“Se tu non sei ancora nessuno per me, perché dovrei fare quello che mi chiedi?”

Caro Davide,
a fine anno riceverai la pagella per questo primo anno nella scuola primaria. Quel documento, però, non dice molto di te, anzi, non dice quasi nulla. Non parla della fatica che abbiamo fatto io e te per raggiungere quegli obiettivi; non racconta tutte le fasi che abbiamo dovuto attraversare per imparare qualcosa (io da te e tu da me). Parla di un risultato e basta, anzi, parla solo di alcuni risultati. Parla di quelli che si possono valutare e misurare ma io e te sappiamo bene che c’è molto altro. Per questo ho pensato di integrare la pagella con una lettera in cui dar valore alle tante cose accadute quest’anno.
Parto con il dire che quando ho saputo che sarei stata la tua maestra, sono stata felice. Non ti conoscevo né conoscevo la tua famiglia ma sapevo che saresti stato un bambino importante per me, come forse io per te. Prima che cominciasse la scuola avevamo tutti le nostre ansie e preoccupazioni. So che le avevi anche tu ma non le hai mostrate apertamente. Bisogna conoscerti per interpretare i tuoi atteggiamenti e capire quando hai paura o sei arrabbiato, triste, felice. Insomma, ancora non ti conoscevo eppure sentivo che anche tu avevi le tue ansie come tutti i bambini che cominciano una nuova avventura in una scuola nuova, con maestre diverse e con nuovi compagni. Ammetto che all’inizio non è stato semplice perché entrambi dovevamo conoscerci. Ti chiedo scusa perché già dai primi giorni mi sono fatta prendere dal fatto di dover “fare qualcosa” altrimenti mi sembrava che non stessi facendo nulla. Ti ringrazio perché mi hai accompagnata, invece, a ricordare che se costruiamo una relazione con il nostro alunno stiamo già facendo tantissimo. All’inizio rifiutavi qualsiasi cosa ti proponessi. Oggi capisco che avevi ragione e che tutti dovremmo imparare a fare così. Per te non contano le cose da fare ma prima di tutto viene la relazione. Se tu non sei ancora nessuno per me, perché dovrei fare quello che mi chiedi? A te non importa se io ho il ruolo di maestra e tu il ruolo di alunno. Tutte ste categorie non ti interessano. Se non senti che l’altro ci sta in profondità con te, non ti svendi. Ti dico con tutta onestà che ti ammiro per questo perché io e tanti altri adulti pur di avere un po’ di riconoscimento facciamo tutto quello che ci viene chiesto e anche di più. Sai quante cose facciamo solo per la paura del giudizio degli altri? Su questo sei un grandissimo allenatore. A te non importa quello che pensano di te. Se non c’è relazione, per te quella persona non esiste. Con me, all’inizio dell’anno, hai dovuto faticare per farmi comprendere questo concetto basilare. Più io mi intestardivo a farti imparare le cose che si insegnano a scuola e più ti negavi passando per uno che non sapeva fare nulla. Se ci ripenso mi viene da sorridere. Io ero una mosca che sbatteva contro un vetro e non me ne rendevo conto.
Con il passare dei giorni siamo entrati un po’ più in relazione ma mica tu fai entrare tutti dentro di te! Metti alla prova le persone per vedere quanto davvero ci tengono a te e alla tua vita e se ti accettano così come sei, senza chiederti prestazioni. Questo è quello che sperimentiamo nell’utero: ci sentiamo amati e coccolati senza dover far nulla, senza dover dimostrare nulla. E su questo sei spietato nel senso che non ti si può ingannare con le parole. Tu sai andare oltre le apparenze e se non senti davvero amore dall’altra parte, non ti apri.
A fine anno, però, posso dire che io e te siamo entrati l’uno nel cuore dell’altra e questa è una cosa bella, che mi nutre e che mi piace.
Siccome mi sa che mi sto dilungando troppo (ma come si fa riassumere in poche parole un anno come il nostro?) provo a darti valore e a fare festa per i passaggi che hai fatto.
