel mio co-coordinare e co-condurre iniziative legate al disagio (anche sintomatico) e che oggi mi orientano. Ebbene, ho notato che oggi – rispetto a quando sei arrivato tu che se non sbaglio era il 2005 – le nuove famiglie che arrivano sono estremamente sfiduciate della risposta della medicina tradizionale. Non solo, sono molto contrariate della risposta psicofarmacologica che ad oggi è ancora la principale (quasi unica) modalità di trattamento delle istituzioni ospedaliere e mediche in generale. Quindi, chi arriva non si fida più solo perché sei medico o perché il trattamento avviene nel servizio pubblico, si fida perché gli viene offerta una alternativa di trattamento che si basa su risposte/approcci nuovi. Inoltre, anche i canali attraverso cui le persone arrivano a noi sono cambiati. Sai, all’ultima intensiva è arrivata una famiglia di Vicenza che ci aveva conosciuti tramite YouTube, con un video di un intervento fatto proprio in un convegno di un’associazione nazionale che tenta di prendere le distanze dalla psichiatria e al quale noi eravamo stati invitati. Cosa voglio dire? Che, a mio avviso, essere nel sanitario è stato buono nella fase precedente perché ha dato autorevolezza (come hai detto tu) rispetto ad alcuni livelli ma ora i tempi sono cambiati profondamente. Ora stare nel pubblico sarebbe significato innanzi tutto essere alla mercé della politica (gli intrecci li conosciamo tutti tra sanità-politica-case farmaceutiche) e delle loro confusioni e poi, anche, il messaggio trasmesso alle persone in trattamento non sarebbe stato così chiaro come può essere adesso che non siamo nelle istituzioni medico-psichiatriche. Certo, ora sarebbe buono intrecciare con le istituzioni legate al disagio con la nostra nuova identità. Noi ci stiamo provando veramente tanto ma le risposte sono molto poche, perché le istituzioni medico-scientifiche sono piene delle loro certezze. A questo proposito, ti invito a guardare due interviste recentemente fatte con Mariano: 1 e 2.
Venendo al Villaggio Quadrimensionale, ti volevo dire che averlo costruito e averlo arricchito delle tante opere d’arte (sia finite che in realizzazione) ha aperto tante possibilità e prospettive, anche di riconoscimento da parte delle istituzioni. A questo proposito ti cito solo che l’inaugurazione del Mosaichaos (che penso hai visto quando sei venuto) ha attirato l’attenzione del Commissione Italiana per l’UNESCO e del Presidente della Repubblica Mattarella che ci ha inviato una lettera di riconoscimento per il valore delle cose che facciamo. Una cosa del genere non sarebbe mai stata possibile nella fase precedente, solo legata al Metodo alla Salute ed al trattamento del disagio. E sai una cosa? Le pubblicazioni del Mosaichaos e alcune altre sono nella biblioteca personale del Presidente! Inoltre, io ho incontrato personalmente la funzionaria dell’UNESCO con cui siamo stati in contatto per il video di auguri dell’inaugurazione e lei sai cosa ha detto? Che un’opera come il Mosaichaos non esiste al mondo e che persone verranno dall’estero solo per vederlo. Oltre al fatto che lei è stata sensibile all’opera perché ha vissuto da vicino gli esiti negativi della psichiatria tradizionale. Penso che il Mosaichaos è anche espressione della potenza del trattamento sia rispetto a chi lo ha ideato che rispetto alla storia di oltre 300 persone che hanno contribuito alla sua realizzazione.
Concludo, Silvio, dicendo che in questi anni che tu non ci sei stato, si è molto approfondita la teoria sul CEU – Ciclo Esistenziale Universale. Un assunto di questa teoria è che i passaggi evolutivi possono solo procedere e non tornare indietro. Quando una fase si conclude, bisogna necessariamente procedere verso altro. Altro che però è più ampio come prospettive. Oggi la Fondazione è molto di più del Metodo alla Salute, è un nuovo punto di vista sull’esistenza che cerca di rinnovare i diversi ambiti, anche istituzionali. Per farlo, stiamo continuando a costruire l’identità della Fondazione e la sua novità non solo come simbolico, la teoria, ma anche come analogico, il Villaggio e tutto ciò che ne è connesso.
Grazie ancora per i tuoi spunti.
