“La strada non la so, ma ci sto provando…”

Sono partita per questo viaggio in Romania il 26 novembre scorso in compagnia della mia amica Simona, rumena di origine, che ha voluto prendersi del tempo per rivisitare alcuni luoghi della sua storia. L’ho accompagnata volentieri, anche per prendermi del tempo per me per staccare dall’ordinario e ricaricarmi con altro.
È da tempo infatti che sento che deve avvenire un cambiamento nel mio modo di stare nell’esistenza, un collegamento più profondo a me stessa e al senso che do alla mia vita.
La strada non la so, ma ci sto provando, cercando man mano di capire ciò che può essere buono e percorrerlo.
Ecco, in questo senso viaggiare è un aspetto che sento importante, perché mi spinge ad aprirmi e a relazionarmi con cose nuove. Ringrazio perciò prima di tutto Simona che mi ha invitata ad andare con lei in Romania, che è uno Stato che non avevo mai visto, ma di cui conoscevo alcune danze popolari che a me piacevano molto. E poi ringrazio anche le persone che, lavorando anche al mio posto, mi hanno permesso di partire con tranquillità.

Siamo arrivate a Iasi, la seconda città più popolosa della Romania dopo Bucarest. Una grande città, ricca di monumenti e anche di giovani, essendo sede di numerose università. Questa infatti è anche la città che Simona ha frequentato durante il suo periodo universitario, e qui infatti siamo state ospitate da una sua amica che frequentava in quel periodo, Mihaela. Una donna forte e con un grande senso pratico, una dentista che si è fatta da sola pur partendo da umili condizioni, sposata con tre figli e che sta vivendo una fase di piena crisi di coppia. Suo marito è in procinto di andare via di casa. Simona è stata molto brava e continuativa nell’ascoltarla e nel consigliarle, anche partendo dalla sua esperienza di patuta e dalla amicizia che le lega, di non precipitare le cose ma di provare altre strade. Forse lei verrà a farci visita in Italia e forse anche al villaggio. Abbiamo fatto visita anche a Gina, la cugina di Simona che vive a Iasi anche lei insieme a due figli giovani. È una donna sobria, molto dolce sensibile ma anche molto addolorata e con una storia di maltrattamenti alle spalle da parte di suo marito morto un anno fa.

Ho notato che qui gli uomini in particolare utilizzano molto la soluzione del bere alcolici. Forse perché sono più fragili. Le donne rumene le ho trovate molto belle e forti, fiere e determinate.
Gina ha rappresentato un punto di riferimento per Simona nella sua infanzia. Dei suoi due figli, Alexandru è un artista scultore, l’altro Bogdan è un ragazzo molto silenzioso e molto sensibile.
Insieme a lui e a Gicu, il padre di Simona, che ci ha raggiunto il giorno seguente, siamo andati a visitare il giardino botanico della città, pieno di piante di ogni genere e forma. Abbiamo anche visitato il Palatul Culturii che ospita diverse mostre, tra cui una sugli usi e costumi della Romania contadina.

Lì vicino è stato costruito un enorme centro commerciale dove abbiamo anche assaporato alcune pietanze tipiche rumene, tra cui le famose ciorbe.
Abbiamo anche fatto una passeggiata per rivedere i collegi universitari dove Simona ha studiato, e mi è piaciuto ascoltare i suoi racconti di quel periodo, gli amori, le delusioni, le relazioni con i gruppi.
Insieme a Gicu poi abbiamo preso il treno e siamo arrivati a Vaslui, un’altra città della Moldavia rumena, dove Simona è nata ed è cresciuta. Siamo quindi stati ospitati nella sua casa natale, nei pressi della stazione ferroviaria.
Anche Vaslui, sebbene più piccola di Iasi, è una grande città, dai larghi viali e palazzi monumentali. Abbiamo visitato il liceo frequentato da Simona, distante cinque chilometri da casa sua, che lei ogni giorno percorreva a piedi, come tutti gli altri suoi compagni di scuola, che facevano il tratto di strada insieme man mano che si incontravano lungo la via. Simona ricorda quel periodo come una fase della sua vita in cui si sentiva libera di fare ciò che voleva, anche per uscire da una situazione difficile con i suoi genitori, manifestandosi come una ragazza forte, decisa, coraggiosa, dovendo mascherare e mettere da parte le sue fragilità.
A Vaslui ho conosciuto un’altra amica di Simona, Mihaela, anche lei ex amica di scuola. Sposata con un uomo molto più grande di lei, di origine inglese, ha un figlio cosiddetto autistico accudito in gran parte da sua madre. Una donna che appare molto autonoma ed emancipata, ma che secondo me cela un grande dolore. Abbiamo fatto con lei una passeggiata nella piazza centrale della città, illuminata a festa per il Natale, al cui centro campeggia una grandissima statua dedicata a Stefan cel mare, Stefano il grande, fondatore della Moldavia.