Se chiudo gli occhi mi viene subito in mente il tuo viso quando sali le scale da solo. Quando facciamo le nostre “prove”, sali la prima rampa poi ti volti, mi guardi e ridi di gusto. È bello vederti così felice quando fai qualcosa in modo autonomo. Eppure questa è stata una conquista non facile. Io ci ho creduto dall’inizio. Sapevo che ce la potevi fare e ho tappato le orecchie quando mi dicevano “se cade, la responsabilità di chi è?”. Per me, la vita delle persone va oltre tutte ste paure. Ho messo in conto che potevi cadere ma che fa! Capita a tutti di cadere. Tu non sei di cristallo. Sei un bambino come tutti e devi sperimentare. Ho sempre risposto a tutti “la responsabilità è mia”. In questo tua madre mi ha appoggiata molto. Il problema è che anche tu non ci credevi. Essendo un tipo abitudinario, tendi a fare le cose come le hai sempre fatte. Ma su questo hai trovato pane per i tuoi denti. Non ho mai pensato “poverino” perché quando pensi così in realtà hai rinunciato a far procedere un bambino, abbandoni il campo senza provarci. Come ti ho sempre detto, hai le corna lunghe! Sai bene quello che vuoi e, come tanti, preferisci le vie più comode. Io invece ti ho sempre scomodato e sempre lo farò. Non mi accontento perché so che ce la puoi fare. All’inizio non ne volevi sapere di salire senza darmi la mano. Se non te la davo, salivi a “quattro zampe”. E per scendere non ne parliamo! I primi giorni volevi solo essere preso in braccio. Non volevi fare le scale nemmeno con la mia mano. Su questo però sono stata ferma. Non ho ceduto. Probabilmente chi mi guardava mi vedeva come una persona insensibile ma per me la tua autonomia valeva più delle tue resistenze. Oggi quando ti vedo salire e scendere così felice, mi rendo conto che ho fatto bene. Il tuo sorriso è la ricompensa più grande. La cosa bella è che non mi sono fermata a questo. Ho voluto che tu arrivassi in classe da solo come tutti. Volevo che ti orientassi autonomamente all’interno della scuola e oggi, secondo me, sei più autonomo di molti bambini. Addirittura hai imparato a prendere l’ascensore. All’inizio avevi paura e volevi quasi venire in braccio a me. Ora sei felice quando entriamo e ti godi il tragitto sorridendo all’arrivo. Poi esci, sicuro di te e ti orienti perfettamente.
Anche per imparare a togliere da solo giubbino, cappello e sciarpa e a rindossarli a fine giornata è stata un’impresa ma anche lì non ho mollato. Sono stata tosta quanto te ma ora è un piacere vederti entrare e spogliarti da solo o vestirti prima di andare via.
Quando arrivi o quando usciamo, hai imparato anche a salutare i tuoi compagni e le maestre guardandoli negli occhi e non girandoti di spalle come facevi all’inizio.
E che dire della tua capacità di scrivere, contare, colorare, infilare, strappare, appaiare…? Sei diventato davvero bravo! Se penso che all’inizio non sapevi nemmeno tenere in mano un colore! Abbiamo lavorato tanto ma ora i risultati sono evidenti. Ogni volta che mi dimostri quanto sei bravo, faccio festa e sono felice perché davvero non mi sarei mai aspettata di arrivare a tanto.
Un’altra cosa per cui voglio fare festa e darti valore è che hai accettato la mia “invasione” con il corpo. All’inizio non volevi quasi toccarmi, né abbracciarmi. Ma ho capito subito che questo era un modo per dire che ci avevi rinunciato e non che non ne sentissi il piacere. Sai, anche noi grandi facciamo così: per evitare il dolore di un probabile rifiuto, rinunciamo. In quel caso ci vuole chi, con amore e devozione, ci fa superare le paure e ci fa riprovare. Questo è quello che ho fatto con te. Ad ogni bambino piace ricevere le coccole o sentire il corpo rassicurante di un adulto e questo vale anche per te. Mi hai messa alla prova più volte. Volevi davvero vedere se ti potevi fidare. Ma dopo tante “messe alla prova” abbiamo trovato il nostro modo di stare in relazione: oramai le coccole vengono sempre prima e dopo un’attività scolastica. Io ti chiamo, tu mi guardi, mi sorridi, vieni verso di me, sali sulle mie gambe e ti lasci coccolare oppure mi abbracci tu e cominciamo i nostri “vocalizzi”, le nostre chiacchierate che sono solo nostre. In quei momenti spesso ci guardiamo negli occhi come due che si vogliono davvero bene e che non hanno bisogno di parole per dirselo. Sai, quando ci chiudiamo e non ci fidiamo più dell’esterno, tendiamo a non guardare negli occhi le persone che ci circondano. Anche a te capita di farlo ma ogni volta che, mentre ti coccolavo, ti parlavo, tu mi hai sempre guardata fissa negli occhi per diverso tempo. E ti assicuro che è un piacere guardare quei tuoi profondi occhi azzurri…
