Un progetto di Liberazione (estratto dal corso Approccio Globale all’Adolescenza) 25 aprile 2012

Innanzitutto volevo dare rilievo a questo giorno che in Italia è un giorno festivo: il 25 Aprile è il giorno della Liberazione. Qualcuno vuole dire che cosa è? Perché si festeggia?

Paola: oggi è la festa del 25 Aprile, abbiamo rischiato che ce la cancellassero. Si festeggia la liberazione dal nazi-fascismo. Il 25 Aprile gli Americani sono sbarcati ad Anzio…

Mariano: ad Anzio perché la capitale in una nazione è sede del governo, è un fatto simbolico. Anzio sta a 25 chilometri da Roma. Le truppe alleate, soprattutto gli Americani, sono sbarcate in Italia. Io, personalmente, penso che, nel sentire delle persone, neppure sappiamo più ciò che è successo perché è un evento storico, per chi ha vissuto quel periodo. Oggi gli eventi sono così veloci che ciò che storicamente è stato importante, non viene più visto.

Ecco, io proporrei che rimanesse il giorno della Liberazione e mi piace che sia oggi l’inizio perché non può diventare una liberazione nostra dalle gabbie, dai pesi infantili per riuscire ad attraversare la vita per diventare adulti? Potrebbe rimanere una festa, ma non legata a un fatto di guerra, perché tutte le cose importanti sono legate alle guerre o sono legate a fatti religiosi.

Ci sono pochissime feste ordinarie per celebrare il percorso di una persona. Oggi io direi che è la Festa della Liberazione, la festa di chi può dire: “Oggi voglio festeggiare il fatto che in questo anno mi sono liberato da alcune catene infantili che mi hanno condizionato tantissimo e che mi hanno fatto stare male. Mi hanno chiuso nelle rappresentazioni del passato, per cui non sono riuscito a vivere né il mio presente e né il mio passato” quella è la guerra più importante! Dovremmo trasformare le feste come io propongo.

 

Negli ultimi anni, lo facciamo con consapevolezza, festeggiamo il Natale per festeggiare le nostre nascite perché, celebrare questo archetipo astratto di una nascita di 2000 anni fa, mi sembra sempre un fatto etero-referenziale. Cioè, la nostra vita non è importante, abbiamo bisogno di viverla da “pezzenti” celebrando personaggi famosi. I veri personaggi famosi, oggi, siamo noi!

Se Gesù Cristo oggi non si incarna, o Budda o un altro aspetto o un Metodo, nelle persone, in realtà, non si va da nessuna parte. Quindi, sarebbe bello che il 25 Aprile rimanga una festa ma della Liberazione di questi pesi infantili e, guardate, uno può rimanere nella sponda infantile e lo vedremo, anche fino all’ultimo giorno della sua vita, anche se campa fino a 100 anni!

Non è automatico liberarsi dai vincoli e dagli imprinting infantili che hanno condizionato e che condizionano molte delle cose nostre.

Viviamoci questo Corso come un Corso di Liberazione o meglio di riuscire a capire in che cosa mi voglio, mi posso liberare e verso dove posso andare, qual è il mio nazi-fascismo, con chi mi devo alleare per liberare il mio territorio.

Il problema è che c’è l’occupazione di un nostro territorio che, in genere, avviene dopo che usciamo dall’utero. Ecco perché il Corso che mi ha chiesto di fare Maria C. nel Veneto sarà proprio: Rapporti genitori-figli dentro l’utero e a cielo aperto, cioè dopo che nasciamo.

Purtroppo, nel passaggio, veniamo molto imprigionati nella membrana etnoculturale in cui nasciamo. Nessuno di noi è esente da questo imprinting che poi mi scarica addosso i debiti originari degli altri, delle relazioni che ha, del contesto, della storia di quel territorio e noi, incarnandoci in questa situazione, il nostro territorio, quello originario, diventa un po’ irriconoscibile. Rischiamo, per tutta la vita, di essere Signor Coppolillo, cioè coppola, significa qualcosa che serve per contenere altro, ma di suo non può esprimere più niente. Questa è stata una teoria fatta in una supervisione per Nicola a casa di Marino e Annamaria, ma sono problematiche un po’ generali. Ecco, io se riuscirò a farvi intravedere meglio quanto territorio occupato avete ancora, eventualmente collegarlo al nazi-fascismo che vi ha posseduto e vedere con chi allearsi di voi stessi innanzitutto e come liberarsi, secondo me, è buono.

Questo non avviene durante il Corso. Il Corso, per chi ha fatto il Quadrangolare, è un angolo beta, cominciate ad ascoltare, a rappresentarvi, a riconoscere, che c’è una possibilità, poi certo per concretizzarla bisogna lavorarci, se no diventano delle cose un po’ astratte, illusorie.

Quando vi chiamano “bipolari”, M., indicano essenzialmente il passare dal possedere la vita a perderla senza che c’è un riscontro nella realtà. Cioè, i meccanismi sono un po’ scissi dalla realtà. Invece è importante che, se intravedo un piano di liberazione, è un piano a tavolino, che è già importante però poi lo devo incarnare un giorno alla volta.