Purtroppo, non sono riuscita a visitare Bogdana il paese di campagna dove vivevano i nonni paterni di Simona e dove lei ha passato molti momenti della sua infanzia. Quel giorno sono rimasta a letto a causa del ciclo mestruale, ma questa giornata passata in casa da sola mi ha aiutato a sedimentare e ad elaborare alcuni aspetti della mia vita un po’ difficili in questo momento, e anche a provare a dare un senso più ampio. Siamo poi ritornate a Iasi per poter ripartire per la Transilvania per visitare il castello di Dracula.
Prima di partire in macchina in compagnia della amica Mihaela, abbiamo visitato sempre a Iasi una chiesa ortodossa dedicata a Santa Paraschieva particolarmente venerata nella città, di cui sono conservati i resti nella basilica.
Oltre a percepire un’aria densa e ricca di immagini di santi, ho riflettuto su quanto in realtà la chiesa ortodossa, rispetto a quella cattolica, sia stata nel corso dei secoli molto meno belligerante e violenta, più legata all’aspetto religioso e meno a quello politico, a differenza di quella cattolica. La mattina dopo siamo così partiti alla volta della Transilvania percorrendo in macchina le strade del centro-sud che attraversano diverse città. Siamo così arrivati a Brasov, uno dei centri più grandi della Transilvania, dove si dice che il pifferaio magico abbia portato i bambini dal paese di Hamelin. Appena arrivate, dopo più di sei ore di viaggio, abbiamo fatto una visita al centro storico della città, molto bello, ma purtroppo a causa della pioggia e del freddo abbiamo potuto vedere poco.

Il giorno dopo siamo andate al castello di Bran, che dista alcuni chilometri, e che si dice sia il castello dove lo scrittore irlandese Stoker ha ambientato il suo romanzo Dracula. In realtà il castello raccoglie le memorie della regina Maria e di suo marito Ferdinando di Asburgo, ma di Dracula c’è ben poco, a parte i tanti gadgets che si vendono nelle bancarelle all’uscita del case. Faceva un freddo cane anche perché la cittadina si trova, come del resto la Transilvania tutta, in mezzo ai monti Carpati, e per questo le temperature sono più basse.È stata cmq per me una giornata difficile a causa di alcuni messaggi ricevuti che mi riportano ai nodi con mio padre che ho ancora da sciogliere e che mi hanno appesantita.Cosa dire di questo viaggio? Credo che mi abbia dato modo di staccare, di conoscere posti e persone nuove, ma anche di vivermi e attraversare alcune mie pesantezze e tristezze legate in particolare al mio rapporto con gli uomini.Mi sento cmq più determinata a proseguire il mio viaggio alla scoperta della mia vita, anche se la strada non la so ancora e la sto cercando un po’ alla volta.

Ringrazio quindi la Romania perché mi sono sentita accolta così come ero. Grazie a te Simona, ti ho visto leggera dinamica e profonda. Mi ha fatto piacere fare questo viaggio con te e poterti conoscere un po’ di più. Ti auguro che tu possa ritrovare e godere sempre più dell’affetto delle persone che ami e della tua famiglia che pian piano sta crescendo insieme a te. E ti auguro che tu possa sentirti sempre più degna e fiera rappresentante di questa cultura rumena, che tu possa farla conoscere a tante altre persone che possano godere di questi scambi e crescere. Multumesc frumos e… la revedere!

Barbara

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