Webinar GRAAL E MALATTIA, testimonianza di Antonella: “Il tutto iniziò con un sogno…”

 

Il tutto iniziò con un “sogno” avuto durante il lockdown, immersa nella natura per sfuggire alle spire del serpente COVID 19, ma soprattutto alle restrizioni imposte dal governo mondiale in quel periodo.

VISIONE DEL 13 MARZO 2020, A SAN GIOVANNI IN PETRA, PROVINCIA DI URBINO di A.B.

Di mattina verso le 10 e trenta circa mi trovavo in un boschetto delle colline marchigiane, sdraiata, ad occhi chiusi, sveglia, concentrata sul terzo occhio (che gli orientali definiscono l’occhio interiore, dell’intuizione, delle visioni, delle profezie). Dopo un po’ compare la figura di un cavaliere che indossa un costume dei tempi di re Artù, sulla testa ha un elmo d’oro cesellato con molti interstizi decorativi. Si trova dietro di me per cui sono costretta a girarmi per vederlo meglio. Lui allunga il suo braccio sinistro verso di me con il palmo della mano sinistra aperto da cui si irradiano due luci fluorescenti: una di color giallo e l’altra di color rosso, trasmettendomi una ricarica d’energia infinita. Raccontai in seguito questa esperienza visionaria ad un amico che si occupa di presenze extraterrestri e di civiltà antiche sommerse e lui mi disse che dalla descrizione fatta da me poteva trattarsi di un abitante della terra cava, Agarthi. Andai quindi a ricercare in Google e trovai queste notizie che riporto qui di seguito: “Un tempo, gli eschimesi venivano chiamati dagli scandinavi “trolls” in quanto, secondo le leggende, provenienti dall’interno della Terra, così come altri esseri fantastici, come fate e gnomi. Gli stessi eschimesi affermano di esser giunti nelle loro terre odierne da un luogo lontano e sotterraneo. Anche altre popolazioni ammettono l’esistenza di un mondo sotterraneo, nascosto e non facilmente raggiungibile.

Le popolazioni del Sud America ci parlano dell’Eldorado e le popolazioni asiatiche di Agarthi e Shamballah.“Secondo queste leggende, comuni a molti popoli, c’erano una volta due grandi continenti, Atlantide e Mu che, per misteriose cause, vennero distrutte da un grande cataclisma. I superstiti si sarebbero divisi in diversi gruppi. Parte di questi avrebbero abitato le terre dell’Asia, dell’Europa e delle Americhe; altri, gli “eletti”, sarebbero scesi all’interno del pianeta ed avrebbero dato vita ad una civiltà nascosta ai nostri occhi, divisa tra altri due grandi continenti, Eldorado e Agarthi. Il primo accessibile dal Polo Sud, il secondo, dal Polo Nord. Il primo scienziato ad affermare la probabile esistenza di un “vuoto” all’interno del pianeta fu Edmond Halley (1656-1742), il noto scopritore della omonima cometa. Secondo i suoi studi sull’elettromagnetismo terrestre, la Terra doveva essere cava e, al suo interno, doveva trovarsi un altro globo incandescente, un nucleo capace, come un altro sole, di illuminare le terre interne. (cit.da Internet, Google)

Mi ha sempre affascinato, fin da adolescente, la leggenda di re Artù e dei cavalieri della tavola rotonda e la loro ricerca del Graal. Quando poi successe che 10 anni fa ne sentii parlare dal dott. Mariano Loiacono. Egli spiegò come tutto dovrebbe convergere nella condivisione e nel riconoscersi parte di un Tutto chiamato IN.DI.CO, INFINITO DINAMICO COMPLESSO, da molte religioni definito Dio o Motore Immobile, Allah, CREATORE dell’universo ecc.. con un grafico molto geometrico al cui centro stava appunto il Graal. Il metodo, che si basa su una nuova consapevolezza dell’individuo nel contesto sociale in cui egli può riconoscere il disagio diffuso, in primis fu sperimentato da Mariano, come viene chiamato confidenzialmente, su sé stesso dall’età di 18 anni. Ora questa esperienza è accessibile a tutti in quanto tutti, chi più chi meno, vivono un momento storico di disagio soprattutto di ordine psichico. sociale ma anche spirituale

                           

Da alcuni anni a Troia nel Villaggio Quadrimensionale ora operano i suoi “discendenti” di tutte le parti d’Italia. Victoria e Davide durante il convegno in Zoom sabato scorso hanno esposto con molto zelo e chiarezza le finalità e gli obbiettivi di Nuova Specie, regalandoci un excursus molto eloquente degli scopi, prospettive e aspirazioni di loro stessi, impegnati a produrre cambiamenti prima a livello personale per poi espanderli nella società, nel loro ambito di lavoro come professionisti dell’educazione scolastica in Italia, Svizzera e Germania ed anche a livello artistico e teatrale. Un grande consenso ai giovani discendenti molto affidabili e generosi !! La loro nuova Weltanschaung (visione del mondo) sarà un esempio da emulare per molti giovani che si trovano nel disagio senza una struttura che li appoggi e fortifichi nelle loro aspirazioni di cambiamento. Il Graal o coppa dell’amore come la intendo io nel mio intimo, era la coppa usata da Gesù durante l’ultima Cena, dove Egli versò il vino che condivise con i discepoli insieme al pane. Un simbolo spirituale molto potente che si ricollega al rito della nascita e della Gravidanza Universale Kosmica in cui ognuno/a di noi diventa co-creatore/trice del tutto. Nel convegno di sabato scorso si è evidenziato che le due realtà, il Villaggio Quadrimensionale e la più grande e pioniera Comunità di Damanhur in Italia, abbiano osato un avvicinamento.

La comunità di Damanhur, come la Fenice, parte dal fenomeno Morte, grazie al suo fondatore Falco e si riconnette alla vita grazie alla coesione iniziata da alcuni anni con la realtà di Troia, sede di Nuova Specie. Nuova Specie è una realtà comunitaria ma non terapeutica dove oggi s’incontrano sinergie costruttive per la creazione di una nuova visione del mondo. Come afferma Orango, il portavoce di Damanhur: “…Dobbiamo riconnetterci…abbiamo creato il gruppo Meditazione, un gruppo di lavoro per la co-creazione di una nuova visione del mondo… è singolare che loro di Nuova Specie abbiano iniziato recuperando la nascita e Damanhur la morte e ora i due elementi si riuniscono”. E ancora: “Imparare a sentire creando attraverso i linguaggi, come nuovi Dei che insegnano a reinterpretare l’esistenza in nuove forme, oltre la dualità”.

L’Oriente antico era basato sul principio della non dualità che si è tramandato nei secoli con il termine di ADVAITA, dove tutto e tutti sono parte di un’unica realtà, dalla coesione di quella umana dal punto di vista del corpo con quella divina, riconoscendo a TUTTI la priorità di una essenza che abita tutto e tutti e che dà vita a tutti gli universi. ATMA, è l’energia che tutto e tutti pervade, che crea unità e trattiene dal giudizio, dalla condanna, dal materialismo

Antonella

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