Festa della mamma, non più fuori, ma dentro il proprio viaggio.

Domenica 9 maggio 2021

Quale giorno migliore per andare al cimitero e salutare la propria madre? Salutare, etimologicamente, significa “augurare salute” ad una morta? Fa un po’ sorridere, ma in realtà, augurare salute significa disincludere il negativo, facendolo uscire dal profondo. Domenica mattina io, Nicoletta, Silvia, Moris e Luca siamo andati a “salutare” mia madre, augurando salute a lei e soprattutto a me. Arrivati al cimitero, le accompagnatrici hanno introdotto in breve e inciso preambolo il mio racconto. Il percorso aiuta a capire i meccanismi comuni un po’ a tutti e nel tempo ho avuto anche la fortuna di poter smaltire tanta rabbia: per me non è stato semplice partire subito dalla liberazione del negativo. Piano piano però ci sono arrivata, grazie all’aiuto degli accompagnatori, e al mio ricordare tante cose fatte e non riconosciute da mia madre: in primis il percorso, che non per forza avrebbe dovuto riconoscerlo per dirmi brava, ma come possibilità per lei di riprendersi la vita in mano o per facilitare la presenza di mio padre. “Il dolore è ancor più dolore se tace.” (dalla poesia Il Prigioniero di Giovanni Pascoli) E così è stato per lei, quando ha iniziato a fare silenzio scegliendo veramente la fine dell’arena esistenziale. Liberarsi dal negativo è fare un salto precipiziale nell’arco di sinistra del C.E.U fare un salto quantico oltre e tornare nell’arco di destra, fare festa di quello che oggi si è, quello che ancora si è. Tutto nasce piccolo, e poi   cresce. Solo il dolore nasce grande, e poi diventa piccolo.” (proverbio marocchino) Uscita dal cimitero ho sentito che il dolore era sempre più piccolo, come il mostro che inizi a vedere sempre più da vicino.

Monica

La seconda parte della giornata si è svolta nella casa (che ormai era) dei miei nonni; quell’ambiente, prima “sterile”, è riuscito a trasformarsi in un luogo capace di accogliere tante persone, è stato bello vedere come quella casa si è dipinta di nuovi colori, resi ancor più sgargianti dai raggi del sole. Inizialmente si è raccolto quel che è accaduto durante la mattinata, poi c’è stata una fase dei pensieri per arrivare a un ulteriore rielaborazione di Monica, aiutata dagli accompagnatori che hanno dato contributi molto importanti, per avere una visione più globale di quel che è stata la sua storia e di come essa ha contribuito a farla diventare quel che è ora.

 

Si è creato subito un utero accogliente che ha permesso a tutti di dar valore a una donna come Monica, ma anche di prendere spunto e di rivedersi in tanti meccanismi che ancora possono appartenerci ,ma che appartengono anche alle nostre famiglie di origine.Riprendendo quel che ha scritto mia madre “il mostro che inizi a vedere sempre più da vicino” perde la sua mostruosità e il senso di onnipotenza, e, quando c’è una rete che ti aiuta, quel mostro possiamo arrivare anche a “salutarlo”.

Elettra

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