Corso Maestrepolo, rubrica PASQUALINA: I PERCHE’ DELL’ESISTENZA. “Quale evento (forse qualche FUK?) spinge ognuno di noi…” Domanda di Cindy, riscontro di Luca

Quale evento (forse qualche FUK?) spinge ognuno di noi ad essere più attratto e/o più portato per una determinata espressione artistica? Perché invece con qualche altra arte facciamo più fatica?

Ciao Cindy! Mi ha spiazzato la tua domanda e sinceramente, per lungo tempo, e te l’ho pure detto, ho pensato che, nonostante le apparenze non sarei stato capace di rispondere, anche per via del rapporto piuttosto conflittuale che ho con lo strumento negli ultimi tempi. Però ci provo. E parto dell’osservazione più recente che ho fatto su Alba piuttosto che su di me.
Ho notato che lei ama esprimersi attraverso il disegno. Più volte mi sono domandato da dove le venisse questa passione per il disegno che, nonostante l’età, diventa sempre più fluido e ricco di particolari sempre molto originali e personalissime visioni. Lei, nell’ordinario, si vive la necessità di comunicare con l’esterno in maniera già adulta fin da quando ha iniziato a parlare, per via della presenza anche dei fratelli maggiori, infatti ha un linguaggio molto ricco ma, attraverso il quale, si vede che non prova passione per far uscire le cose sue: per senso di inferiorità, o perché magari ne ha piene le palle delle parole che sente in famiglia!
Piuttosto adora chiudersi nella sua stanza o in soggiorno ed esprimere il mondo, il suo mondo, attraverso i disegni. Nessuno in realtà in casa ha mai dimostrato grande attaccamento all’arte figurativa, per cui mi fa strano che lei si getta così e, francamente, mi piace vedere che trova una dimensione sua di espressione.
Quindi in lei mi viene da individuare quasi una sorta di protesta, o meglio, una contrapposizione per potersi ricavare uno spazio tutto suo.
Questo vorrei cercare di portarlo anche a me, alla mia esperienza in campo artistico, musicale, nel mio caso, ma… Ma ho ancora bisogno di ravanare!
Nella mia famiglia di origine non erano previsti svaghi o forme di espressione ludica al di fuori del gioco delle carte o poco altro, libri non ne circolavano e, le uniche stampe che ornavano la casa, erano delle immonde croste che da oltre quarant’anni fanno la loro porca figura in sala. La radio però era sempre accesa! Mia madre ascolta la musica fin da quando era bambina. Ecco, se parto da questo aspetto, mi verrebbe da pensare che il fuk da cui parte la mia passione per la musica, inizialmente era di mia madre, che non ha mai potuto esprimere una sua essenza più profonda, in quanto le è stato negato anche di potersi appassionare di musica. Per lei significava chiudersi in sé e non sentire l’esterno che la umiliava in continuazione. Ascoltare la musica, cantare, ballare è l’unico vezzo che realmente ha coltivato mia madre e che le è stato puntualmente tagliato. Prima dalla zia, da bambina, che le vietava di cantare mentre lavorava come sarta, poi dal fratello che le ha sbattuto in faccia il suo potersi permettere di fare il chitarrista rock in barba agli obblighi di casa, poi da mio padre che era proprio chiuso sul piano musicale e anche del ballo e dal quale lei non si è mai sentita vista su quel piano e, infine, il suo più grande amore di una vita, il negativo, che facendola restare sola, le ha “impedito” di coltivare qualsiasi altra forma di rapporto con la musica, che non fosse ascoltarla in radio.
Ecco, se penso a come la musica è arrivata dentro di me, ho questa sensazione principale: da un Fuk trasferito! Poi, certo, è scattato prima il desiderio inconscio di contattarmi attraverso la musica. Ed è stato l’unico “campo” in cui un po’ mi sono incuriosito nei miei confronti, nel sondare la materia di cui sono fatto. Attraverso la musica ho potuto “sentirmi” un po’, ho potuto chiudermi in me stesso, fuggire dagli occhi dell’esterno che mi mettevano paura e, replicando quanto visto nella mia famiglia, ho sempre odiato suonare in pubblico. O meglio suonare in pubblico per me è stato sempre… come fare sesso con una prostituta (che non so nemmeno come sia in realtà!), sesso senza amore, senza sentimento! Il sentimento che invece buttavo nella mia stanza o in sala nelle ore ed ore pomeridiane che passavo sulla mia chitarra!
Io la mia musica l’ho molto elaborata per la mia anima, l’ho curata per come la sentivo io, suonavo il blues e lo tiravo veramente fuori dalle budella, dalle mie, dal mio dolore. Poi però, il Fuk più grande, è stato quello di non far vedere! “Abbi timore a mostrarti che è peccato!!!” Nessuno me lo ha mai detto con queste parole (la coerenza democristiana dei miei…) ma il senso che mi è arrivato è proprio quello!
Da questi contrasti deriva il mio amore e odio per una forma d’arte e nello specifico di uno strumento, il mio, che nel tempo sono arrivato a vedere come un orpello che mi appesantiva e non mi permetteva di scendere in profondità…così l’ho abbandonata ed ora… beh, non lo so!
Oggi, per parlare un pochino anche della parte efferenziale, sentendomi più dentro di me e soprattutto desiderando sentirmici, provo un diverso atteggiamento verso la mia musica, anche se onestamente mi sento ancora poco più che bambino rispetto al condividere la mia arte. Non so come sarebbe salire oggi su un palco, me lo domando a volte. Poterlo fare oggi magari mi aiuterebbe ancora di più a sentirmi degno di stare in questa arena esistenziale, cosa che sto cercando comunque di fare senza passare attraverso i ruoli (padre, marito, lavoratore, musicante…) ma partendo da me. Comunque sarebbe figo!

Quindi, da un lato penso che ogni forma d’arte presuppone un desiderio di chiusura (di escludere l’esterno) e di introspezione che poi coincide spesso col desiderio di fuggire da un esterno che non ci fa sentire visti.
Quale sia la forma d’arte ad ognuno più affine…boh, io ho detto la mia ma sento che, o per emulazione o per contrasto, spesso derivi da forme d’arte non espresse nel simbolico della famiglia d’origine che hanno generato (fuk?) nella nostra storia (delirio? può darsi!).
E poi, dentro lavora come un demone e costruisce una struttura simbolica che vorrebbe uscire, a patto che altri fuk glielo permettano o meglio ancora agevolino!
L’esterno, per un artista è importante ma meno, molto meno del sé! L’unione forte con la propria arte c’è, perché ogni nota, ogni lettera, ogni pennellata, sono lembi, propaggini della nostra scintilla fusionale che escono all’estero e che ci lasciano! Con forza, transitando attraverso i nostri piani, i codici, e bucano anche il simbolico, si fondono con il rumore che fa l’esterno e non ci appartengono più! Poi che l’esterno li ami o li odi passa anche in secondo piano. L’indifferenza no però, quella ti ammazza! E ce ne sarebbe da dire ma ho paura che sto andando un pochino fuori tema!
Grazie per avermi permesso di fare questa delirate evoluzione!

Tvb Luca

 

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *