PIL E-PIS su “קהלת” Qoèlet, riscontro di Iride.

Le Pillole Epistemologiche e Piste per l’arena esistenziale dal commento del libro Qoèlet

La consapevolezza della vanità della vita, del fatto che non c’è differenza tra chi è persona giusta, saggia e chi non lo è, la ruota il ciclo del cambiamento, che non fa rimanere per sempre con noi ciò che ci piace e che ci cambia sempre le carte in tavola, così tutto cambia e se si cuce, arriverà il tempo di scucire… Anche quanto facciamo di bene poi finisce in polvere come tutto il resto, l’unica cosa che, almeno fino dove sono arrivata con voi,  fino al capitolo 4 sembra un po’ aiutare, è il fatto di non essere soli. Perciò sto leggendo le parole di Qoèlet come un accompagnamento. A me pare che lui comprenda bene tutta la miriade di travagli, disillusioni, sensi di perdita che portano alla discesa nel pozzo di Vermicino e dia voce a tutto il possibile dolore subito, per gli schiaffi della vita. Usando l’acronimo B.Ad.A. cioè, la triade Bambino, Adolescente, Adulto, fin qui Qoèlet sembra aver parlato alle percezioni bambine e adolescenti, ancora immature, in qualche modo embriogenetiche, che contraddistinguono anche tanti di noi adulti e larga parte delle società, quando non sufficientemente cresciute. Un mare di tristezza e sconforto di fronte alle conclusioni infelici, alla mancanza di lieto fine, ai crolli di punti di riferimento di quando si deve crescere e si perdono gli orizzonti precedenti. Così quando indica con forza che non si deve essere mai soli, ma sempre in due per rialzarsi a vicenda, per scaldarsi, io sento tanta tenerezza, penso a cosa si prova senza quell’accompagnamento, quel cum panis, dividere il pane come compagni di viaggio, che piangono insieme e gioiscono dei reciproci traguardi raggiunti, scaldandosi quando fa freddo.  Tutte le lamentazioni se appoggiate su chi sa sentire, allora sono lo sfogo che poi risana e aiuta a rimettersi in viaggio. Qoèlet, che grande esperto sei di quella solitaria Desolation Road, a cui non c’è soluzione esterna, ma ci si salva solo se ci si tiene per mano! Fino qui, caro Qoèlet, a me hai parlato della ricchezza della tristezza. Quanta ne hai evocata, con tutta quella vanità e addirittura con l’unica via d’uscita il non essere nati! Eppure solo esprimendola, forse, riusciamo a lasciarla andare e ad affrontare i passi per diventare A.A.A., Adulti Autorevoli Autoreferenziali. Siamo ancora al quarto capitolo, sono curiosa di vedere come prosegue questa storia e come potrebbe prendere forma e avere un senso, tutta questa vanità. Un tuffo nel passato che voglio condividere con voi, è la scoperta della canzone anni 60 “Turn, Turn, Turn”, di Pete Seeger, che ho scoperto ispirata a Qoèlet e meriterebbe una pillola o un pizzino, chissà! Un tuffo nell’attualità, invece, la forza critica di Trieste oggi. Mi colpisce la tradizione marinara del dire la propria. Una tradizione antica! Il diritto al mugugno! Antica tradizione dei Camalli di Genova, che preferivano essere pagati meno per contratto, ma poter parlare! Ecco, qui è dove come adulti il lamentarsi, criticare, ha un valore senza prezzo, perché il proprio pensiero e le proprie idee non possono essere vendute. Né per un tozzo di pane, né per un po’ di calore e consolazione, tipo fiammiferi della piccola fiammiferaia…

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