A presto e un caloroso abbraccio, Fabio

Caro Silvio,
Anche se ti ho vissuto fino ad un certo punto nel mio percorso e non ho scambiato molto con te, ti considero un antenato importante quindi sentivo giusto darti un rimando.
Il tuo scritto l’ho letto con attenzione, l’ho sentito buono per la tua vita e per dare a tutti noi un altro pezzo del tuo sentire. Ho colto un desiderio genuino nel volerti coinvolgere nel passaggio importante di Mariano, rimandando anche un tuo punto di vista ancora non espresso.
Con questa mia risposta, spero di non aggiungere cose già dette da altri e di poterti dare un pezzetto in più.
Devi sapere che tra non molto festeggerò il mio nono compleanno alla salute, in questo lasso di tempo sono cambiate molte cose all’interno del Progetto, nel bene e nel male.
Mi sono sentita per tanti anni molto indietro rispetto a chi come te era nella punta avanzata dello stormo, soprattutto perché il mio legame con il cosiddetto “disagio” non lo vivevo dentro di me, ma fuori di me, in mio fratello Marcello. Ho fatto fatica inizialmente a sentirmi alla pari, proprio perché mi mancava questo tassello importante.
Negli anni, come accade a chi riesce ad immergersi, ho scoperto le mie parti più disagiate e mi sono fatta condurre da esse, ma all’inizio ho fatto davvero molta fatica perché ero spinta da una necessità eteroreferenziale e molto legata alla “malattia”.
La differenza sostanziale che vedo ora è che non essendo più legati come PNS ad un ambito medico/sanitario, la motivazione principale con cui le persone giungono al Villaggio non è più esclusivamente un’emergenza, ma il desiderio di crescere, conoscere, cambiare.
Le scelte di Mariano penso siano molto legate a una profondità che io personalmente non sento di aver ancora toccato, collegate ad un senso tanto ampio dell’esistenza che va oltre il mio senso umanoide del quotidiano, quindi non entro in merito perché banalizzerei.
Se devo partire da me, come tu hai egregiamente fatto nella mail, e penso alla Melissa di 9 anni fa, credo fermamente che si riconoscerebbe di più in questa nuova prospettiva di crescita che include il disagio ma non si identifica esclusivamente in quello.
Adesso penso che persone più variegate e ampie si possano inizialmente riconoscere, includere e mettere poi successivamente in crisi le certezze create dalle istituzioni vecchie ed embriogenetiche.
L’ambiente sanitario anch’ io lo conosco da quando sono nata, con entrambi i genitori medici era difficile non esserne coinvolta. L’ho sempre sentito un ambiente molto basato sul ruolo, che sicuramente ha bisogno di essere rinnovato, ma se dopo tanti anni non si apre almeno uno spiraglio dall’interno, bisogna procedere a partire da quello che si sente buono, altrimenti per cose non sperimentate diversamente si vive di rimpianti.
Non aggiungo altro, perché penso non serva, quello che ti voglio dire è che i tuoi spunti sono sempre interessanti, hanno permesso uno scambio di punti di vista non da poco in questi giorni, quindi ti ringrazio perché mi ha arricchito molto.
Spero di vederti al Villaggio, Melissa 

Caro Silvio,
mi fa piacere che la tua mail Mariano la abbia condivisa con tutti noi, anche questa è un’opportunità di scambio che magari chissà genererà anche altro.
Per me sei una persona importante, penso che lo sai, in questi anni di tua lontananza spesso mi è capitato di pensarti sia per benedire ciò che sei stato per me e la mia storia e anche per il ProNus, sia per maledire il tuo liquidarti lasciando anche lacerazioni, perché sinceramente non sono riuscita a comprenderne bene il motivo, dopo il tanto operare e il tuo voler e saper stare sulla punta dello stormo e quindi essendo anche un esempio per tanti.
Non ho molto da aggiungere, perché già le risposte che hai ricevuto sono molto esaustive, ci tengo a precisare che qui non si tratta di stare dentro o fuori, è questo l’errore che si fa.
Nel mio aderire al nuovo punto di vista del progetto Nuova Specie io mi sento di appartenere e di riuscire a stare nell’arena esistenziale con più dignità e con il mio valore che va al di là del ruolo sociale. Sono alcuni anni che lavoro dentro la sanità ed oggi dentro di questa non c’è più niente e anzi ti dirò di più, le persone che arrivano e che hanno un bisogno reale non gli interessa proprio interfacciarsi con chi ha il ruolo. I medici sono persone molto disagiate che si stanno spersonalizzando e chi riesce di più ad entrare con i cosiddetti pazienti sono proprio chi sta ai piani inferiori del sistema gerarchico.
Mariano essendo il primus inter pares ha voluto preservare e dare forma al progetto per quello che è, un ottimo strumento e una via per spingere le persone che credono alla Gravidanza Universale Kosmica ad osare nell’ordinario senza dover escludere niente. Il Villaggio Quadrimensionale è un analogico reale, e come a casa nostra dà la possibilità a tanti di poter godere di alcuni aspetti che altrove sono spenti e molto superati.
È una realtà che già esiste e si include in tutto il resto e soprattutto non esclude nessuna forma di espressione. Se il ProNus facesse riferimento solo alla figura di Mariano non avrebbe un futuro, ma anzi proprio grazie a lui al suo saper fare continuamente salti quantici precipiziali e salti quantici oltre possiamo sentire che ognuno può dare il proprio contributo perché questo organismo cresca sempre di più. Piuttosto che criticare la sua scelta la benedico per tutto quello che già c’è e che ancora può nascere.
Anni fa proprio tu durante un convegno mi ricordo che dicesti ” il progetto Nuova Specie non è per tutti, ma solo per chi realmente vuole uscire dal solco e creare nuove opportunità”. La condivido e la sento vera.
È stato bello l’estate scorsa poter godere della presenza di Leonardo al progetto Lupus, un Leonardo più cresciuto che ti somiglia anche molto. È’ vero che siamo Marchigiani e quindi anche un po’ porcospini, ma spero che riusciamo a trovare altri momenti per passare un po’ di tempo assieme con te e la tua famiglia a cui sono molto legata.
Ti voglio bene, Benedetta

Carissimi,
Mi chiamo Antonella Degasperi da poco frequento il villaggio Quadrimensionale, quindi conosco appena Benedetta e per nulla Silvio, motivo per cui mi azzardo a contribuire con la mia opinione.
Caro Silvio, mi pare che tu abbia preso parte al progetto in maniera fortemente partecipativa e che tu abbia lasciato per una sorta di timore di abbandonare le istituzioni. Hai ragione, anche io sono marchigiana di adozione, incitavo oggi una mia allieva che esprimeva il desiderio di avere un gruppo di lettura a firmarlo lei stessa, a muoversi, chiedere al comune o alla parrocchia la sala, ad iniziare che sarebbero venute certamente tre persone e che poi il numero di sarebbe alzato e che poi ognuno avrebbe portato il suo contributo, le cose devono nascere da noi, perché così le possiamo fare a modo nostro, autogestioni! Alla fine è scaturito il fatto che lei non ha il coraggio di esporsi in primis perché abita nel paesello e li la gente è maligna, invidiosa, chiacchera. Questo lo conosciamo bene nelle Marche, ma penso sia così in tutta Italia, se non oltre.
Questo lungo prologo per dire che anche io nel momento in cui ho sentito la decisione di Mariano ho pensato che la sua figura di psichiatra protegge la fondazione, ma poi riflettendoci ho pensato che questo è un grande atto eroico, staccarsi da ciò che ti ha permesso di arrivare a tutto ciò, perché se mariano non fosse stato psichiatra non avrebbe creato, sin da giovane, ciò che ha fatto all’interno dell’ospedale. Ma questo non è staccarsi dall’essere perno della Fondazione, anche se piano piano ciò sta avvenendo Per lasciare spazio ad altre figure che insieme ora collaborano con lui e che quando lui deciderà di “andare in pensione” prenderanno il suo posto, cosa che non è avvenuta all’ospedale di Foggia.
Quindi staccarsi dalle istituzioni che fanno veramente schifo è un atto eroico.
Potrà creare più difficoltà, ma meglio piuttosto che rimanere legati a schemi vecchi, che puzzano di stantio.
Andare verso lo juvenis questo è. Essere fanciulli con la consapevolezza dell’adulto.
Ed io, non so se sono psicotica, ma sento che tutto il mio corpo diventa effervescente quando ho esempi di grande coraggio e coerenza.
Poi penso che per il villaggio, sia che Mariano sia medico sia non, potrebbero, come no, esserci difficoltà.
E rimane sempre il fatto che il titolo di professore non glielo può togliere nessuno, e poi ora altri medici nella fondazione ci stanno.
