Riflessioni post intervista a Mariano su Radionoff del 28/04/2021

Caro Mariano, per me, questa avventura comunic-attiva, mi piace definirla così, è iniziata per caso e sostanzialmente per aver ricevuto un semplice avvertimento segnalato da google alert. Penso che nulla accada per caso e, quando un filamento decide di reinnestarsi nell’esistenza, in qualche modo trova le strategie giuste e persone che in quel momento specifico vogliono-possono-sanno raccoglierlo e riannodarlo. Da subito ho sentito che, il fatto che Luigi Pistone fosse in qualche modo legato all’Università di Urbino, era un buon segno e che, qualunque fosse il prosieguo, valeva comunque la pena tentare. Non sono una grande esperta di comunicazione e ambiti attinenti e sento che, nell’espormi e far collaborare il mio simbolico in modo Ipostemologico, ancora ho da lavorare, spesso anche per cose semplici mi ritrovo a dover sfondare e sforzarmi di andare oltre residui di Fuk e membrane ancora presenti. Ho voluto lo stesso sperimentare man mano che le cose si aprivano e, grazie al tuo aiuto, mi sono sentita sufficientemente capace e molto accompagnata. Ho raccolto silenziosamente, come dono preziosissimo, gli approfondimenti teorici delle ultime settimane sui diari, a partire dalla balbuzie contestualizzata negli attraversamenti e spinte che proprio tu, in prima persona, ti davi in solitudine già negli anni ’70. Hanno ridimensionato di molto le istanze di resistenza e incoraggiato a cogliere l’occasione anche come allenamento. Nell’anno universitario a Verona ho dovuto fare molto rispetto all’espormi e all’esposizione di contenuti in genere, ma è stata una fase apripista, di solo simbolico, che oggi sento va arricchita in modo ascensionale, ipostemologico. Adesso non è che penso di aver fatto chissà quali grandi cose, anzi, è stato un inizio e, più che altro, un facilitare gli eventi, ma voglio dar valore a questo aspetto del “raccogliere e favorire l’annodarsi di un filamento buono per il procedere, qualunque esso sia”, perché non si sa mai cosa può produrre. Sento che mi fa da esempio buono anche per altri aspetti… e perché no! Può spingere ed essere utile anche per altri.

