1 e 2 maggio, fine settimana a Rizzìconi con le tre Marie.

“Bene Antonio, finalmente non ti sei sentito più minacciato da un posto in cui io sono rinata mille volte, in cui ti ho chiesto di andare altrettante e in cui tu, altrettante volte, hai detto no.”

Il primo maggio è l’inizio del mese Mariano e ora è anche l’anniversario della morte di mia nonna.
Quest’anno è un anno che è morta.
Io e mio padre Antonio siamo arrivati a Rizziconi il 16 aprile. Sono stati giorni importanti, direi fondamentali, per il nostro rapporto, per il mio ripartire da questa terra rude e bellissima, per vivere il posto dove sono nata senza sentire di appartenere più. Credo che la morte di mia nonna, avvenuta un anno fa, e quindi il lasciare il campo dei due pilastri che tenevano tutto assieme, ha fatto venire a galla quello che davvero c’è in questa famiglia di mia madre.
Curioso da notare che per mio padre la sua famiglia è quella. I parenti dalla parte della sua famiglia d’origine non esistono.Bene, questi giorni ci hanno accompagnati a vivere il primo maggio, che è anche la festa dei lavoratori, come un giorno da stare in famiglia.

Al pomeriggio sono arrivate anche le tre Marie: Barbara, Simona e Annamaria.
Io l’ho sentito come un regalo importante, l’ho sentito come un tenerci alla mia vita in maniera smisurata, per niente scontata e fatta con amore e per questo vi sarò sempre molto grata.
Il loro arrivo mi è arrivato come un aggiungere, già alle tante cose che c’erano, un pezzo della mia vita.
Ho chiesto da tempo che un gruppetto di persone venissero a vedere dove sono nata, perché, come ho detto tante volte: “chi non conosce l’ambiente dove sono stata fino a 14 anni, non mi conosce del tutto.” Ecco perché ho tenuto tanto che venisse Barbara, perché per me lei è una sorella e il mio desiderio è di farmi conoscere.
Alle 18 e 30 mia zia Carmela, la sorella più grande di mia madre, ha fatto dedicare la messa a mia nonna per ricordare il suo anniversario di morte, quindi ha invitato tutti ad andare. Mi ha colpito molto che le tre Marie si sono aggregate a questa ormai superata consuetudine di ricordare i morti, ma lì, nel mondo cristallizzato di Rizziconi, ancora l’unico modo per poterli commemorare. Alle 18 e 30 eravamo tutti davanti alla chiesa del Rosario dedicata alla madonna del Rosario. La chiesa era stracolma, chiaramente non per commemorare mia nonna, ma perché era il primo giorno del mese Mariano quindi, ogni bravo credente, va a recitare il Rosario e poi ascolta la prima messa di questo mese dedicato a Maria, la Madonna.
Noi non siamo entrati, abbiamo ascoltato la messa da fuori e, con noi 4, sono rimasti fuori anche zio Robi, e zio Mauro. Bene, io penso che noi abbiamo commemorato veramente mia nonna, perché, mentre c’era la messa, noi l’abbiamo ricordata, abbiamo parlato di lei, abbiamo ricordato il suo ultimo periodo, i miei zii mi hanno raccontato dell’ultimo periodo, di come stava e cosa faceva. Per me è stato importante, penso che è stato più significativo e, anche ci ha unito di più parlarne cosi, che ascoltare le parole vuote del prete che non erano nemmeno rivolte a lei.
Domenica due maggio ci siamo preparati, ed io, mio padre e le tre Marie, siamo andati al mare. Mio padre ci ha portato a Gioia Tauro dove lui è nato, ci ha fatto vedere la casa dove ha vissuto, lui stava alla marina di Gioia Tauro, dove stavano i pescatori e i marinai. Mio nonno Antonio, il padre di mio padre, era un marinaio, quindi loro abitavano lì. Poi siamo stati alla tonnara di Palmi, a pochi chilometri da dov’è cresciuto mio padre. La tonnara è la località dove noi andavamo al mare, il posto si chiama l’Ulivarella perché, su uno scoglio in mezzo al mare, c’è un ulivo e da lì si vede una delle isole Eolie, un posto molto bello dal mare azzurrissimo, e sabbia a granelli che ti coccola dolcemente, io sono legata molto a quel luogo e penso anche mio padre. Oggi posso dire per un motivo in più, le tre Marie, lì su quella bella spiaggia, per noi già significativa, ci hanno chiesto di partecipare alla settimana intensiva di maggio. E mio padre ha detto subito di sì.
“Bene Antonio finalmente non ti sei sentito più minacciato da un posto in cui io sono rinata mille volte, in cui ti ho chiesto di andare altrettante e in cui tu altrettante volte hai detto no.”

