“La vita opera sempre per costruire, anche quando sembra che voglia distruggere.”

Cara Francesca,
ho letto il tuo diario. È bello e semplice, come te. Ha alimentato la mia profondità in un momento in cui facevo i conti con i miei sensi di colpa per alcune difficili scelte che sto facendo. Il senso di colpa è un meccanismo che mi teneva legata alla mia eteroreferenzialità, al desiderio di vivere legata all’esterno, a dipendere dagli altri.
Tu e Luce, mi avete spinta a fare spin. Non è facile, per fortuna, il silenzio e il mio lavoro continuattivo non mi permettono di sfuggire a queste rielaborazioni. “Benedetto” Coranavirus che mi sta dando finalmente il coraggio di “ascoltarmi”, di rallentare, di elaborare.
Ho apprezzato molto il tuo scritto. Ho letto il diario e ho avuto la sensazione di avvinarmi maggiormente alla GUK. La tua gravidanza è come se fosse stata la gravidanza dell’Infinito Dinamico Complesso. Ho sentito Luce come se fossimo noi che siamo protetti e, generosamente, nutriti dalla placenta esistenziale. Ho sentito la GUK come un qualcosa di tangibile, di concreto.

Per me, Luce è stata questa.
“Luce della vita mia”, anche io avrei voluto vivere il sogno di una luce, dentro di me. Luce ci spinge a vedere noi stessi come Luce per illuminare questa arena esistenziale sempre più squallida e mal nutrita di fusionalità.
Ho sentito, cara Francesca, che Luce ti ha donato una pacatezza, la stessa che io provavo appena uscita dal primo ricovero. È come se la luce-mia avesse affievolito dentro di me i confronti differenze, le paure, le svalutazioni e mi avesse fatto “sentire” “ciò che solo io già sono”. È una condizione che non è stata facile da mantenere per me, perché poi ho risentito le solite pesantezze ma, ora, so che c’è, come lo sai anche tu, che esiste una felicità che può generare in noi una pienezza, una tranquillità e che ciò è possibile!
Mi ha colpito molto quando dici che la vita, opera sempre per costruire, anche quando sembra che voglia distruggere. Sono pilloline di teoria profonda, cado e mi rialzo, continuo il mio percorso di vita accompagnata da un Globale Massimo che non nega il dolore, la sofferenza. So che ciò che hai scritto l’hai percepito e questo ti fa onore.
È stato bello il tuo impegno a superare le paure, le tentazioni. È stato un desiderare di approfittare di quel momento sacro per la tua vita per fare spin su molti tuoi nodi.
Durante i Tre Giorni sulla coppia, il tuo dolore mi ha fatta precipitare nel mio antico ed incolmabile legato a tutte le delusioni attraversate durante la vita, è un pozzo di dolore e, quando lo ritocchi, ringrazi, ancora di più, il Progetto Nuova Specie.
“Il dolore è l’accettazione che hai perso un equilibrio, hai perso un senex e stai nell’arco di sinistra”.
Sabrina

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