Corso Maestrepolo, rubrica PASQUALINA: I PERCHE’ DELL’ESISTENZA. Come faccio ad accorgermi… Domanda di Moris, riscontro di Amelia

Grazie al percorso nella fondazione lavoriamo per mettere in relazione la nostra parte maschile a servizio di quella femminile. Ma come faccio ad accorgermi se sono diventate parti in competizione e quindi come posso rielaborare per procedere in armonia?

Caro Moris
rispondendoti solo ora, posso dire che, per quanto mi riguarda, quando il maschile mi va in rotta di
collisione col femminile … Dovrei dire, prima di tutto che questa è stata ed è per me un’esperienza costante
negli ultimi almeno 15-18 anni, tanto da sentirmi spaccata in due con due personalità così forti dentro,
sempre in guerra tra di loro… E alla ricerca di una rinnovata armonia… Un lavorio che ha conosciuto tante
tappe di ripresa ed arresti… Che quando si manifesta, mi stanca fino allo sfinimento, fino a quando uno
dei due si arrende…! Sì, per me il primo atto di pace, è la resa! perché è la resa semplicemente l’ ultima
spiaggia… la salvezza, costi quel che costi. È così che ricomincia la risalita dai miei inferi… E lì non so più chi
è il femminile e chi il maschile … So che mi lascio andare, mi cullo, mi affido come ad una corrente di un
fiume che mi trasporta… mi riposo, mi rallento anche col corpo. E, se ne ho bisogno, dormo… e così riposa
sta malefica testa… E respiro!
Questo per me accade per rimettere insieme il mio maschile e femminile… E alcune volte, non sempre, riprendono a viaggiare ancora all’ unisono! In quei frangenti non mi prevale la parte organizzativa ma potrei dire meglio la parte creativa che trova quindi lo spazio- tempo per esprimersi…il senso di guerra comincia così a calmarsi, a sbiadirsi, e tutto sembra tornare a.… diversamente non saprei raccontare.
Per me quella è anche la placentazione, la mia per lo meno. Quando torno a sentire ancora un senso del sogno e spettacolo … nelle cose che faccio, anche se sono le stesse che faccio da anni, provo un piacere rinnovato, nuovo. E ritorno ad ascoltarmi… Quindi ricomincio da ciò che mi fa star bene, senza più affaticarmi o per forza forzarmi a stare nelle dinamiche, improvvisi e, senza sapere, fai! L’unica costante che ho sempre verificata era ed è che in quei momenti mostruosi di passaggi forti, devi attaccarti ad un picchetto fisso. Vorrei anche aggiungere che quel picchetto può essere un impegno preso, uno sport, un’attività che non molli … Insomma qualcosa che ti faccia sentire che stai andando verso un nuovo orizzonte, anche se non lo vedi ancora e ti sembra di non raggiungere mai la riva. Poi piano piano quella
arriva … E rimette la terraferma con le sue novità da esplorare …Qualunque esso sia concedendoti il tempo
che ti serve per aspettare che la tua terra, ricompattata e rinnovata, riaffiori. Quindi credo che non ho
potuto dirti cosa fare, ma come succede… per lo meno a me! Forse potrei dire fusionalitá? Forse.
Magari fosse e durasse più a lungo, che bella vita sarebbe!
Amelia

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