PIL E-PIS su “קהלת” Qohelet, riscontro di Graziana

Le Pillole Epistemologiche e Piste per l’arena esistenziale dal commento del libro Qohelet

Caro Mariano,
le pillole di questa settimana e i tuoi dialoghi amorevoli e irriverenti con Qohelet si sono sintonizzate particolarmente con ciò di cui avevo bisogno per il fenomeno vivo che vivevo e verso cui non riuscivo ad esprimere un’aggressività di viaggio.
Innanzitutto voglio dirti che, ancora più di altre volte, ho goduto della tua arte oratoria, in alcuni momenti mi colpivano particolarmente delle frasi e tornavo indietro per riascoltarle, ho sentito una potenza e una efficacia nella tua parola, come se parlassi per pillole esistenziologiche colate dalla profondità.
In esse ho sentito ancora di più la tua natura contemplativa e qualcosa ha risuonato in me. Alcune me le sono pure segnate tanto hanno descritto cose profonde che sento e vivo e che spesso non riesco a portare fuori. Se penso da dove partivi rispetto alla parola altro che testimonianza che sei tu!
Quello che mi avvince di più di come stai portando avanti questa lettura globale del Qohelet è che è una ulteriore immersione nel CEU, un guardarlo, masticarlo, approfondirlo e farlo scendere ancora e ancora, soprattutto nel suo valore di griglia globale universale che supera la visione per opposti e quindi tutte le epistemologie tradizionali e culturalmente trasmesse. Proprio in questo periodo sto scalfendo ulteriormente la parte mia che si addormenta sotto la dittatura degli angoli alfa esterni, che inizialmente, prima che nasca l’angolo beta e il percorso beta gamma per reagire, deve farsi invadere fino al punto di non sentire più il vuoto necessario, dentro e intorno, per far nulla, per poter compiere più nessun movimento, come se anticamente fossi abituata a essere io sempre il vuoto per gli altri. Mi sono state di stimolo, soprattutto avantieri e ieri, le tue provocazioni a Qohelet, mi hanno aiutata a decidere e a fare un bel beta gamma che ha portato prima vuoto, attraverso il dare morte e l’espandermi, il darmi valore come adulta e dare valore al mio punto di vista globale, e poi lo SQO.
Questo ha portato a una bella dinamica anche con Roberta, e tra Roberta e Amerigo, facendo emergere di più, invece, il suo essere bambina bisognosa che depista e confonde rispetto ai suoi reali bisogni e il suo desiderio di essere acchiappata da Amerigo, proprio come una ragazzina.
Mi ha colpito quando hai parlato della transizione circolare, perché è vero, ogni transizione, se transita e fa transitare, fa nascere qualcosa di nuovo ad ogni sua conclusione, altrimenti vuol dire che non c’è stata nessuna transizione reale e che gli opposti non li abbiamo messi veramente insieme, legati, non siamo passati dal tempo spazio alla fusionalità.
La ricerca di un senso dell’esistenza in cui ci sentiamo “eternamente” inclusi è la vera sfida di questo tempo, perché altrimenti davvero io sento che perdo il senso, che subisco il negativo e mi scoraggio. Per far questo però sento che la nostra visione umanoide si deve sempre più aprire, si deve riferire sempre meno ai giudizi e agli schemi che abbiamo, altrimenti il rischio è di non superare mai la visione classica del negativo, comunque in fondo in fondo lo vediamo sempre come una sfiga, una maledizione, un negativo appunto, in una visione gerarchica, di confronto differenza, non etimologica e di viaggio. Ieri in particolare ho sentito proprio che quando arriveremo davvero a incarnare il CEU in profondità in noi non dovrebbe più fare differenza vivere i cosiddetti positivo e negativo, ma dovremmo sentirci a casa e in viaggio, pieni, fortunati, felici, in ognuna delle quattro parti del CEU. Non so se riesco a renderlo con le parole, ma è così che sento che dovremmo essere come abitanti della comunità globale. Altrimenti ancora viviamo troppo di livello sessuale, di opposti, mi sento incluso se vivo un positivo, mi sento escluso se vivo un negativo. E condivido, Mariano, quando chiedi a Qohelet “come fai a goderti una donna quando hai nel cuore il non senso dell’esistenza?”… perché è vero, non avere un senso rende tutto grigio, fine a sé, ci rende preda dell’etero referenzialità e ci fa accontentare di placare paure o bisogni antichi, ci fa stare nelle cose, con le persone senza cuore, senza anemos, senza la nostra parte più profonda. È quando abbiamo un senso che nelle cose ci stiamo veramente, con gioia, con il piacere, non solo perché ci torna una piccola moneta per i nostri buchi e mancati riconoscimenti. Quando abbiamo un senso non agiamo per risolvere ma perché abbiamo il piacere di valutare, decidere, scegliere, procedere, di crescere e di accrescere.