Buon pomeriggio, Antostella

Caro Silvio,
questa tua mail mi ha fatto tornare ai bei tempi del nostro tandem progettuale marchigiano inserito nel Progetto nuova Specie.
Vedo che in tanti ti desiderano e ti hanno dato spunti personali in seguito alla tua mail, ha fatto tanto piacere anche a me e godo dei frutti che hai raggiunto nel quartiere degli Archi.
Approfitto per risponderti anche io e, visto che in questi cinque anni non l’abbiamo fatto, provo ad aggiornarti rispetto ad alcuni passaggi del mio PiraGraal. Il trasferimento dalle Marche a Troia non è stato facile, nonostante l’avessimo scelto con consapevolezza insieme a Sandra. Dopo sei anni di distacco sindacale nella provincia di Pesaro e la riconoscibilità sociale che questa esperienza mi aveva fruttato, l’idea di ritornare a scuola, di perdere la flessibilità per poter svolgere i progetti con la Fondazione e in particolar modo il Rainbow che come sai dura due settimane, mi faceva guardare indietro. È proprio vero che preferiamo le cipolle d’Egitto alla terra promessa, ma è anche vero che quando ti metti in esodo escono nuovi sentieri. Ho avuto il trasferimento nell’Istituto Superiore Pavoncelli di Cerignola, a oltre sessanta chilometri di distanza da Troia. A pensare che a Pesaro avevo la macchina dell’ufficio per girare la provincia oltre ad una serie di incentivi economici. Eppure, questa distanza non mi è pesata, ho utilizzato il tempo per fare un bilancio quasi ogni mattina, per ascoltarmi, per scegliere come arrivare a scuola e poter ascoltare gli stati quiete dei mie bellissimi alunni dopo aver ascoltato in primis il mio. E come se fossi ritornato alle origini professionali, avevo paura di perdere in fondo il nulla e invece in questa scuola di frontiera, piena di problemi di ogni tipo, mi sono trovato in un laboratorio con bio-organici vivi, con l’opportunità di sviluppare il mio santo maschile, a me che, come sai, era abbastanza tritato. In questi anni, mi sono sentito attratto dalla sofferenza di questi ragazzi, delle loro storie, ma anche dalla voglia di riscatto umano che potevo accompagnare. Ho avuto e ancora ho a che fare con figli di cosiddetti boss, con mamme con mariti in carcere, con papà usciti dal carcere da pochi mesi, con famiglie che ostentano e famiglie e alunni umili. La paura di perdere la flessibilità lavorativa è stata compensata dalla possibilità che il Dirigente scolastico mi ha concesso di avere due giornate libere a settimana. Mai capitato, in vent’anni di insegnamento, oltre alla possibilità di avviare dei progetti che hanno coinvolto la Fondazione attraverso, per esempio, le testimonianze di Michele Vino, della famiglia Guerra e della rete locale. Continuo a dare il mio contributo alla Cisl scuola di Foggia, in realtà mi avevano anche proposto il distacco sindacale qui, ma onestamente non me la sono sentita. Oltre alla scuola, impegnarsi per la Fondazione in loco è come aver la possibilità nell’ordinario di crescere su tutti i piani della propria piramide. Il Villaggio è un laboratorio antropologico a reazioni enzimatiche in grado di accelerate delle crescite interiori attraverso la semplificazione. Mi sono dedicato anche nel seguire diversi lavorativi all’interno del Villaggio ed ho dovuto tirare fuori il santo maschile e riprendere un me.me. di mamma Maria, per cercare di far risparmiare quanto più potevo alla Fondazione. In questi anni, ho sciolto e intrecciato più alla pari una relazione con la mia famiglia d’origine, grazie alle opportunità di condividere insieme il PNS. Con Antonio, mio fratello, sento di vivermi una relazione molto più libera dai pesi che per anni ci siamo portati dalla nostra famiglia di origine. Riusciamo finalmente a giocare, a divertirci, a prenderci reciprocamente per il culo, fuori dallo schema storico della fratellanza e di aspettative banali. Posso scambiare maggiormente con Giuseppina e mi godo sempre di più Andrea e Alice. Con Sandra, invece, man mano che i nostri rispettivi Graal hanno vissuto dei