Quindi, oggi è la Festa della Liberazione che dobbiamo trasformare nella Festa della Nostra Liberazione. Ogni anno dovremmo dire: “In questo anno da che cosa mi sono liberato? Quali parti nazi- fasciste ho riconosciuto  che mi hanno posseduto? Con chi mi sono alleato? In questo anno che sta per cominciare da cosa mi prefiggo di liberarmi? Ogni anno, la festa annuale dovrebbe essere solo un modo di fare un bilancio di ciò stato fatto.

Mi dovete dire che cosa significa ogni anno dire: “Gesù è nato in una stalla, con il bue e l’asinello e San Giuseppe stava con il bastone e la Madonna pregava…” cioè, ogni anno sempre le stesse cose. Oppure dire: “Oggi celebriamo il fatto che gli alleati americani…” gli alleati anche della loro economia! Le guerre mica si fanno solo per liberare i popoli. A che serve dire questo ogni anno? Questo a cosa ci porta? Alla fine, quando l’evento si è allontanato, i giovani non sanno più qual è il valore. Se io dico: “Come il 25 Aprile si è liberato lo Stato, oggi celebro il mio Stato. Celebro la mia liberazione!” con tutte le cose che ho detto prima.

Il 25 Aprile prepariamoci per dire: “Io, in questo anno, mi sono liberato da queste parti”. Poi, il problema non è solo liberarsi dai farmaci, M., ma liberarsi dalle tante occupazioni che ci hanno posseduto dentro. Se non ci liberiamo da quelli, sono liberarsi dai farmaci non basta!

Man mano che uno si libera da questi possedimenti, può anche liberarsi gradualmente dai farmaci, ma non bisogna scinderli. Adesso tu, accetta umilmente che, essendo stata tu posseduta per anni da queste cose che vediamo, adesso sei venuta qui con i farmaci, man mano che cresci, li possiamo eliminare.

Segue un intervento di Davide su alcune caratteristiche degli aborigeni australiani. Loro non conoscono date e non hanno riferimenti storici di nessun tipo. Ognuno di loro può decidere una sera di fare festa perché è cresciuto.

Questo fa parte di una ricerca della Fondazione: la ricerca dei me-me, dei mediatori metastorici, cioè com’ è stata impostata la vita dalle diverse culture, soprattutto dalle culture organiche. Questi aspetti li stiamo perdendo, prima di conoscerli, d’altra parte è inutile solo contestare o prendersela, per esempio, far nascere un gruppo di ricerca dei me-me, per dar valore a queste popolazioni, come quelle australiane che hai citato tu che, dai paesi che hanno occupato il loro territorio cioè dagli inglesi, sono stati visti come dei regrediti e degli incivili. Quindi, questo è un po’ il destino di tutte le culture organiche.

Volevo dire che la differenza con loro è che, mentre per loro i riti erano in riferimento alla loro vita concreta che non era già super organizzata, ma era molto in relazione con il territorio e con gli antenati, la nostra civiltà, specie quella occidentale, con la tecnologia ha super organizzato i bisogni di base come il mangiare o il dormire, la casa ecc., e quindi ha dovuto rendere riti dei simboli: Gesù, la liberazione ecc… se, in realtà, ritornassimo a dare valore alla nostra vita, sarebbe meglio. I compleanni di una persona non sono quelli anagrafici, ma quelli in cui ha fatto un percorso. Quello va celebrato.

 

L’adolescente è libero da schemi

Questo aspetto l’ho ribadito perché, per l’adolescente, è fondamentale.  L’adolescente, delle cose previste, ritualizzate: oggi è così, si fa così perché è così, oggi si fanno gli auguri perché è il mio compleanno…di questi schemi, poiché l’adolescenza è un’età magmatica, loro non sanno che farsene. Dove c’è un figlio che si inquadra benissimo è perché non sta vivendo l’adolescenza. Non è un’affermazione assoluta ma, pressappoco, è così. L’adolescente apprezza le persone che non dicono: “Si fa così, tu hai fatto così, perché non hai fatto così? ” ma le persone che celebrano i riti di passaggio, di sottolineare un evento, è legato alla vita reale.  Perciò le persone che celebrano le istituzioni sono le persone, in genere, più odiate da un adolescente, fosse anche il padre, non gli danno più valore perché vedono che è un “quaquaraquà”, parla e ha dei riti falsi. Questo lo vedremo molto e vedremo come è strutturato un adolescente e capite che questo è un grande momento di cartina al tornasole anche delle istituzioni perché lui può voler far festa la domenica ma un altro giorno, Natale lo può considerare un guaio, invece festeggia il 2 Novembre! Cioè si scioglie dai legami istituzionali o storici o da quelli che già sono conosciuti o saputi, perché si sente spinto a stimolare il percorso che sta facendo.

