7 maggio 2020 / 7 maggio 2021 – Buon compleanno “MAESTREPOLO”

Caro Mariano,

ti scrivo questa lettera per dirti alcune riflessioni che ho fatto da quando mi hai spiaccicata su questo muro al villaggio.
Sai, stare chiusa in una bara e in un loculo, è incivile, quindi, quando mi hai tirata fuori, sono stata contenta, ma dopo un po’ ho visto anche quanto è difficile stare “completamente” allo scoperto (certo sempre meglio di quella poveretta che sta sempre in piedi e in catene):
Acqua, sole, vento, polvere, polline, terra, per non parlare di umani di tutte le razze, di tutte le età, di tante lingue, di tante diversità…
Ho sentito e subìto di tutto: sono stata amata, odiata, schifata, toccata, ritoccata, allungata, accorciata, dipinta. Ho raccolto dolori e delusioni e gioie nei racconti di chi è venuto e viene a farmi visita. Tra i tanti ci sei stato e ci sei anche tu, caro figlio mio, ora sei venuto anche ad abitare (mi fa piacere pensare così) vicino a me. Sai, caro Mariano, ti voglio parlare di quello che ho capito stando qui e, non a caso, te lo dico proprio ora, in occasione della tua (ri)nascita.
In questa condizione non ho potuto risparmiarmi nulla: ho dovuto accettare di sentire freddo, caldo, solitudine, tristezza, gioia. Ho avuto la possibilità di conoscere tante persone che, proprio a me, lì, spiaccicata su quel muro, hanno aperto il loro cuore, mi hanno confidato i loro dolori, hanno amato, odiato, perdonato, attraverso di me, la propria mamma. Partendo da me hanno cominciato a ricostruire la loro vita, sì, questo è il muro della vita e io ne faccio parte! Ma che privilegio, figlio mio!

Sai, caro Mariano, ho anche capito come ti sei sentito, ora io “sento” come è stata la tua vita da quando, io con il mio 50%, non ti ho abortito e tu, con il tuo 50%, non ti sei abortito e i diecimila esseri che ci hanno sostenuto in questa tua difficile gravidanza. Ora so cosa hai provato e cosa provi. Certo Mariano, non mi rende orgogliosa sapere come ti ho fatto vivere, negandoti il mio holding, come tu lo chiami, e non serve che ti dica io da dove provenivo…lo hai compreso bene, hai rifiutato l’inciviltà di quello che hai/abbiamo subìto ma per costruire, letteralmente, un mondo nuovo. Sai, scusa se te lo dico, ma a volte penso, che in fondo è stato un bene per l’umanità che io e tuo padre abbiamo fatto così schifo…Stando qui vedo ogni giorno la tua grandezza, le opere che stai realizzando, l’oasi nel deserto che stai costruendo per questa umanità sofferente. E quanto sono belle le persone che passeggiano in questo bel villaggio, di tutte le età e tutti insieme, come una grande famiglia, dove tutti sono figli e genitori e nonni di tutti, senza distinzione di cognome, di razza…Sono orgogliosa di te, figlio mio, e ti ringrazio per avermi offerto questa seconda opportunità di far parte ancora della tua esistenza.
L’anno scorso, come nel lontano luglio del 1947, ti sei trovato a contatto con sora morte e, come allora, le hai detto che non era il momento…Hai messo su un altro modo di stare vicino al tuo amato popolo: il “MAESTREPOLO”.

E… niente, questo è il mio augurio di buon compleanno.

Con amore, mamma

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *