PIL E-PIS sul Cantico dei Cantici, riscontro di Iride

Le Pillole Epistemologiche e Piste per l’arena esistenziale dal commento del libro Cantico dei Cantici

Nel commentare a mia volta, mi unisco alla tua visione di tragedia del capitolo 5. Sin dall’inizio, quando nelle pillole precedenti hai anticipato questi passaggi, ho pensato a Romeo e Giulietta, a come basti un equivoco causato da una sfasatura dei tempi sensibili o logistici di ognuno e tutto si rompe. Alla damanhuriana diremmo un’asincronicità. Quasi un meccanismo di sfasatura maligno, non quello benevolo, dove ci si aiuta a non sovrapporre i bisogni, ma viceversa, dove l’ansia di non ottenere subito la cosa desiderata, o quella di dover corrispondere a tutti i costi, genera il peggio. E se lei se ne fosse stata a casa? Se il suo amato tale fosse stato nel profondo, forse sarebbe tornato! Potrebbe essere stata una prova non superata e da lì le botte e gli stupri non come punizione, ma come disperata ansia di rincorrere, per la paura di perdere l’amato, quindi la non fiducia nel suo amore, che come nel mito di Amore e Psiche, lo fa perdere davvero. Quindi il tentativo tardivo di porre rimedio a tutti i costi, come bene maggiore, che fa esporre alla ferocia senza protezione. Questo parla dei miei tormenti iniziali nelle storie d’amore, nei primi rapporti di coppia, in cui ho sperimentato l’alternanza tra sintonia ed asintonia, come lacerazione interna, il dover sapere a tutti i costi, subito, che è possibile ricostruire i frammenti e ritrovare l’intero, l’intesa… e nell’ansia di pretenderlo, soffrire come se anima e corpo fossero davvero fatti a pezzi e grondanti di sangue, che solo l’amato può fermare con un suo gesto, un suo sguardo, una sua parola, che, se non arriva, dilania. Ma son state tutte quelle esperienze che mi hanno forgiata nell’anima, fatto fare passaggi di fiducia e incontrare l’amato più in profondità, unire e sposare le mie stesse parti quando, dopo essere stata presa a calci dalle mie stesse paure e angosce, alla fine, per spossatezza ho mollato e sono tornata a me, ai pascoli del cantico dei cantici e lui c’era di nuovo. Dopo la disattenzione si può ritornare insieme nel piacere. E nel testo sono di nuovo insieme, prima unici, fusi poi… molteplici. Se è bastato quel mancato incontro a farla perdere, a causa dell’attimo mancato, nell’ennesimo travaglio di ricerca di lui, picchiata, percossa e ferita dalle sentinelle dell’amore, comunque lei riprende a procedere e di nuovo si ritrovano nella semplicità delle cose agresti, pascoli e gigli… nella bellezza e nel godimento reciproco. E di nuovo, unica, intera lei. E di nuovo con lei, lui. Anima lei, Spirito lui? E se Salomone, o chi per lui, ci parlasse del Pamojarrrete? Della più alta fusionalità possibile tra anime, al di là di tutte le paure e i bisogni, ritornate vergini, che si incontrano senza più vecchie nuove aspettative?

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