Corso Maestrepolo, rubrica PASQUALINA: I PERCHE’ DELL’ESISTENZA. “Perché si ha paura delle cose diverse da noi?” Domanda di Eleonora, riscontro di Elisa

Ciao a tutti/e. Devo dire che la rubrica Pasqualina è una delle mie preferite. E questa è una domanda che mi fa riflettere.

Un po’ di tempo fa ho proposto un laboratorio di burattini, proprio che si intitolava VARIETA’, e, tra le finalità del progetto, avevo scritto quanto segue: “Le varietà come sinonimo di ricchezza per l’equilibrio dell’ambiente circostante, non inteso solo in termini naturali ma anche sociali. Oggi si parla molto di diversità, dalla quale fuggire ed in tale contesto emergono le paure di confondersi con altro e il barricamento in confini e idee precise che escludono. Io vorrei parlare di varietà, non per differenziare (differente etimologicamente proviene da DIFFERRE, separare l’uno dall’altro), ma per creare ponti che possono unire ed amalgamare gli opposti. Se si impara ad accogliere la varietà delle emozioni e di se stessi, questo rispetto profondo per la vita si può trasmutare nel rispetto anche delle altre vite e forme (alberi, animali, etc.) “Questo laboratorio è scaturito da un negativo che mi è arrivato due anni fa da un’amica veneta, che si chiama Isabella, con cui ho passato gran parte dell’adolescenza fino al mio trasferimento a Cesena. Durante l’estate del 2019, andai a Damanhûr con Zeno per fare con Kookaburra un laboratorio di burattini nella scuolina nel bosco che c’è lì, e per me era una cosa davvero bella, entusiasmante. Mentre andavo su ho avvisato le mie amiche venete di questo progetto e Isabella ha risposto scandalizzata che lei non accettava di avere contatti con una persona che frequentava una setta, tra l’altro pericolosa (mi mandò un link di un articolo trovato in internet) e addirittura lasciò il gruppo WhatsApp. Ci sono stata abbastanza male, l’ho anche chiamata, mi sono pure incazzata, ma non ero distinta e mi è salita la rabbia. Anch’io avevo paura della sua diversità… Non l’ho più sentita se non per farle gli auguri di compleanno ma lei non mi ha proprio più scritto. 20 anni di relazione spariti in un soffio. Da questo rifiuto, paura per la diversità e per lo sconosciuto è nato quindi questo progetto di lavoro con i burattini. Per me quando si ha paura delle cose diverse da noi (sentendo ansia e rabbia se ci troviamo in situazioni o persone che ci portano fuori dalle nostre aree di confort), o quando al contrario non se ne ha per niente (siamo tutti amici, siamo perfetti, stiamo tutti insieme, sogniamo di vivere nelle comunità idealizzandone il contenuto, peace & love etc.) sono estremi che nascondono il nostro irrigidimento, perché probabilmente il nostro albero maestro ancora non è ben formato e i fuk impediscono di fare teoria. Non siamo radicati in noi stessi e questi movimenti esterni ci fanno terremotare, siamo chiusi al cambiamento, non riusciamo ad includere anche la diversità dell’altro, portandola dentro di noi e verificandone la profondità e il messaggio oltre l’8%. Quando è arrivato il messaggio della mia amica Isabella, non ero in ascolto né mio né suo: il suo disconoscimento mi aveva ferito talmente tanto che mi è salita la rabbia, infatti in quel momento Isabella stava personificando mia madre, che in passato mi aveva demolito con le sue modalità aggressive e di giudizio feroce. Io penso che dentro la paura della diversità, ci sia anche molto il giudizio per l’esterno e quindi, come specchio, il giudizio per noi stessi: non riusciamo a fermarci ed accogliere le nostre parti doloranti e anche antitetiche, così preferiamo scappare, sversando all’esterno la nostra emozione, manifestando amore o odio incondizionato per la diversità. Forse non avrei voluto anch’io per caso essere un po’ come Isabella, più cauta e protettiva nei miei confronti? E non mi stava forse facendo da specchio sul giudizio, che anch’io provavo, anche se per cose diverse? L’unica via d’uscita è la Teoria Globale, essere globali, fusionali, così nel medesimo istante possono coesistere parti contrapposte, che lasciano spazio all’inclusione e al cambiamento. Secondo un mio parere la resistenza al cambiamento è una delle forme di disagio più forti e subdole che stanno alla base della storia. Prenderò l’occasione per scrivere ad Isabella in questi giorni, grazie Eleonora.

Buona giornata di osservazione degli opposti, Elisir KK

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