PIL E-PIS sul Cantico dei Cantici, riscontro di Iride

Le Pillole Epistemologiche e Piste per l’arena esistenziale dal commento del libro Cantico dei Cantici

Caro Mariano, il tuo ritmo è incessante, come la vita e il battito del cuore. E stare al ritmo è vitale per procedere. Io riprendo da qui il passo, anche se avrei ancora cose da dire sulla vanità di Qohelet, ma ho perso l’attimo e siamo già oltre. Il Cantico dei Cantici, grande meraviglia e tessitura dell’amore, arriverebbe da altre tradizioni più antiche, raccogliendo filamenti maschili e femminili, che oltrepassano le interpretazioni ad uso e consumo religioso.

Ecco che la visione della gravidanza, e quindi dei codici più interni alla vita e del suo svolgersi nel mistero della coppia, è molto più attinente al superlativo del titolo: come una Danza delle Danze per il Canto di tutti i Canti! La nostra origine comune è espressa dal primo desiderio di un bacio tra la polvere di stelle delle forze attrattive e repulsive dell’Universo. E colpisce, in questo, la parte attiva femminile. Il maschile sembra più in passiva ammirazione e ricezione. E lei che desidera, invita, cinge, spasima e cerca, anela e sente la mancanza.

È lei che si perde e non sa dove trovare l’amato, che può prendersi cura di tutti e non di sé, che quando finalmente trova l’amore dell’anima sua, se lo tiene stretto e lo porta alla sua stessa casa di nascita, dimora della sua stessa madre e dopo questa epifania, diventa sempre più incantevole, fusa con la stessa natura agreste e selvaggia. Sorella e sposa del suo amato, rinasce giardino chiuso, sorgente sigillata, mondo ricchissimo da aprire, di cui il suo amato gode, e che lei attende per aprirsi con altrettanto godimento. Ecco che nel piacere sono di nuovo insieme. In questa danza di attrazione e repulsione sembra crearsi tutto il movimento della vita! E sembra prendere senso questo alternarsi di unione e separazione, come succede ad una batteria che, attivata dai poli positivi e negativi, fa viaggiare il mezzo, il Carro della Merkabah ebraica, o la cavalla del Carro del Faraone. O, con Renato Zero, il Carrozzone della vita. O come l’Arca dell’Alleanza, potente generatore, che non va svegliata senza che lo voglia, o sorelle di Sion!

Avvicinarsi troppo a questa forza potrebbe essere pericoloso… ma qui entriamo nel successivo capitolo. Che grande viaggio in queste antiche parole di latte e miele, di aromi e gazzelle, gigli e nardi! Quali misteri racchiudono, con cui lasciarsi stupire e risvegliare, come per l’amore, solo quando sarà pronto! O sorelle di Sion. E, se scendendo dalle stelle, diventasse lui Salomone e lei, citata come la Salamita, in realtà fosse la nobile, etiope e nera regina di Saba? Allora ora, oltre al carro della Merkabah ebraica, potremmo attingere al Gioco dell’Oca e alla Grande Opera. E anche alle tradizioni delle Madonne Nere, ma queste sono ancora altre storie. E per non farci mancare nulla, Salomone e la Regina di Saba li ritroviamo, complici, a benedire i neonati che oltrepassano con i genitori la Porta del Battistero di Parma e la Porta del Paradiso del Battistero di Firenze, in questi giorni assurto all’attenzione della rinascita, in piazza, di un femminile antico e nuovo, urgente di manifestare bellezza e armonia in uomini e donne. Di una forza animica e di uno spirito che su tutto aleggia, ma soprattutto ama, ama, ama!

 

 

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