Corso Maestrepolo, rubrica PASQUALINA: I PERCHE’ DELL’ESISTENZA. “Perché i fratelli devono soffrire così tanto, prima di potersi incontrare?” Domanda di Annamaria, riscontro di Samuele

Voglio dire anche la mia, soprattutto partendo dalla mia esperienza.
Con mio fratello Michele che quando avevo quasi due anni ho atteso tanto, si era costruita subito una intesa… fraterna: giocavano praticamente sempre insieme, lo proteggevo dai pericoli dell’esterno, spesso però ho iniziato pure a prendermi delle piccole responsabilità e colpe che non erano mie, che poi “restituivo” in altro modo. A volte Sonia (anche nostra madre) diceva che non riconosceva più il bambino che ero, che qualcuno poteva avermi sostituito! (…)
Da quando ci siamo trasferiti a Foggia, avevamo io 10 e lui 8 anni, le distanze tra di noi hanno iniziato ad aumentare esponenzialmente! All’apparenza lui è diventato molto più autonomo, si potrebbe dire autoreferenziale: in pratica faceva quel cazzo che voleva fregandosene delle solite raccomandazioni dei nostri genitori (studia, torna presto, attento a chi frequenti, e cose così); giocava bene a pallone, aveva successo con le ragazzine che praticamente se lo contendevano. Era pure chiuso in famiglia: raccontava bugie per tenerci buoni ma poi continuava per la sua strada, un pochino ingenuo; si fece beccare un paio di volte con amici con cui fumavano spinelli e dovette andare in questura più volte per controlli. I miei tentativi di stare in lui erano di giocare a pallone insieme, ogni tanto andare a ballare ed invitarlo a qualche festa o cena con gli amici (in cui ci siamo pure fatti delle “belle” bevute!).
Abbiamo anche avuto degli approcci sessuali con lui, giusto per scoprire i nostri corpi e sperimentarci; alla fine niente di concreto, ma penso che possa essere stato un modo per me di avere la mia rivalsa con lui che era sempre sotto i riflettori nel positivo e nel negativo(…)
Non ho mai sentito veramente un suo reale desiderio di venirmi incontro, di conoscermi veramente… tranne forse quando stavo male e bevevo spesso e volentieri, e qualche volta lui mi ha fatto la funzione di padre, col venirmi a recuperare in qualche fosso e riportarmi a casa con una pacca sulla spalla.
Oggi ci parliamo poco e superficialmente, tranne quando il negativo spinge e ci fa incontrare e scontrare anche in maniera più vera!
Con mia sorella è andata molto diversamente: sono stato subito poco accogliente con lei, già a quando è nata ne ero invidioso! Ho ricordi sfocati e poco piacevoli del periodo in cui cresceva, anche perché ero tremendamente infangato nel mio disagio!
Ricordo che, forse per tentare di avere a che fare con lei, immaginavo che da grande lei sarebbe diventata una ragazza sessualmente facile, e che io per proteggerla l’avrei salvata dalla “perdizione”, anche a costo di ucciderla! Cosa che in parte è anche successa realmente (tranne -ancora- il fatto in cui la salvavo…).
Cogli anni ci siamo avvicinati per molti aspetti, anche grazie al periodo in cui ho scoperto la musica rock, i Led Zeppelin i Nirvana ed i Verdena (gruppi rock dagli anni ’70 ad oggi) soprattutto grazie a lei: siamo andati a parecchi concerti insieme, e qualche volta uno sorreggeva l’altra che aveva esagerato a bere o cose simili.
Quando la mia dipendenza si è acutizzata, ricordo che pure lei ha iniziato a prendere le distanze da me. Distanze che si sono in piccola parte e virtualmente colmate, ritornando ad un rapporto quasi totalmente simbolico.
In tutto questo, nonostante e grazie al fatto che io sono -ancora- quello che ha cercato apertamente una via per se stesso e per gli altri, 1 (una) mattina mi ha accompagnato Michele mio fratello al CSM, allora in via Arpi a FG, ed 1 (una) mattina mi ha accompagnato Francesca mia sorella: meno di 24 ore che hanno investito loro per provare a comprendere veramente il mio disagio e la ricerca della mia strada e perché no, anche della nostra strada (mia con loro). In sostanza un bilancio nettamente negativo, ancora…
In tutto questo i nostri genitori hanno fatto ben poco per mettere insieme o tentare di risanare qualcosa, tranne che riportare tutto ai “ruoli” ed alle “responsabilità” di ognuno di noi (…).
Io credo che il motivo principale per cui quasi sempre si debba soffrire prima di rincontrarsi, è che ognuno dei fratelli, ognuno diverso dall’altro, cerca una strada diversa per sopravvive re; che ognuno tenta di salvarsi a modo suo e prova a dare un senso alla sua esistenza, nonostante l’accompagnamento sia poco e scarso…anche a costo di sacrificare i rapporti forti fraterni! Quando non si è bene accompagnati può scattare anche la soluzione opposta: allearsi più o meno subdolamente a qualche fratello o sorella e diventarne complice o peggio dipendente!
Sono sicuro che molta responsabilità sia dei genitori che non hanno saputo/potuto/voluto fare da Spirito relazionale tra i fratelli, e che anzi siano proprio questi (i fratelli/sorelle, quindi i figli) a dover fare molto spesso da collante nelle relazioni di coppia; per cui il rapporto tra di loro viene solo molto dopo questi “bisogni primari” della famiglia!
Questo abisso rischia a volte di diventare praticamente incolmabile quando i figli, ognuno a modo suo, sentono di aver fallito e si chiudono anche tra di loro…un poco come una squadra sportiva che cerca nelle individualità la strada vincente e non ha chi tenga insieme buono spirito collettivo: quando va bene vince il singolo, ma la squadra non si sente più squadra e prima o dopo va per i fatti suoi e si sfascia!

Samuele

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