Insomma, di progressi ne hai fatti tanti ma tanta è ancora la strada da fare. In questi anni avremo modo di procedere, mano nella mano.
Sicuramente dovrai imparare ad accettare il fatto che in classe si fanno alcune cose che piacciono a te e altre che piacciono ai tuoi compagni. Non si può fare solo e sempre quello che piace a te perché siete tutti bambini alla pari. Su questo abbiamo lavorato tanto ma ancora c’è da fare. E anche su questo non mollo. Ti voglio così bene che non ti accontento sempre. Sembra un paradosso ma è così. Se esaudissi ogni tua richiesta non ti farei procedere. Tu faresti sempre le stesse cose e non aggiungeresti nulla di nuovo. Ma la vita è viaggio, cambiamento. Le cose sono statiche solo quando sono morte. Io, però, alla tua vita, al tuo viaggio, ci tengo perché so che tu puoi aggiungere un pezzo importante a questo mondo. Devi solo riprendere fiducia in te e negli altri. E quando sento che sono sulla strada giusta, non ho paura di quello che possono dire gli altri. Ti sei ribellato spesso quando alla LIM non proiettavo solo le canzoni che piacevano a te ma anche quelle che piacevano ai tuoi compagni. Ma io non ho mai creduto che tu fossi diverso dagli altri e che dovessi essere accontentato a tutti i costi. Tu non devi stare su un piedistallo altrimenti come entri in relazione con gli altri? E poi, se avessi accontentato solo te avrei fatto capire agli altri bambini che tu hai più diritti di loro ma questo non facilita lo stare insieme alla pari. Invece ora è bello vedere che i tuoi compagni fanno a gara a giocare con te senza aver paura dei tuoi rifiuti. Siete uno spettacolo, credimi! Loro ti “invadono” e tu, piano piano, cominci a provare piacere nell’essere invaso. Questi momenti di scambio sono preziosi sia per loro che hanno capito che tu non sei un “alieno” e che possono trattarti come un bambino della loro età, ma anche per te che puoi goderti la compagnia di altri bambini.
Mi sa che se non la smetto, questa lettera non finisce più.
Voglio solo concludere dandoti i compiti per queste vacanze.
Innanzitutto divertiti! Goditi il sole, il mare, la compagnia di ogni membro della tua famiglia. Gioca con Martina ma non fare il prepotente! Non devi vincere sempre tu. Lei è più piccola di te e ha diritto quanto te.
Continua a coccolare gli altri e fatti coccolare. Fatti raccontare le storie da mamma o da papà come facciamo in classe e mentre te le raccontano approfitta per stare vicino a loro e per godere del loro specifico calore.
Continua a lavorare sulla tua autonomia e questo significa che devi togliere per sempre il pannolino, devi continuare a salire e scendere le scale da solo, aprire e chiudere le porte, accendere e spegnere la luce, lavarti le mani, provare a vestirti e spogliarti da solo, potresti aiutare ad apparecchiare e sparecchiare… (se tutte queste cose le fai già, continua a farle sennò comincia ora!).
Sembra che tutto questo non c’entri con la scuola ma ti assicuro che la tua autonomia, oltre ad essere preziosa per la tua vita, tornerà utile anche per gli apprendimenti.
Io ti aspetterò a settembre nella nostra aula e sarò felice di riabbracciarti ma anche pronta a prenderti per mano e ricominciare il nostro viaggio.
Buone vacanze Davide! Procedi fiducioso e, soprattutto, non smettere mai di sorridere…
Ti voglio bene.

La tua maestra
Francesca

 

 

 

 

 

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