Mi è piaciuto molto seguire Raffaele nel suo continuare a mettere fuori parti di Battesimo di Fuoco e te Mariano nel tuo continuattivo Battesimo di FU.OR.I. Le due interviste, tua e di Raffaele, sono una bella espressione di come giocano in campo questi due Battesimi e di quanto smuovono e arrivano a chi ascolta. Riguardo al pre-interviste, ci sarebbe altro da dire, ma voglio andare al cuore dell’incontro di mercoledì 28 aprile. Ho molto apprezzato il tuo modo di entrare in relazione con un giocoso, ma determinato, maschile. Sei stato tu per primo attivo. Dai primi istanti sei entrato sfondando la membrana delle asimmetrie, conservandone parti buone, questo ha permesso di aprire la strada a tutti gli aspetti di critica, alle istituzioni e personaggi istituzionali, che hai fatto, però mantenendoti in campo come “voce autorevole” per l’interlocutore e per chi ascolta. La “voce autorevole” non l’hai comunque data per scontata anzi hai, nell’arco di tutto l’intervento, rinforzato dando grande valore del Progetto, della sua/tua travagliata e poco riconosciuta storia, valore alle sperimentazioni inedite e a tutti gli aspetti di ricerca. Questo per me è stato importante, perché ha dato il senso di uscire dallo stereotipo dell’autorevolezza, data dai ruoli e dai titoli, per arrivare a rendersi autorevoli per ciò che si è e si fa sul campo, soprattutto in termini di conoscenza profonda del fenomeno vivo. L’intervistatore, come è consuetudine in ambiti di comunicazione, è partito proprio dal curriculum, dai ruoli, e tu sei subito intervenuto aggiungendo al curriculum il titolo di EX PAZIENTE, facendo presente che dall’esperienza viva è nata la teoria, il desiderio di un punto di vista più globale e poi l’hai incarnata nella tua esperienza sul campo. Per me è stato importante poter vedere in te come, da subito e senza peli sulla lingua, ti sei posto volendo esprimere il tuo Battesimo di FU.OR.I. Non hai atteso e girato intorno agli argomenti ma hai fatto “aletheia” incisiva da subito, spaziando su una gran mole di concetti a partire dalla critica a Freud. Mi ha colpito la tua velocità di parola e il quanto sia importante usare, anche dietro ad uno schermo, una comunicazione ipostemologica sporcata di tutti i codici, le note che hai toccato sono state molteplici cosi come le tonalità e proprio per questo sono state armoniche. Non ti sei adeguato alla comunicazione che occorre per le rappresentazioni dell’esterno, ma hai colto l’occasione per essere tu comunicatore di cose tue, che hai visto, elaborato, attraversato e già cambiato sul campo con la tua esperienza viva. C’è stata giusta rabbia, ma anche consapevolezza del tanto costruito in condizioni difficili, c’è stata conoscenza profonda dell’oggi e dei passaggi sociali avvenuti, c’è stato spirito combattivo, non per superficiale andare contro, ma per evidenziare cosa va ancora cambiato. C’è stata delicatezza nei confronti di Luigi come interlocutore, un dare valore per aprire varchi, possibilità. C’è stata delicatezza anche nel descrivere quanto oggi molte vite sono buttate nel cestino e come su questo hai voluto interrogarti e cercare nuove strade. Potrei passare al vaglio passaggio per passaggio, ma non credo serva. Penso sia più importante dare rilievo al fatto che ho sentito che, attraverso questo tuo mettere FU.OR.I. che scomoda, scombina, non hai paura di svelare in modo incisivo verità che oggi sono sotto gli occhi di tutti, ma ancora fa comodo non vedere. Mi ha colpito tantissimo il modo in cui hai inciso su Speranza ironizzando sull’aver perso la speranza e quando hai parlato dell’atteggiamento che dovrebbe avere un politico (anche a livello comunale) nei confronti di una realtà che crea dove tutti gli altri fanno bazzecole infruttuose e costosissime. Mi edifica averti sentito ORGOGLIOSO di te, di ciò che c’è intorno a te e anche di noi. Penso che Luigi Pistone come interlocutore è stato molto in ascolto, accogliente e rispettoso degli aspetti che hai TOCCATO, SMONTATO ED ESPOSTO NUDI. Penso che lo hai colto nel suo essere fondamentalmente aperto e libero da preconcetti fissi e immodificabili.

Ti ringrazio per aver voluto raccontare anche di me, ma non come racconto fine a sé o per colpire le coscienze di chi ascolta, ma proprio per dar valore al percorso che si può fare anche rispetto ad una malattia grave. Sinceramente mi ha nutrito molto di più che essere valorizzata per la storia in sé. Anche per me il valore “al miracolo” è una parte ridotta mentre avanza il senso dei percorsi possibili. Sei riuscito in due minuti, e come un fiume in piena, a dare il senso della Clinica Ontologica e a trasmetterlo in profondità. Per me è stato così e mi ha molto impressionato. Chissà che davvero in prospettiva questo asse Foggia Potenza _Capitanata_ non diventi un filamento fruttuoso. Sarò contenta di conoscere Luigi di persona con la consegna dei libri che hai promesso e di continuare questo scambio nato per caso. Sento che è una persona che può cogliere e voler approfondire la conoscenza con il Progetto Nuova Specie. Il tuo modo di stare in questa intervista mi ha interrogato e portato a riflettere sul passaggio che possiamo spingerci a fare, chi vuole! Ho pensato che, proprio grazie al nanometro Caronevirus, sono emerse ancora di più forti contraddizioni sia nell’ambito medico-scientifico che filosofico e religioso. I cardini, considerati immodificabili, di queste epistemologie, sono finalmente esposti in modo più evidente nel loro marcire progressivo. Si vede molto più forte che siamo in un tempo di “tutto e il contrario di tutto” e, molte delle cose vendute come verità, perdono credibilità sempre più a stretto giro. Perché allora non approfittare di questa profonda e ancora più evidente crisi? Oggi penso che hai/abbiamo strumenti e competenze per adottare una modalità più Pamoja con te (che l’hai fatto da solo per tanti anni) e scendere in campo CONTRADDICENDO E SCOMODANDO CON LE NOSTRE VERITA’ ONTOLOGICHE “SCIENTIFICAMENTE” COMPROVABILI. Grazie per aver anche stavolta colto l’occasione e fatto per primo.

