PIL E-PIS sul Cantico dei Cantici, riscontro di Elisabetta

Le Pillole Epistemologiche e Piste per l’arena esistenziale dal commento del libro Cantico dei Cantici

Caro Mariano,
ti ascolto con curiosità e con il sorriso a tratti, questo cantico ha molti elementi per distinguere le varie fasi di un rapporto di coppia. Se lo leggiamo fuori dal CEU che non ripropone logiche transitorie, anche se poetico e metaforico, ricco di immagini. Ci vedo l’ordinario delle fasi inziali di una vita amorosa. In alcuni versetti mi fa molto interrogare sui meccanismi del bisogno, desiderio, delusione delle coppie di oggi. Questo testo è molto attuale, nonostante sia stato scritto molti secoli fa. La concezione dell’amore nel corso della storia ha subìto modifiche, pur restando però uno dei principali sentimenti provati dall’essere umano. Il motore del mondo, senza la presenza dell’amore fisico l’umanità intera non esisterebbe. Quanta gioia traspare e trasmettono i due innamorati che si incontrano, che si cercano, che si desiderano e infine che culminano il loro desiderio baciandosi e donandosi all’altro. Abbandonando la vergogna, i pregiudizi e le inibizioni sono legati da un sentimento totalizzante. Ed è vero quando commenti che l’esterno lì non può capire. L’amore completo però ha bisogno anche dell’impegno. L’intimità è la conoscenza dell’amato e la vicinanza nei suoi confronti. L’impegno è la volontà di mantenere il legame, superando le avversità, gli archi di sinistra che si manifestano lungo la strada, le vulnerabilità reciproche. Descrivere l’Orgasmo come il momento in cui si realizza il quantum, nell’analogico e biorganico, lo condivido pienamente, perché è legato a fasi di crescita e maturazione di se stessi, al punto che l’amore diventa una forma di conoscenza anche secondo una parte dell’epistemologia filosofica, si supera la dualità dei due mondi, verso la contemplazione dell’UNO. È un percorso reciproco. È la scelta dei gesti d’amore a sottolineare la reciprocità della relazione in questo cantico. Molto ancora si deve imparare ed emulare dell’amore così come espresso nel Cantico, bisogna tornare ad intendere l’amore come puro, naturale e libero. Non è un caso che oggi vadano alla grande i problemi di coppia anche legati all’intimità sessuale, incomprensioni. Ci sono finte libertà che si traducono poi in nuove dipendenze. Proprio perché, come dici tu, non si vive e rivive l’incanto dell’amata/o, ma si riproducono nel tempo bisogni, secondo schemi stimolo-risposta, che diventano poi codificazioni sterili da parte di entrambi e alla fine dinamiche croniche, nel peggiore dei casi. Si dà per scontato e si diventa più che CEU, Iceberg, l’uno per l’altro, dove ciò che prevale è l’8 per cento di ciò che abbiamo imparato nella conoscenza dell’altro. Sento che c’è verità quando vita e conoscenza si fondono e ciò che siamo ed esprimiamo nella coppia anche attraverso il corpo, diventa un corpo d’Amore. Allora sì che la metafora del corpo dell’amata come un giardino, ricco di frutti da cogliere, ha un senso più globale. Sarebbe ora, visti i corsi e ricorsi storici, che l’amato coltivasse il giardino per bene, così i frutti dureranno più a lungo e il godimento sarà centuplo. Buona giornata. Si vede che non ho voglia per studiare, anche se l’epistemologia filosofica è affascinante, il cantico mi attira di più.
Un abbraccio

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