salti quantici, ci siamo accompagnati onestamente a scioglierci da un entanglement che non ci permetteva di procedere. Non è stato semplice, entrambi sapevamo quanto avremmo potuto deludere anche aspettative infantili esterne ma alla fine è prevalso il senso del viaggio per le nostre vite e non ci siamo voltati indietro. Per me la paura più grande è stata quella di perdere il patrimonio di relazione di vent’anni con lei, ma onestamente non è così. Godo tutti i giorni della crescita di Sandra, del potenziale di autoreferenzialità che sta tirando fuori a partire da sé e senza stampelle. Insieme a Cristiano sono stati in prima linea nel maestrepolo facendoci godere di pezzi significativi di conoscenza. Naturalmente questi passaggi, non senza sofferenza per ognuno di noi, sono stati possibili grazie all’accompagnamento in primis di Mariano e di tutta la rrrete attorno ad ognuno e alla sperimentazione delle coppie al bivio. Ormai sento che al diluvio delle crisi di coppia nessuno si può sottrarre e sono necessari modelli più adatti, con metodologie nuove che si possono costruire solo sperimentando onestamente e standoci sul campo. Con Cristiano, il fine settima scorsa, abbiamo trascorso una piacevole giornata insieme alle terme di Contursi in provincia di Salerno. Più che rivali in amore e basare la nostra relazione su sterili confronti differenza, ci stiamo riconoscendo come poter sviluppare uno specifico maschile MA.D.NU. S. (maschile di nuova specie) più adatto al mondo di oggi e al passaggio dalla embriogenesi alla fetogenesi. Grazie ad una convivenza nata per Mariano, di una decina di maschi, di un fine settimana di metà gennaio scorso, abbiamo dato avvio ai lavori per questa nuova locomotiva. Ti voglio aggiornare anche rispetto alla mia relazione con Monica e sua figlia Elettra. Sento che la relazione con Monica mi ha aggiunto parti significative del mio maschile, donandomi la possibilità anche di creare un mio nodo nella reta e nell’ordinario ma anche un sentimento di amore più maturo. Mi sento più in pace con le mie emozioni, più cresciuto, più armonico nel mio Graal. Sono stati anche due anni impegnativi, come sai Monica in un anno e mezzo ha perso entrambi i genitori, la mamma attraverso un suicidio e il papà velocemente nel giro di un giorno e mezzo. Le sono stato vicino, ho cercato di non sostituirmi e fare il mammino per i suoi vuoti ma distinto le ho messo a disposizione il mio starci affidabile. Naturalmente la rrrete, Mariano, i tanti momenti di formazione le hanno permesso di rielaborare e procedere. Monica sta portando avanti onestamente un lavoro di digestione di antiche case pellucide, sta acquisendo un’altra specializzazione per il sostegno alle elementari, sta lavorando con Elettra e sento che sta riscoprendo sempre più il suo potere fusionale. Anche con Elettra la mia relazione sta crescendo, si è fatta guidare nella scelta universitaria, ha partecipato a diverse iniziative della Fondazione, si è avvicinata a Claudio suo padre, quest’estate ha lavorato su mia spinta da Giampiero, mi racconta delle sue amicizie, di suo padre, del tirocinio, mi chiede consigli ed è contenta della mia relazione con Monica. Come hai potuto capire voglio molto bene a queste due donne marchigiane. Rispetto al rapporto con i gruppi ho un po’ accennato in precedenza a degli aspetti lavorativi ma in questi anni ho e abbiamo cercato di intessere legami con il territorio, con istituzioni locali e non solo. All’interno di una settimana intensiva abbiamo organizzato un convegno con una Fondazione di Brescia “Il Pesciolino Rosso” e l’associazione “Anto Paninabella” di Bari, confrontandoci rispetto al disagio giovanile, all’utilizzo di sostanze e al bullismo. Anche rispetto al Rainbow sento di aver fatto dei significativi cambiamenti, godo del fatto che questa bellissima esperienza è sempre di più fetogenetica, c’è una vera e ricca discendenza, si è arricchita di colori, sfumature, è al passo con i tempi e abbiamo sdoganato le edizioni 2.0.
