Corso Maestrepolo, rubrica PASQUALINA: I PERCHE’ DELL’ESISTENZA. “Se l’esistenza è un viaggio perché preferiamo attardarci nella staticità? Domanda di Grazia, riscontro di Eleonora

E’ per me complicato rispondere, ho però riconosciuto come e perché mi sono fermata e l’ho scritto in un monologo intitolato: “Il figlio”

 

E Basta! Mi hai rotto, sono stanca! Io Voglio vivere per me! Mi hai rotto le palle, io voglio vivere per me! Sono stanca di essere il tuo specchio riconoscente, di doverti sempre rassicurare per le tue paure.
Io voglio vivere per me!
Sono sempre stata il tuo specchio, tu ti sei sempre riflesso in me, non posso fare le cose che voglio io, ti devo rassicurare perché altrimenti vengono fuori le tue di paure, i tuoi buchi, quello che non sai, quello che non puoi programmare, quello che non puoi prevedere, io devo essere buona per non farti spaventare, per non farti addolorare. Io Devo per te! tu che cosa hai fatto per me? chi cazzo sei? quello che mette regole, quello che replica sempre le stesse cose, quello che ha paura.
Io sento la tua paura e diventa la mia, e diventa la mia paura di farti paura. Devo sempre rassicurarti, non devo fare le cose per me, perché se no ti spaventi, ma ti spaventi di che cosa? Che poi ti devi relazionare con me che mi devi vedere. Mi devi vedi con le mie parzialità, le mie paure e anche i miei desideri.
Non hai nessuna voglia di vedermi perché ti faccio vedere le tue cose, ti mostro tutto quello che non hai potuto fare tu e quindi mi impedisci di farlo a me! Perché se lo faccio ti devi immergere in questa cazzo di vita. Tu stai là a guardare la televisione a dire questo sì e questo no! Questo mi piace questo non mi piace, ma non vivi. E per questo devo stare buono ferma e immobile. Non posso neanche ascoltare la musica che mi piace perché potrei drogarmi? o ubriacarmi? potrei mica è sicuro che lo faccio! Poi se lo faccio che cosa succede? A te non interessa non te ne frega un cazzo di me! Se lo faccio che cosa ti succede? Succede che poi devi entrare nella mia vita, relazionarti con me, con le mie paure i miei desideri, che sono anche i tuoi, quelli che non hai mai ascoltato! Che invece hai messo a tacere e adesso metti a tacere me! Questo è il problema! e io vivo una vita di silenzi, di tacere.
Io sono il tuo specchio riconoscente io non debbo disturbare, debbo rimanere dietro la tua ombra di piccolo uomo, dietro ai tuoi meccanismi, dietro le tue paure. E rimango piccola anch’io, ma sento una rabbia che mi cresce, la paura è forte, ma è più forte la rabbia, è più forte il desiderio di farmi trascinare dalla musica, dalle immagini dagli amici.
Mi hai cresciuto con i sensi di colpa con la paura che ti posso ferire, che poi a te che cosa ti succede se sono me stessa? Che fine potresti fare? E devo chiedere il perdono a te che ti scomodo, che ti impaurisco che ti faccio vedere cose che non vuoi vedere. Devo chiederti perdono senno “mi fai star male”. Mi dici che sono sbagliata, mi fai sentire in colpa! È come se dovessi aspettare te papà! Che mi autorizzi, ma tu non mi autorizzi mai! Se ti parlo di quello che sento, dei miei desideri tu neanche mi guardi in viso. Sei impalato davanti alla televisione ad ascoltare i tuoi telegiornali, i tuoi programmi di informazione a commentare, ma io ti parlo e tu guardi la televisione!? Ma quanta paura hai di me! Che ti sconvolga le tue abitudini il tuo piccolo mondo al quale vuoi che io aderisca, io non posso sconvolgere il tuo piccolo mondo, se no ti disturbo! Ti spavento, ti faccio scoppiare! e vedi quanto sei piccolo e quante cose anche tu avresti voluto fare, ma non hai fatto! E quindi hai messo tante lapidi e io devo essere quella che danza sulla tua lapide, danza ma non deve entrare dentro, danza una danza funebre, perché se danzo per la mia vita tu mi fai sentire in colpa non mi vedi. Se non mi vedi io non esisto, se tu non mi vedi io non esisto e tu continui a non vedermi! Non mi vuoi vedere! Hai paura di me! Perché se no che cosa esce da quella lapide se tu mi vedi? Escono tutti i desideri di un bambino che non è stato mai ascoltato escono tutte le tue parti bambine che hai paura di mostrare E quindi io non devo essere una bambina, devo essere già adulta. Quel bambino l’hai sotterrato anche te dentro la tomba di tuo padre, ma prima dietro il dolore di tua madre. E quindi? E quindi rimaniamo ciò che siamo. Perché se io esplodo, lascio un vuoto dentro, che tu non sai come colmare, perché non ti hanno mai visto e se non ti vedo io tu non esisti!

Eleonora

1 Commento/i

  1. gianni

    proprio ieri il mio angolo acuto ha svelato uno dei tanti termini presi da modelli madre-figlio & incastri simbiotici . Diventare adulti (corso sull’adolescenza) per Evitare l’esterno e per Dimostrare …..! cioè un adolescente ,neanche adolescente, ma un bambino vecchio che ora è un vecchio faggio ….l’importante che per salvaguardare le paure della madre ,col suo corto circuito emozionale, scritto nell’ippocampo , io & altri simili stavamo fuori dalla dinamica ,quello era l’importante!, per evitare l’incerto del viaggio; e poi si pretendevano degli elementi sciolti dall’insieme quando si stava nell’esterno che non erano scritti nel pacchetto del modello riferito ,e chi se non lo stesso esterno che valutasse il principio di identità e non contraddizione?? ma era esterno anche nel valutare le radici e l’ordine originario secondo il principio di contraddizione questa volta!? devo approfondire perchè la pnei sostieni che le due teste dell’ambivalenza non si predispongono nè a malattie cardiovascolari e cancerose

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