“Ero una giovincella disagiata, contingente e persa. Ero liquida!”

Rimini, 16 maggio 2021

Oggi è il 16 maggio, sono 16 anni dalla mia prima intensiva. Oggi è la vigilia della mia prima intensiva con mio padre. Ci sono voluti 16 anni per farlo partecipare a una settimana intensiva, insomma se perseveri tutto è possibile.
16 anni fa avevo appena compiuto 26 anni, ero una giovincella disagiata, contingente e persa. Ero liquida!
Tutti questi anni mi hanno dato molto, sono cresciuta tanto, ora ho 42 anni e sento che in questi anni ho risvegliato tutti i miei codici, sono riuscita a sentire quella che sono e a manifestarlo.

Oggi a 42 anni ho attraversato una crisi epocale, secondo come la leggo io, perché finalmente dopo 16 anni sento che i cerchi si chiudono, che il mio lavoro fatto sulla mia pelle e con il sangue mi fa sentire i frutti. Oggi per me è un giorno importante.
Oggi sono 90 giorni che sono lontana dal villaggio, che non faccio nessuna attività se non via zoom, penso che sia la prima volta dopo 16 anni che passa così tanto tempo senza fare gruppi alla salute, settimane intensive o progetti, è stato proprio un purificarsi, con forti crisi di astinenza. È stato questo un periodo che mi è servito molto. anche il progetto nuova specie può diventare una casa pellucida. E per me è stato il tempo di sporcare e digerire anche questa membrana.
In quest’ultima settimana ho pensato tanto a questo mio periodo, ai momenti che mi ha regalato, a quello che mi ha tolto e al sentire che adesso ho.
Ho fatto una ricostruzione rispetto a meccanismi miei che sento e vedo chiaramente, ricostruzione che mi hanno aiutato a chiarirla meglio il sentire le pillole dedicate ai 10 comandamenti del sessuale Pamoja.
Penso che una delle mie prime scene primarie sia stata un’esclusione forte che ho sentito avvenuta dopo un grande senso di inclusione che mi sono vissuta quando ancora ero neonata.
Alla mia nascita nel febbraio del 1979 mia madre aveva 19 anni e mio padre 25. Io sono stata la prima figlia e nipote in assoluto e questo è durato per sei mesi, poi è nata mia cugina. Io ero la più coccolata, perché all’epoca i miei genitori avevano tutta una serie di relazioni con parenti e amici in cui io ero la più piccola e quindi anche quella al centro dell’attenzione di tutti. Il mondo era lì per me. avevo tantissime possibilità di relazioni molteplici e nello stesso tempo mia madre aveva un rapporto esclusivo con me, subito sono stata una soluzione per lei. Mia madre racconta che quando sono nata lei pensava a come aveva fatto fino al quel momento a vivere senza di me. sembra una cosa bellissima ma la verità è: ma io dove stavo? Cosa nascondeva questo non saper vivere senza di me?

In questo tempo di esilio sono stata in Calabria con mio padre, un giorno una cugina di mia madre mi ha raccontato che quando ero l’unica figlia, quindi per ben 18 mesi lei si ricorda che è stato un periodo bellissimo perché si creava un gruppetto di persone attorno a questa neo famiglia fatta di parenti e amici e si divertivano molto, facevano gite, e io ero la mascotte del gruppo.
Questa è l’inclusione! Che è durata poco, anche se già il fatto che c’è stata mi rende una bambina fortunata.
Ritorniamo al rapporto con mia madre, chiaramente lei, che non riusciva a staccarsi da me, mi ha allattata fino a nove mesi, non che sia sbagliato allattarmi fino a nove mesi, ma darmi solo il latte dal seno fino a nove mesi è un po’ troppo. Quindi ad un certo punto ho cominciato a stare male, perché lei era rimasta incinta di Serena e io attraverso il latte ho sentito gli ormoni della gravidanza. Da lì mi ha dovuto levare il seno da un momento all’altro. Penso che questo cambiamento repentino mi abbia fatto sentire un’esclusione forte, e in questo momento che secondo me ho sviluppato meccanismi di attaccamento che rincorrono l’esclusività. Poco dopo però ho sviluppato anche la malattia. Ha un anno ho avuto i miei primi attacchi d’asma, che all’inizio venivano letti come bronchite poi piano piano si è capito che ero allergica, le mie prime prove allergiche dicono che ero allergica agli acari della polvere, pelo del gatto e pollini.

