Corso Maestrepolo, rubrica PASQUALINA: I PERCHE’ DELL’ESISTENZA. “Perché i fratelli devono soffrire così tanto, prima di potersi incontrare?” Domanda di Annamaria, riscontro di Adriana

Sono l’ultima di 6 figli.
Probabilmente non voluta. Tra il primo fratello e me passano 16 anni, per cui, è come se fosse un’altra famiglia.
Pur essendo una famiglia numerosa, dopo la morte di mio padre, avvenuta quando io avevo sei anni, ci siamo molto allontanati, soprattutto fisicamente, perché due miei fratelli Anastasio e Vincenzo, e una sorella Concetta, si sono trasferiti a Milano,
e siamo rimaste con miei fratelli Anastasio e Mariagrazia di 5 anni più grande di me.
Da piccola mi sentivo più legata a mia sorella Mariagrazia, sia perché siamo rimaste più tempo a casa, quando tutti si sono sposati, sia perché avevamo in parte delle amicizie in comune e con lei ho anche iniziato a frequentare i gruppi parrocchiali. Nonostante questo litigavamo molto per le faccende da fare in casa, ma ci coalizzavamo quando mia madre ci rimproverava o ci limitava nelle relazioni esterne.
Nell’adolescenza ho sempre sentito una forte sorellanza di più con le amiche che con le sorelle. Avevo molti amici ed ero anche molto cercata e ammirata, cosa che non succedeva a casa.
Poi crescendo, ho sentito anche il bisogno di avvicinarmi di più ai miei fratelli e sorelle, con i quali pero” ho sempre ritenuto di avere una relazione formale, ma ho sempre pensato che…meglio quello che niente.
Prendevo il buono di quello che potevamo darci. I miei fratelli vivono a Milano, e quindi ci sentiamo per telefono, o quelle rare volte che vengono a Troia. E per me è importante anche un semplice pranzo insieme, una cena, o una visita, durante la quale ci aggiorniamo sulle cose che stiamo facendo. Sicuramente è una relazione simbolica e parziale, ma meglio che ignorarsi completamente, o buttarsi addosso solo negativo.
Con Mariagrazia e Concetta, sento di avere una relazione più profonda, oltre a vederci e sentirci spesso, io ho anche piacere di parlare con loro di cose mie più profonde, e anche quando ho vissuto momenti dolorosi loro ci sono state.
Con mia sorella Giovanna invece sento di avere un rapporto più stretto, vero e profondo, e soprattutto da un po’ di anni condividiamo il progetto Nuova Specie.
Da piccola lei mi ha fatto anche un po’ da mamma, e in alcuni periodi anche matrigna, perché vivevamo entrambe i nostri dolori di “orfane/scorfane”, ma ovviamente ognuna nella sua solitudine.
Poi è arrivato il periodo in cui lei era la sorella con cui mia madre faceva spesso confronto/differenza…nel senso che, per mia madre, Giovanna era quella più brava, più elegante, più’…più’…più’, anche se lei non si sentiva così.
Ci sono stati tanti anni in cui l’ho sentita molto distante, poi proprio grazie alla mia crisi di coppia, lei mi ha molto accolta, e mi sono sentita molto compresa e sostenuta.
Quindi alla luce di tutto questo mi viene da concludere che attraverso il negativo ci si può anche incontrare di più, come è successo tra me e Giovanna, però se non facciamo il passaggio di viverci alla pari partendo dal piacere e dal desiderio di stare insieme, la relazione non cresce.

Con Giovanna, iniziamo a dirci anche le cose negative, e soprattutto sento che ci stiamo faticosamente accompagnando più o meno reciprocamente, anche se la relazione è ancora lontana dall’essere continuattiva.

Adriana

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