Corso Maestrepolo, rubrica PASQUALINA: I PERCHE’ DELL’ESISTENZA. “Quale evento (forse qualche FUK?) spinge ognuno di noi…” Domanda di Cindy, riscontro di Benedetta

Quale evento (forse qualche FUK?) spinge ognuno di noi ad essere più attratto e/o più portato per una determinata espressione artistica? Perché invece con qualche altra arte facciamo più fatica?

Da subito questa domanda, Cindy, mi ha messa in difficoltà o meglio mi sono detta: “a questa domanda io non posso rispondere”. E forse anche ora un po’ lo penso…
Vengo da una famiglia di fratelli musicisti e da un padre che era bravo in tante esperienze-espressioni d’arte, non una in particolare, ma la poesia e la fotografia sono state quelle che ho vissuto di più da parte sua. Mio padre ha sempre pensato che coltivare una parte artistica era una perdita di tempo che non produceva niente, a meno che non avessi il gene di qualche genio, per poter fare strada e farla diventare la tua fonte di guadagno.
Come lui, anche io non ho mai sentito di aver scelto un’espressione d’arte in particolare o per lo meno di averla vissuta come tale.
Mi sono sempre sentita che io e l’arte eravamo due mondi opposti e che ci voleva una sensibilità che io non avevo e che delegavo più agli altri, così è stato anche nella relazione con Luca. Lui l’artista ed io quella che non poteva comprendere-entrare in quella sensibilità.
Da bambina volevo creare, sentire che anche io potevo fare, esprimere qualcosa di mio, ma ero anche l’unica figlia femmina e quindi dovevo anche esprimere limitatamente o magari in funzione di qualcosa che rientrasse nel mio ruolo di femmina. Infatti la cucina e il voler iniziare a cucinare fin da ragazzina, mi ha permesso poi di imparare qualcosa che poteva essere piacevole e utile per gli altri e che mi faceva avere gli specchi riconoscenti che cercavo dall’esterno e soprattutto da mia madre che era insuperabile. Cucinavo per fare “cucina” agli altri e lo facevo bene, ma anche in una modalità così psicotica che poi mi sfinivo e magari finiva anche che non riuscivo a gustarmi quello che io stessa producevo. Poi c’è stato un lungo periodo che ho odiato la cucina e non mi interessava più, volevo che fossero gli altri a cucinare per me.
Da bambina mi piaceva ballare, ma soprattutto mi piaceva pattinare, mi sentivo libera, eppure mi sono scoraggiata presto, nessuno godeva dei miei risultati e poi mi ricordo che un giorno, ad un saggio di ginnastica artistica, mia madre mi fece vergognare davanti alle mie compagne, mi sentii brutta e incapace… Il mio corpo era pesante e troppo formoso… Chiusi definitivamente.
Mi piace scrivere e l’ho ripreso grazie al percorso all’interno del progetto Nuova Specie, ho ritrovato lo stimolo a scrivere le poesie (anche se mio padre mi ha sempre sottolineato che il mio modo di scrivere non era adeguato).
Ho cercato e sto cercando di scoprire una mia dimensione di espressione, che non per forza è quella legata a mio padre o mia madre. Mi piace fare tante cose, mai nessuna di queste fatta però fino in fondo… Da grande ho scoperto la recitazione e, sì mi vergogno forse ancora un po’, ma non mi faccio più schifo quando sento la mia voce e in alcuni momenti mi piace tantissimo cantare. Nel 2018, quando sono riuscita a realizzare lo spettacolo di poesia con le diverse espressioni d’arte, riuscendo a coinvolgere tante persone, ho sentito un forte collegamento alla mia fusionalità… Ero felice perché, forse per la prima volta, “generavo” qualcosa che partiva da me e lo facevo “insieme” ad altri. Se la parola “arte” significa “mettere in movimento”, sento che io sono una che sa mettere in movimento, probabilmente il passaggio è riuscirlo a fare più per le mie emozioni e non solo per quelle degli altri.
Ti ringrazio Cindy per questo stimolo che “mette movimento”.

Benedetta

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