Corso Maestrepolo, rubrica PASQUALINA: I PERCHE’ DELL’ESISTENZA. “Quale evento (forse qualche FUK?) spinge ognuno di noi…” Domanda di Cindy, riscontro di Elisa

Quale evento (forse qualche FUK?) spinge ognuno di noi ad essere più attratto e/o più portato per una determinata espressione artistica? Perché invece con qualche altra arte facciamo più fatica?

Cara Cindy, ti ringrazio per l’opportunità che ci dai con questa domanda. Secondo me è proprio un bellissimo quesito. Ho appena finito un corso di burattino come co-educatore anche con finalità terapeutiche, e in una delle sessioni mi è stato spiegato il modello di Graham Wallas, psicologo ed educatore inglese che ha scritto “The art of thought”, nel quale descrive le fasi in cui si articola un processo creativo. Questo modello mi sembra un buono spunto per partire e rispondere alla tua domanda. Secondo Wallas ci sono 4 fasi per finalizzare un progetto creativo:

1. Preparazione: raccogliamo informazioni, dati, captiamo gli stimoli – quindi, usando il Graal, siamo nel piano del simbolico. Se siamo persone molto simboliche, analitiche, che dobbiamo misurare ogni singola cosa prevedendone gli esiti, non possiamo discendere negli altri piani del Graal e questo non ci fa spaziare in cose nuove, perché appunto abbiamo paura del nuovo. Se una persona vuole controllare tutto, mantenendo le situazioni sotto controllo, come può accogliere cose nuove che possono scombussolare la sua vita? Nei sottolivelli c’è molto dolore da tenere a bada e tutte le energie sono concentrate in questo processo di controllo. Se siamo persone per lo più simboliche, la nostra creatività si fermerà in questo piano.

2. Incubazione: iniziamo con i tentativi, capiamo cosa funziona e cosa no – siamo al livello analogico, iniziamo ad usare il corpo per realizzare le nostre idee ed intuizioni (es. qualche schizzo, etc.) Penso che tutti da piccoli abbiamo costruito, manipolato materiali, tagliato, incollato, impastato con le MANI. Le mani … Se in quegli istanti non siamo stati riconosciuti o addirittura additati come fannulloni (a me è capitato moltissime volte di essere insultata da mia madre quando costruivo case con scatoloni, bottiglie, etc.), e non siamo pronti ad andare a ricucire in questo livello e attraversare il tunnel della svalutazione, del sentire le vocine che dicono “non sei capace, perdi tempo”, le mani non si muoveranno mai. E non ci saranno schizzi, prove di pupazzi, stoffe tagliate male, collane che si rompono, etc. Le mani le muoveremo solo per obblighi doveri, le pulizie, guidare, puntare l’indice per giudicare.

3. Illuminazione: il momento in cui i due elementi noti si uniscono per creare una soluzione nuova – siamo al biorganico, qui si mettono in campo le emozioni, l’idea prende vita, il cuore batte, il simbolico quasi non c’è più. In questa fase, la mia prova creativa, che ho fatto nel livello analogico, acquista vita, emozione, mi immergo nel mio vissuto e lo porto fuori, non ho più paura di essere quello che sono. Mi esprimo per tutta quello che sono.

4. Verifica: c’è un momento per verificarne l’utilità o se nella realtà può reggere – siamo nell’ontologico, qui bisogna avere ben integrati i tre elementi fides, spes e caritas. Sento quello già io sono e le cose che faccio ne sono espressione.

La creatività per me è una cosa insita in ogni persona ed è un modo per sanare le proprie parti crocifisse, è avere ancora fiducia di poter cucire le ferite rispetto all’esterno che le ha create. Quindi tutte le forme di creatività hanno un valore importantissimo, al di là dei risultati. I risultati della creatività sono ottenuti grazie a correnti ascensionali del percorso di discesa del Graal che abbiamo visto sopra, come se in ogni livello del Graal ci fosse un “sotto Graal”.
Se la nostra creatività è nel livello simbolico, produrremo poesie e racconti e, il livello di bellezza di questi racconti, dipende dalla discesa che c’è nel sotto Graal all’interno del codice simbolico.
Se la nostra creatività è a livello analogico, produrremo magari statuine, quadri e altri oggetti ma più a livello di “prove”. Il fatto che uno scolpisce una statua o dipinge, dipende secondo me dal livello di blocco che ha nelle mani: più l’opera d’arte è definita in più dimensioni (esempio la pittura è a due dimensioni, la scultura è tridimensionale, etc.) e più siamo sbloccati, più abbiamo acquisito fiducia nelle nostre MANI. La ricucitura delle nostre parti crocifisse può avvenire a una, due o tre dimensioni. Anche i materiali che si usano, secondo me, hanno un collegamento con le nostre parti da sanare: ad esempio, io sono molto attratta dal vetro (ho lavorato molto sulla trasparenza, sul senso dell’aletheia), con la carta pesta (impastare, mescolare le diverse parti, dare nuova vita agli scarti), con le stoffe (riconciliazione con mia madre che le usava molto) etc.

Se la nostra creatività è a livello biorganico, produrremo statuine, quadri e altri oggetti con un potenziale comunicativo/armonico che arriva a noi e all’esterno. Avremo toccato l’ontologico quando, guardando la nostra opera, il tempo/spazio si riduce e sentiamo che la ferita è stata sanata.
Al di là del tipo di creatività che siamo riusciti a far emergere (una creatività simbolica, analogica o biorganica), più abbiamo toccato parti più profonde nostre, e più il risultato della nostra creatività sarà armonico, di bellezza surreale e attrattivo/comunicativo per l’esterno.
Creare è fides. Il tipo di creatività parla del nostro Graal. La bellezza della creazione è il nostro ontologico.
Buona giornata creativa

Elisa

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