Corso Maestrepolo, rubrica PASQUALINA: I PERCHE’ DELL’ESISTENZA. Il grano e la zizzania, osservazioni di Gianni Chiariello. Suggerimento/conforto di Fabio

Vedrò che cosa fare da domani, mi rimboccherò le maniche e cercherò di fortificare il mio maschile e il mio femminile a servizio dell’Indico e della mia vita, per separare il grano buono dalla zizzania velenosa, per non rischiare di perdere il raccolto.

Caro Giovanni,

Innanzi tutto, volevo ringraziarti per lo scritto che hai inviato – divenuto una domanda aperta – perché ci dà la possibilità, in questa fase di necessario incontro con le realtà istituzionali (e non) presenti sul nostro pianetino, di comprendere quali possono essere le difficoltà e come poterle affrontare.

Mi sento di provare a dire la mia, sia come referente del Progetto STEP che come persona che cerca di sfruttare ogni occasione per parlare de ed applicare il punto di vista che ci caratterizza e che abbiamo più o meno scelto in profondità, all’interno della Fondazione. Come sai, io mi immedesimo molto nelle forme di sofferenza legate alla frantumazione perché io per primo sento di averle conosciute dal di dentro e di come non contesto la risposta istituzionale psichiatrica in sé ma ne vedo le grandi parzialità. Potremmo dire che mi sembra che chi viene psichiatrizzato sia, come si dice più a sud, cornuto e mazziato. O, detto in un altro modo, oltre al danno della sofferenza e destrutturazione subita, c’è anche la beffa della diagnosi, del trattamento farmacologico e della cronicizzazione della “malattia”. In questo, penso che per i bambini sia ancora peggio, non tanto perché subiscono processi di crocifissione diversi, ma perché sono molto precoci e segnano la loro crescita in modo più radicale.

Quindi, sei bravo e coraggioso ad operare ed osare in questo ambito così complesso e limitato all’interno di un’istituzione – quella ospedaliera – che, basandosi su un’epistemologia più che superata, è rigida, standardizzata, distante e dis-umana. Se consideriamo che, in aggiunta, lavori anche al Nord Italia dove la mancanza dell’aspetto relazionale e l’essere ligi alla regola (angolo alfa) è maggiore, le cose si complicano ulteriormente.

Rispetto a quello che hai scritto come negativo di questi ultimi eventi, mi vengono in mente due cose che provo a dirti. Una più sull’aspetto della nostra crescita e un’altra per fare una teoria più ampia. Innanzi tutto, penso che nel momento in cui decidiamo un certo modo di stare o di iniziare a sperimentare novità che abbiamo partorito in seguito ad una discesa più in profondità, ci aspettiamo che il primo passaggio sia lo spettacolo. E invece no! Ogni angolo beta che partoriamo porta sempre con sé un percorso beta-gamma per trasformarlo in prassi. Quindi, si passa per un salto quantico precipiziale e dopo di questo all’arco di sinistra. Arco di sinistra in cui perdere/smaltire/rielaborare alcuni pezzi della(e) nostra(e) zona(e) pellucida(e). Letto in un altro modo, il negativo come quello che ti è capitato sarebbe un ostacolo che ti è stato messo davanti dall’In.Di.Co. per aiutarti ad attraversare un arco di sinistra in cui perdere una vecchia identità. Oppure per testare le tue reali motivazioni nell’intraprendere questo percorso beta-gamma. Non lo dico perché tu non ne sei convinto, ma soprattutto perché, quando abbiamo ancora delle aree di un maschile scoperto/non-sanato, abbiamo ancora bisogno di un femminile che ce lo possa soddisfare. Quindi, nel momento in cui si manifesta che le figure cosiddette adulte (i tuoi dirigenti), in realtà, non solo non ci vedono ma in più ci limitano/disconoscono, ci sentiamo spaesati e con l’amaro in bocca dell’assurdo di quello che subiamo. E se fosse che questo negativo non sia proprio una spinta a farti digerire questa zona pellucida di una figura maschile che in una tua fase precoce ti ha disconosciuto senza riconoscere il tuo valore e che tu hai in parte combattuto e in parte continuato a desiderare? Lo dico anche perché io stesso continuo costantemente a lavorare su questa parte perché non è semplice liberarsi di ciò che come maschi non abbiamo ricevuto dai nostri padri. Oltre al fatto che si aggiunge un ulteriore negativo se poi ci mettiamo tutte le nostre buone intenzioni, come nel tuo caso. Digerire la zona pellucida, tuttavia, è un comandamento e quindi in questa fase che ti accingi a radicarti maggiormente mi sembra un passaggio naturalissimo.

L’altro aspetto, invece, mi fa venire in mente l’ommatidio messo a punto da Mariano de “Il Quadrangolare di Gandhi” (che riporto alla fine di questo paragrafo). Come si vede nell’immagine, il processo attraverso il quale puoi portare una verità/novità ad affermarsi non è diretto ma è costellato di avversità. L’importante è mantenere una direzione chiara dentro di sé e affrontare le difficoltà/ostruzioni come passaggi naturalissimi e coloro che le mettono in atto come enzimi di cambiamento per le nostre parti substrato che possono fare dei passaggi. Certo, nel caso tuo bisogna anche saper essere un po’ circospetti ed attenti ma penso che questo nell’interazione con i genitori dei bambini tu possa definirlo più chiaramente. Come spesso ha detto Mariano, mi viene in mente il brano Matteo 10,16-20. Questo pezzo recita:

“Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. 17 Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; 18 e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. 19 E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: 20 non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.”

Non penso ci sia bisogno di ulteriore approfondimento, anche perché Mariano lo ha commentato molto di recente. Giovanni, per ora ti saluto e ti auguro una buona digestione.

Se un giorno ti farà piacere, potremo riconsiderare insieme una tua eventuale adesione al Progetto STEP.

A presto, Fabio.

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