Ci sentiamo protagonisti attivi del nostro procedere incerto.
In un senso profondo si include continuamente tutto, tutto quello che io ho fatto, ho operato, anche quello che ho subito, e questo ci alleggerisce molto e ci aiuta ad abbandonarci al fatto che le nostre fatiche, il nostro sangue e sudore diventa filamento e anche se non abbiamo beneficiato di ritorni più a breve termine, come un riconoscimento, un esito positivo, uno spettacolo, il fatto che le cose vanno bene, comunque aspetti che dipendono dall’esterno, possiamo sempre godere di essere stati noi a formare un pezzo di un filamento, che la storiarrrete sta crescendo attraverso noi, e che nella gravidanza universale cosmica nulla di quello che è passato attraverso noi è andato o andrà perduto.
Spesso nella mia vita è stato solo questo credo che mi ha potuta aiutare in momenti in cui sentivo che avrei avuto diritto a grandi risarcimenti dopo grandi ingiustizie e mi ha fatto fidare di come l’In.Di.Co. stava agendo. Magari anche a spese del mio sangue stava nascendo un filamento di cui altri avrebbero potuto beneficiare dopo, in futuro, in altri luoghi. Mi rendo conto che è difficile aderire a questo con continuità e che è un filo da irrobustire nell’ordinario, giorno dopo giorno, CEU dopo CEU.
È bello come ancora una volta stai tessendo un’ode del negativo riincludendolo, rileggendolo secondo una visione intera, non schizofrenica. Attraverso la mosca che può alterare il vasetto di unguento ci hai mostrato come spesso ragioniamo e funzioniamo ancora, come bambini impauriti che subiscono il negativo o pensano di potersene proteggere anziché come co-creatori che credono nel loro potere e proprio attraverso il negativo si orientano laddove ancora ci sono delle aree dove non abbiamo una direzione nostra, ipostemologica e adulta, dove ancora non ci siamo collegati a noi.
Un’altra parte che mi ha aiutata molto è la parte sulla stoltezza e sulla sapienza. Proprio oggi che mi trovo ad affrontare l’esperienza di insegnare a ragazze che vogliono rimanere “stolte” per non perdere la loro modalità di contestare un contesto non adatto a loro ho riconosciuto quanto io sia fortunata a poter includere queste ragazze proprio a partire dalla loro e mia parte patuta, perché se quella non viene accolta e valorizzata, col cavolo che fanno entrare altro. Cosa gliene frega dell’anatomia se stanno male e non si sentono incluse per i loro vissuti più emergenti? Come faranno a far nascere dentro di loro l’angolo beta di diventare sapienti se non trovano adulti capaci di creare un vuoto dentro di loro?
Come dici tu oggi bisogna creare sapienti patuti e la parte sapiente può e deve essere in tutti… ma quanto questo manda all’aria tutti gli schemi asimmetrici su cui la scuola, e le istituzioni in genere, sono impostate?
E anche in come hai affrontato questo aspetto di saputi e patuti ho sentito che hai dato valore al negativo e al CEU, vedendo anche sapienza e stoltezza, non come opposti ma come piedi, gambe che creano il passo in cui la sapienza di oggi comprende anche la stoltezza che abbiamo vissuto ieri. Questo è verissimo, le cose che io più ho imparato e trattenuto sono proprio quelle che ho compreso attraverso il riconoscermi stolta, quando ho detto “Quanto sono stata scema!” proprio lì ho imparato bene la lezione!
Ti voglio ringraziare, infine, perché l’opportunità di dilatare la visione, lo sguardo, ogni giorno non è scontata. Le pillole entrano “a casa nostra”, nelle nostre vite tutti i giorni e se questo è avvenuto finora è perché tu hai mantenuto questo impegno con continuattività nonostante quello che hai attraversato e attraversi. Sono stati eventi e decisioni non da poco che hanno riguardato ambiti tuoi storici importanti e per questo ancora di più e ancora una volta ci hai testimoniato come si può trovare spazio nelle nostre giornate per fare e diffondere la conoscenza e che questo torna a noi proprio nelle fasi più difficili.
Un abbraccio a te e al fortunato Qohelet, e chi glielo doveva dire che avrebbe avuto questo grande dono dopo tutti questi anni!
CVTB

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