PIL E-PIS su “קהלת” Qoèlet, riscontro di Filippo

Le Pillole Epistemologiche e Piste per l’arena esistenziale dal commento del libro Qoèlet

Beh, sicuramente in Qoèlet c’è, come in Giobbe, un senso dell’esistenza solo legato all’arco di destra, il vuoto, il negativo, come parte della co-creazione e delle relazioni, non è contemplato. Probabilmente questo è il grosso peccato-parzialità della specie uomo e della religione, che prova a dare un senso alla morte, ma come opposto alla vita. E nell’esistenza questi due opposti come possiamo metterli insieme? Ovviamente se tutto si ferma all’arco di destra, prima o poi questo perde senso, come Qoèlet ha il coraggio di ammettere, cosa che Giobbe rifiuta, anzi lui fa di tutto per evitare il negativo, ma sono due facce della stessa medaglia. Manca un senso più ampio legato al CEU, al fatto che siamo co-creatori in una gravidanza e che le nostre opere rimangono. La specie uomo probabilmente ha finalizzato tutto a sé, all’arco di destra, non ha avuto un senso d’insieme e di mettere insieme gli opposti. Da poco, grazie al lavoro con il gruppo sulla storiarrrete, sto approfondendo il periodo del rinascimento, in particolare l’esponenziale sviluppo delle città italiane di banchieri, mercanti e imprenditori, in particolare fiorentini… e mi sono soffermato un po’ sulla famiglia De Medici. A parte le tante morti e disagi in questa famiglia per mantenere il potere, mi ha colpito che l’uomo simbolo un po’ del Rinascimento e del viversi i piaceri della vita senza pensare al futuro, in tantissime sue poesie, avvertiva un senso di vuoto, tristezza, vanità, per quello che stava facendo, e in fin di vita fu tormentato da quello che poteva accadergli dopo la morte, tanto da chiedere la confessione a Savonarola, suo opposto e nemico… per dire che è mancato all’uomo questo senso del CEU, del vuoto, del negativo, come parte della co-creazione, è mancata una visione d’insieme, ma solo per opposti che non si uniscono, bene-male, giusto-sbagliato, vita-morte.

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