Ho sempre pensato che mi sentivo soffocata, ma da cosa? Un’altra ricostruzione che ho fatto perché ancora la sensazione che ho quando i miei litigano, è di essere soffocata, e che i due giovani mi hanno messo in funzione loro, ognuno per i propri Fuk. Mio madre per la grande solitudine che sentiva, per la svalutazione che si era dovuta sobbarcare da quando era piccolissima da parte della sua famiglia d’origine e mio padre per il grande bisogno d’affetto che ha, per il bisogno di essere riconosciuto specie nel suo dolore. Chi meglio di una bambina per fare tutto questo.
Sicuramente non sono stata l’unica, vittima di questi fuk lo siamo stati tutti e 5 i figli. Ma diciamo che io sento il peso di essere la più grande e di aver fatto per tanto tempo il gioco dei miei genitori, per proteggere tutti, tranne me.
Ricordo la grande solitudine che sentivo quando mi venivano le crisi d’asma, mi pietrificavo, ricordo che non avevo fame, non potevo ridere, mi ricordo notti intere sveglia perché avevo paura ad addormentarmi, perché se mi sdraiavo respiravo male e mi sentivo soffocare. Tante volte mi addormentavo in braccio a mia madre o mio padre.
L’asma mi rendeva una bambina fragile e non potevo fare tanti giochi, quindi tante volte rimanevo in disparte a osservare, penso che questo mi abbia fatto sviluppare la mia grande capacità di ascolto, di osservazione, di sentire l’emozioni degli altri.
La dinamica della solitudine l’ho sempre vissuta male, avevo paura a stare da sola avevo paura che mi potesse succedere qualcosa, probabilmente era una paura anche dei miei genitori, io la sentivo.
Ho sempre visto mio padre come qualcuno che mi accoglieva e mi faceva sospendere lo stare in casa, perché lui usciva sempre e quando mi portava con lui mi divertivo. Oggi vedo come fa con i miei nipoti, lui mette molto al centro dell’attenzione i bambini, ma nell’accoglienza, appena già lo mettono un po’ in dinamica perché vogliono giocare già è infastidito, lui interviene nel pianto accogliendo, oppure sempre perché piangi ti fa desintonizzare proponendoti l’uscita. Penso che sono le due strategie che ha sempre usato per evitare il dolore. Diciamo meccanismi comuni a tanti.
Negli anni, specie in questi 16 anni di percorso all’interno del progetto nuova specie tante cose dentro di me sono cambiate. Ma sicuramente ho avuto bisogno nel momento in cui sentivo di aver bisogno di accoglienza che ci fosse un’energia maschile che lo facesse.

Certo è che ho imparato a farlo tante volte anche da sola, quando a una finestra di Babich a cascina Boscone alma mater ho avuto una crisi d’asma fortissima, non avevo medicinali con me, l’unica soluzione che ho trovato per addormentarmi anche vivendomi le angosce di quando ero piccola è stata di ascoltarmi, di ricollegarmi, dopo tanto mi sono addormentata e la mattina dopo non avevo niente.
Oggi la mia meraviglia è sentire di non essere più condizionata dalla primavera, quest’anno non ho avuto ancora crisi violente di rinite, ora l’allergia si manifesta cosi, l’asma non mi viene più da anni penso che l’ultima volta che è successo è stato nel settembre che siamo venuti con Teo a fare il mosaico, a casa dai nonni. Dicevo la mia meraviglia e nel sentire che se rimango più collegata alle mie profondità non ho sintomi, mi viene se mi invortico, se sono epistemologica se uso la mente per spiegarmi le cose. Mi sono proprio accorta quante volte mi sono sentita esclusa in questo periodo, oppure non capivo il motivo del negativo che mi arrivava di conseguenza mi chiudevo e mi difendevo ecco che li mi venivano starnuti infiniti e bruciore a gli occhi, poi piano piano rientravo e l’allergia spariva senza che io facessi niente, l’unica cosa che facevo era includere il negativo che avevo sentito, attraversarlo con dolore e amore per me stessa.
Certo per farlo devo stare da sola, ancora non riesco a farlo in mezzo alla gente, mi rendo conto che ancora sono condizionata, nel senso che entrare in relazione con gli altri ancora è per me un’esposizione.
Penso che il regalo più bello che mi posso fare per questi 16 anni di percorso è farmi accogliere dagli altri non sentire che mi devo esporre, ma anche rispettare il nutrimento che sento buon per me che viene da me, quindi lasciare spazi per me da sola e vivermi il villaggio anche nella contemplazione di me.
Ho voluto scrivere questa mail di aggiornamento. Oggi 16 maggio sento che il progetto nuova Specie mi appartiene perché lo sento in me. il ciclo esistenziale universale cerco di vivermelo in tutte le sue parti, con fatica certo, ma ci provo. È vero ho fatto difficoltà con il procedere incerto ma ad un certo punto mi sono abbandonata. Ho sperimentato che il pamoja arrrete è da per tutto, che ogni essere vivente può esserlo. I dieci mila esseri sono ovunque.
Marinella

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