Corso Maestrepolo, rubrica PASQUALINA: I PERCHE’ DELL’ESISTENZA. “Se è vero che nasciamo liberi e leggeri, perché nel mentre del cammino di nostra vita ci sentiamo chiusi è appesantiti? Domanda di Yusuf, riscontro di Samuele

L’Albero della Vita in Viaggio…libero ed alleggerito!

Innanzitutto io non credo che tutti noi nasciamo liberi, almeno non nel senso che propriamente gli diamo…
Siamo liberi nel senso che “facciamo ciò che più ci aggrada”; leggeri nel manifestarci perché circoliamo liberamente nel CEU tra lo spettacolo e la dipendenza simbiotica, ma per farlo abbiamo bisogno di un esterno che si prenda cura di noi anche per i bisogni fondamentali.
Già prima di nascere dipendiamo completamente dall’utero e dalle relazioni che si scambiano con esso attraverso la placenta, il cordone ombelicale, etc.
Durante la gravidanza l’utero provvedeva devotamente a nutrirci di ciò che ci serviva e mediava gli scambi con l’esterno, dopo la nascita questa funzione passa attraverso chi si sta prendendo cura di noi: i nostri genitori (coloro che danno la Vita… ma qualche volta sono anche quelli che ce la tolgono, che ci allontanano dal circolinfare della Vita stessa).
Dopo la nascita rimaniamo ancora dipendenti dall’esterno, sia per i bisogni strettamente biologici, che per i bisogni di riconoscimento, di affetto, di amore. di un accompagnamento devoto: insomma dalla nascita è indispensabile che l’esterno si attivi per noi!
E’ durante queste fasi transitorie importanti che dovremmo passare dall’essere dipendenti, al sentirci ed essere liberi di esprimerci e di esistere a partire da noi e solo da noi; ma spesso è proprio da questa fase che iniziano a sentirsi e vedersi anche all’esterno i sintomi della “vecchia identità dipendente” che non è stata accompagnata a liberarsi.
Nel concreto: io credo che la nascita di un “nuovo bambino” fin dal suo concepimento, sia l’espressione più pura di una nuova identità, di un angolo pigreco; di una “Buona Novella”, così come intende in maniera profonda l’archetipo di Gesù nei Vangeli.
Considerando l’ommatidio Albero della Vita in Viaggio, un bambino appena nato, ma oserei dire appena concepito, esprime da subito i suoi frutti (liv. determinativo/piragraal) in modo estremamente aperto e libero non avendo -ancora- elementi concreti per partire da un suo livello generativo (radici).
I passaggi successivi sono molto delicati, ed i frutti che si vedranno, ne sono il risultato. Chi si prende cura del bambino fin dal suo concepimento e chi lo educa nei percorsi successivi alla nascita, è chiamato a mettere in relazione due poli praticamente opposti dell’Albero della Vita in Viaggio: la chioma e le radici!
Semplificando si può dire che il bambino è un angolo pigreco “grezzo”, mentre il cosiddetto adulto è un angolo alpha.
Parafrasando i racconti del Vangelo, la prima cosa che dovrebbe far rimettere in viaggio un cosiddetto adulto è lo stupore, la meraviglia, lo spettacolo appunto della nuova nascita!
Se permettete la parte più difficile spetta all’adulto che, mantenendo una relazione simmetrica ed aperta al triangolo del cambiamento, dovrebbe rimettersi in viaggio trasmettendo le sue parti di angolo alpha (le radici) al bambino, nutrendosi contemporaneamente del suo pigreco (della Novità di cui il bambino è portatore), e guidando il bambino a formare un suo angolo alpha ma aperto al triangolo del cambiamento! Tutto molto semplice insomma…

Molto spesso ciò non avviene, o almeno non del tutto, per cui ci si riduce ad un adulto che, in un percorso educativo “asimmetrico”, tenta di rinchiudere il bambino nel suo angolo alpha (che molto probabilmente sta stretto anche a lui), perché ha paura di perdere la sua vecchia identità, perché guarda troppo al senex e troppo poco allo juvenis.
Mi è rimasta molto impressa una frase del pianista e compositore Giovanni Allevi che, intervistato dopo la nascita del suo primo figlio, esprimeva uno stupore ed un entusiasmo fuori dal comune all’idea di lasciarsi ri-educare da lui!
Io credo che la fase, impropriamente detta, adolescenza (da AD-ÓLEO = incomincio a crescere, vado verso la crescita), al di là delle definizioni comuni, inizi già quando un bambino è in grado di provvedere da solo ai suoi bisogni biologici primari, quali ad esempio il nutrirsi da solo, e solo successivamente alle capacità riproduttive maturate in lui (pubertà).
Tornando all’Albero della Vita in Viaggio, dov’è che si manifestano nel concreto le difficoltà più evidenti nel passaggio, per così dire, generazionale? Nell’adolescenza! che corrisponde proprio al tronco (livello trasmissivo), dove dobbiamo attraversare l’Unità di Crisi e soprattutto il Crossing Over.
Soprattutto il “benedetto Crossing Over” rischia di farci bloccare anche nell’Unità di Crisi, quando due individui diversi (il genitore ed il figlio) devono:
1. Distinguersi, separarsi e decidere (diventare consapevoli che sono due unità ben diverse nella loro specificità e prendere anche nette distanze l’una dall’altra);
2. Scegliere di riavvicinarsi (non temendo la diversità e andando contro le “difese resistenze” che ci farebbero scappare);
3. Risolvere ed intrecciarsi scambiandosi parti diverse (senza paura di perdere, ma anzi con la Fides che ognuna dei due avanzerà nel cammino della Vita);
4. Vincere (consolidare la/le nuove identità, prenderne atto e proseguire nel Viaggio più ricchi di parti che ci mancavano, ed alleggeriti da quelle che non ci servivano più).
Se questi passaggi si fanno con uno o meglio due genitori, la Vita è più leggera e ci si sente più liberi di esistere e di esprimersi anche nella sofferenza. Viceversa saranno passaggi che dobbiamo fare da soli o con chi può fare per noi la funzione padre/madre.
Francamente, credo che, se come genitori (anche e soprattutto di noi stessi) partissimo dallo stupore, dalla meraviglia e dallo spettacolo di quello che solo noi già siamo, potremmo viaggiare molto meglio nella Vita!
I richiami indietro alle vecchie identità ci sono e ci saranno sempre, ed anche i mancati riconoscimenti. Nei Vangeli, per la figura di Gesù, non si contano le volte che quelli appartenenti alla sua religione, i compagni fidati ed i familiari stessi, lo richiamavano all’ordine: dal cosiddetto “ritrovamento di Gesù nel tempio” da parte dei genitori (quando aveva simbolicamente 12 anni), fino a che i suoi discepoli non lo hanno riconosciuto nella sua nuova identità, passando a quando i suoi familiari cercavano di parlargli ed egli rispose che “[…] chiunque fa la volontà del Padre mio, che è nei cieli, mi è fratello, sorella e madre.”
Un Padre che è nel cielo, nel koìlos accogliente e pronto ad accogliere nuove gravidanze. Un Padre che è anche Madre e Figlio, e dove soffia attraverso uno Spirito di acqua (ak-na, che si piega) e di fuoco (fòvicus, che riscalda).
Un IN.DI.CO. che ci accompagna nel Viaggio della nostra esistenza con leggerezza e libertà, se solamente rispettiamo le sue leggi di vita, morte, inferi e risurrezione, senza indugiare troppo in nessuna di queste!

Grazie a Yusuf e a tutti

Samuele M.

 

 

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