Per quanto riguarda il quarto livello della mia piramide, e cioè il globale massimo e il senso dell’esistenza, ti voglio aggiornare su alcuni aspetti. Innanzitutto, amo la mia vita, mi amo di più ed ho voglia di vivere. Sto imparando e incarnando sempre più l’arte del procedere incerto e il muro all’ingresso del Villaggio me lo ricorda ogni giorno. Il mio sguardo è sempre di più rivolto al cielo, alla GUK, al di là delle vecchie epistemologie che pur custodendo aspetti importanti, mi nutrono poco. Non mi sento più figlio-peccatore, vittima, ma ogni giorno cerco di esprimere il mio pezzettino di co-creatore nel viaggio della mia gravidanza. Ogni mattina cerco di contattarmi con la mia placenta, all’IN.DI.CO. e mi abbandono ad entrambi. Non pensavo di arrivare a raccontare tanto di me stesso ma l’ho fatto con piacere e come si dice: “una ciliegia tira l’altra”.
Con affetto fraterno a te e alla tua famiglia, Raffaele

Silvio,
solo ora ho tempo per scriverti, ho visto tante mail di risposta alla tua mail e mi fa piacere questo coinvolgimento generale, significa che molta gente ti vuole ancora bene e ti stima per tutto ciò che hai fatto per il Progetto e per quello che stai facendo. Non ho letto tutti gli altri contributi, ma io ti voglio dire che, per me, sei stato sincero ed onesto. Si sente che sei cresciuto molto e che stare al Progetto ti ha spinto ad essere progettuale per te stesso. E questo mi piace! Dobbiamo sempre ricordare, comunque, che l’esistenza è caotica e il Progetto Nuova Specie continua ad essere una sperimentazione avanzatissima a cui aderisco, non solo per gratitudine, e la fonte produce ancora acqua fresca e che ci conviene bere ogni tanto!
Tvb Sabrina

Grazie Sabrina! Anche io ti voglio bene. Spero che ancora sei rimasta matta come ti ho lasciato. Così me piaci.
Salutami il tuo compagno dolcissimo e meraviglioso.
Ti bacio tutta tutta tutta, Silvio

Caro Silvio,
per me è bellissimo leggerti e sapere che stai mantenendo i contatti con Mariano. Per me sei stato e rimarrai sempre una persona importante che ha dato tanto a me e ai miei figli.
Ci sei stato accanto e accompagnato quando ancora io ero chiusa nella mia “bolla” e nelle mie “istituzioni”.
Di quanto tu scrivi apprezzo l’aver riconosciuto il passaggio che per Mariano ha rappresentato l’uscire dall’ordine dei medici. Per come l’hai scritto e ti sei espresso appare evidente la tua sensibilità e il tuo incarnare ancora la teoria.
Anche io ritengo che il PNS non possa fermarsi al villaggio, rischiando altrimenti, come dici tu, di sembrare più una realtà di comunità separata.
Non ritengo, però, che sia attraverso le istituzioni che il PNS possa farsi strada. A volte le cose si possono cambiare anche dall’esterno e il PNS ha la forza di poterlo fare, forza data dalla teoria/prassi sviluppata in tutti questi anni da Mariano.
Come dici tu il Metodo Alla Salute (PNS) è un luogo che trasforma le persone per poi farle diventare loro stesse trasformatrici delle parti di “società” dentro le quali sono inclusi.
Le prime parti di società in ci siamo inclusi sono le nostre gabbie. Il PNS trasforma le persone, le ricollega a loro stesse e questo è ciò che è importante, perché solo una volta che ognuno di noi si è ricollegato a ciò che solo lui e può fare qualunque cosa e non ci sarà più un dentro e un fuori, perché le gabbie saranno abbattute.
Penso che tu stai facendo questo percorso e stai incarnando, nel tuo ordinario, i “poteri” che hai appreso con la teoria di Mariano e questo è ciò che sto cercando di fare anche io.
Entrare in contatto con gli altri, prospettare punti di vista diversi, aiutarli a riconoscere sé stessi e le proprie parti specifiche, mentre anche noi facciamo questo percorso per noi stessi, questo per me è il PNS e prescinde quindi dall’istituzione o meno in quanto tale, anche “l’istituzione” Villaggio
Solo così, per me, può esserci una vera fotogenesi, perché ognuno di noi incarnerà nel proprio ordinario questo nuovo punto di vista “allargandolo” a macchia d’olio, affinché davvero l’umanità possa prepararsi alla GUK.
Perciò non chiudiamoci in quello che ognuno di noi sta portando avanti, ma intrecciamoci per costruire una vera rrrete.
Ti voglio un mondo di bene, Imma (Titti)

Ciao Titti,
un piacere risentirti. Grazie del tuo riscontro.
Se passerete da queste parti sarei contento di abbracciare i tuoi figli e anche te.
Un bacio, Silvio

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