I motivi profondi di questo “sì” ancora non sono chiari, sicuro penso che le tre Marie sono state brave, specie la Maria più grande, che è anche Anna non solo Maria, ha saputo portarlo fino al sì. Ma penso che una grande parte in questi anni l’abbia fatta io che, con amore, ho portato la novità, ma forse con cruenza, ho esposto mie verità che l’hanno fatto spaventare e quindi le reazioni sono state negative, ma poi il mio saper mantenere il mio percorso, testimoniando il mio cambiamento e rientrando con lentezza e dolcezza e un’interezza di spirito, che oggi ho e manifesto, abbiano fatto fiorire questo “SI”.
Certo io non canto vittoria, dopo le delusioni che ho avuto non mi basta un sì, qualche cosa ancora c’è da verificare, riconosco però il passetto in più.
Ormai era l’una quindi abbiamo deciso di tornare perché Zio Robi ci aspettava a casa per pranzo.
Zio Robi è uno zio speciale per me. Lui è stato la mia salvezza quando siamo arrivati a Rimini. La solitudine più forte che ho sentito, di cui ho memoria, è stata quando ho lasciato Rizziconi, piccolo paese di 10.000 abitanti, e mi sono ritrovata in una città come Rimini. Per me è stato difficile. Ho lasciato tutto: amici, famiglia allargata, e un posto che mi aiutava a stare fuori di casa per fare le mie esperienze senza paura. A Rimini non è stato più così. Penso che in quel momento tutti in casa abbiamo avuto difficoltà e io non ho sentito più le relazioni che avevo, neanche con le mie sorelle e i miei genitori, tutto è cambiato. E mio zio Robi era l’unico, in questa situazione così pesante, che mi sentivo vicino, che mi faceva vedere il positivo, che mi dava prospettive di divertimento e che piano piano mi ha fatto integrare anche lo juvenis di Rimini.

La sua presenza e la sua disponibilità ad ospitare le tre Marie, è stata per me un riconfermare l’amore che tra noi c’è.
Al pomeriggio ci siamo messe sotto il portico di casa perché le tre Marie avevano un dono per me, anzi due:
il primo è stato un bellissimo pensiero che Giuseppina mi ha fatto con l’argilla, mentre conduceva un laboratorio all’interno del progetto Rainbow. Un viso di donna coperto a metà che le dà la possibilità di immergersi dentro di sé, nelle sue profondità. Io l’ho letto cosi.

Cara Giuseppina ti sono grata per questo dono.
L’altro è stato un audio di Teodoro. Ho sentito questo dono come un aiuto contro che mi ha anche fatto invorticare perché, ancora, dopo tre mesi che non ci vediamo, proprio Teodoro è un tasto dolente. Comunque sono stati due regali portati con amore e che hanno messo in movimento emozioni e che hanno regalato un altro pezzettino, anche a me e a mio padre, che all’ascolto dell’audio, ha espresso le sue impressioni e a me ha fatto molto piacere il manifestare il fatto che tiene a me in primis, a Teodoro e alla nostra coppia.
La serata è terminata con una pizzata calabrese.
Lunedì mattina le tre Marie hanno lasciato la piana di Gioia Tauro, portandosi dietro le bontà culinarie calabresi ma penso soprattutto un tempo dedicato a me e a mio padre che le ha anche fatte immergere in un tempo spazio che parla anche dei miei FUK.
Grazie care tre Marie: Barbara, Annamaria e Simona, siete state un pezzo importante del mio Esilio.

 

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