Più noi ci siamo invecchiati, le cose le abbiamo raffreddate e più abbiamo bisogno di rituali prevedibili: Ecco, adesso è passato il Natale, speriamo che il prossimo anno ci vediamo ancora. Perché, scusa? Dovremmo dire: “Il prossimo anno non lo so, non so neanche se mi interessa vederti a Natale!”. Dovremmo mettere la vita prima delle organizzazioni simboliche, simboliche significa che noi abbiamo dato un valore importante al Natale, al 25 Dicembre e non al 22 Dicembre! Dice: “A me interesserebbe dare valore al Natale!” lo puoi dare, appunto, tutto l’anno, togliendolo, sgabbiandolo da un valore cronologico. Il 25 Dicembre, il 2 Novembre, il giorno di Pasqua e tutte le date che volete, e le possiamo far diventare una cosa possibile tutto l’anno secondo quello che richiede la mia vita.

Perché cosa succede? Molto spesso l’adolescente vorrebbe star male o sta male, vorrebbe esprimere il suo star male e stare in un gruppo di persone che fanno festa, i quali gli chiedono che anche lui si integri. Lui ‘ste cose non le capisce, capisce che sono cose fuori dalle relazioni e che servono alle persone già arrivate. Già da questo potete intravedere le difficoltà di stare con un adolescente perché ci fa saltare all’aria, ci fa terremotare il nostro angolo alfa: ordine, tempo, regole e riconoscibilità: “Si fa così, il 25 Dicembre; il papà benedice…” Sono cose anche belle che, se fossimo capace di viverle ordinariamente in maniera caotica sarebbe molto più bello e si vivrebbero cose intense.

Estratto dal corso
Approccio Globale all’Adolescenza
Mercoledì 25 aprile 2012

1 Commento/i

  1. gianni c.

    è vero e bisogna tenerne conto di tutte le manovre che in occidente hanno trovato il loro sbocco ideativo; però non è colpa di freud , di russell (per i disturbi alimentari) o altri poverini che hanno voluto cercare o creare delle ipotesi , ma come tanti di noi e chi meglio degli artisti attuali che sono spinti dallo stesso disagio delle civiltà e che non si sono intimoriti delle loro spinte profonde. E’ come vengono applicate e fatte passare a noi queste vecchie cose : cioè scartando la polpa del frutto e vendendo qualcosa di aspecifico , ma questo è valido non solo per la sanità e le istituzioni , ma già nelle famiglie in tenera età ci si sente di delegare il miele a posto di un’altra cosa e omettendo il gioco figurativo e anche le imitazioni che hanno molto impoverito la vita immaginativa e onirica , rispetto al modello che prima la televisione poteva fare da mediatico contenitore: questo ha favorito molte le alessitimie di oggi , gli autismi ad alto funzionamento che rende quasi tutti gli scrivani sterili e esternati nella vita concreta senza un minimo di fantasia compulsiva , ci vuole anche quella in minime dosi; ma un minimo di costrutti di base che debbano appartenere a tutti abbiamone l’umiltà di apprenderli senza troppo perderci in transfert e mantenere le etichette che si servono di nomi passati ma non ne fanno passaparola ( non è solo il paradigma dei lettini del morto) questo come si è detto è la logica dominante ‘mediterranea’ la possiamo criticare ma distinguerci senza cadere in contraddizione! Cioè che voglio dire!? Che ricordo degli episodi che mi sono stati raccontati da un ex del settore in psicologia , di un ragazzo che era diventato cieco la sera prima di fare gli esami , era un caso di cecità isterica , cosi esistono pure le paralisi di questo tipo e altre modi di trasferire in maniera Attiva sugli organi , non Passiva come le somatizzazioni…..a me fa un po’ incazzare la presunzione di qualcuno/a che di fronte casi emergenti ,non avendo la teoria globale ma anche senza conoscere gli autori che trattano queste cose , se uno rimane umile può aprirsi alle esperienze di tanti altri interventi come i chakra che pure si sono praticati al cms nel caso di una ragazza che ha avuto sintomi dissociativi ecc. Il colmo sarebbe la risposta del tipo chiamiamo il medico o il pronto soccorso. Cioè prima dici che tutti dobbiamo essere beneficiari della salute e poi ti ritrovi a settorializzare le competenze ; è facile sentirsi arrivati con le situazioni statiche croniche ,perché lì le dinamiche sono stereotipate e non urge mettere a nudo l’umiltà di dirsi: “ sì molte cose le ho imparate , ma altre ancora non sono capitate o non mi sono chiesto/a in questi anni come mai non ci sia stata una discendenza anche di problematiche che sono viste come mediche o cliniche” ; chi è esplicito può anche scegliere di preferire alcune situazioni apposto di altre , ma è importante dichiararlo per non ripetere gli errori che fanno quasi tutti gli operanti di questo settore , di mantenere l’etichetta di vecchie diciture Cognitiva psicoterapia dell’età evolutiva e simili per non reindirizzarli in modo scoperto alla farmacia di turno……! Questa non è una critica verso qualcuno in particolare e tutti abbiamo da lavorare su delle nostre parti che sono rimaste asimmetriche non volendosi intrecciare sotto la regia dell’architettura profonda dell’indico e del femminile che non perde mai la sua quota di fascino . Ho pensato il modello del salvadanaio , i pezzi ,le monete che noi ci mettiamo dentro ci possono tornare utili nei momenti del ciclo che non avevamo previsto o pianificato

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