Ti voglio bene! Giuseppina G.O.

1 Commento/i

  1. gianni c.

    è vero e bisogna tenerne conto di tutte le manovre che in occidente hanno trovato il loro sbocco ideativo; però non è colpa di freud , di russell (per i disturbi alimentari) o altri poverini che hanno voluto cercare o creare delle ipotesi , ma come tanti di noi e chi meglio degli artisti attuali che sono spinti dallo stesso disagio delle civiltà e che non si sono intimoriti delle loro spinte profonde. E’ come vengono applicate e fatte passare a noi queste vecchie cose : cioè scartando la polpa del frutto e vendendo qualcosa di aspecifico , ma questo è valido non solo per la sanità e le istituzioni , ma già nelle famiglie in tenera età ci si sente di delegare il miele a posto di un’altra cosa e omettendo il gioco figurativo e anche le imitazioni che hanno molto impoverito la vita immaginativa e onirica , rispetto al modello che prima la televisione poteva fare da mediatico contenitore: questo ha favorito molte le alessitimie di oggi , gli autismi ad alto funzionamento che rende quasi tutti gli scrivani sterili e esternati nella vita concreta senza un minimo di fantasia compulsiva , ci vuole anche quella in minime dosi; ma un minimo di costrutti di base che debbano appartenere a tutti abbiamone l’umiltà di apprenderli senza troppo perderci in transfert e mantenere le etichette che si servono di nomi passati ma non ne fanno passaparola ( non è solo il paradigma dei lettini del morto) questo come si è detto è la logica dominante ‘mediterranea’ la possiamo criticare ma distinguerci senza cadere in contraddizione! Cioè che voglio dire!? Che ricordo degli episodi che mi sono stati raccontati da un ex del settore in psicologia , di un ragazzo che era diventato cieco la sera prima di fare gli esami , era un caso di cecità isterica , cosi esistono pure le paralisi di questo tipo e altre modi di trasferire in maniera Attiva sugli organi , non Passiva come le somatizzazioni…..a me fa un po’ incazzare la presunzione di qualcuno/a che di fronte casi emergenti ,non avendo la teoria globale ma anche senza conoscere gli autori che trattano queste cose , se uno rimane umile può aprirsi alle esperienze di tanti altri interventi come i chakra che pure si sono praticati al cms nel caso di una ragazza che ha avuto sintomi dissociativi ecc. Il colmo sarebbe la risposta del tipo chiamiamo il medico o il pronto soccorso. Cioè prima dici che tutti dobbiamo essere beneficiari della salute e poi ti ritrovi a settorializzare le competenze ; è facile sentirsi arrivati con le situazioni statiche croniche ,perché lì le dinamiche sono stereotipate e non urge mettere a nudo l’umiltà di dirsi: “ sì molte cose le ho imparate , ma altre ancora non sono capitate o non mi sono chiesto/a in questi anni come mai non ci sia stata una discendenza anche di problematiche che sono viste come mediche o cliniche” ; chi è esplicito può anche scegliere di preferire alcune situazioni apposto di altre , ma è importante dichiararlo per non ripetere gli errori che fanno quasi tutti gli operanti di questo settore , di mantenere l’etichetta di vecchie diciture Cognitiva psicoterapia dell’età evolutiva e simili per non reindirizzarli in modo scoperto alla farmacia di turno……! Questa non è una critica verso qualcuno in particolare e tutti abbiamo da lavorare su delle nostre parti che sono rimaste asimmetriche non volendosi intrecciare sotto la regia dell’architettura profonda dell’indico e del femminile che non perde mai la sua quota di fascino . Ho pensato il modello del salvadanaio , i pezzi ,le monete che noi ci mettiamo dentro ci possono tornare utili nei momenti del ciclo che non avevamo previsto o pianificato

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