Corso Maestrepolo, rubrica PASQUALINA: I PERCHE’ DELL’ESISTENZA. Perché si diventa timidi? Domanda di Mara, riscontro di Veronica

Perché si diventa timidi?

Mi piace questo interrogativo e provo a mettere giù qualche riflessione a partire da me.
E fu sera e fu mattina, mi sveglio e torno nell’arena esistenziale dove troppo spesso non riesco a transitare e mi porto il peso di un angolo alfa, che mi obbliga come un copione a ripetere gli stessi meccanismi.
Il diventare timidi o manifestarsi timidi nella storia lo leggo proprio così: come una costrizione che ho fatto a me stessa, frutto di gioghi della matrioska familiare in primis, ma poi anche nei rapporti forti e poi coi gruppi, dove sono obbligata a seguire un copione, un solco.
La timidezza è una maschera, una soluzione facile che, come ogni soluzione, ti toglie però parte della tua essenza (di cui  nemmeno sono a conoscenza). Diventa un range, un recinto oltre il quale non posso spingermi, per questo poi la timidezza inibisce, frena, non rivela quello che sta sotto. Un patto tacito, uno schema ripetitivo di azioni e reazioni oltre le quali non mi spingo per non tradire le matrioske in cui sono incluso, tradendo però la mia essenza profonda.
Intendo la timidezza così, che non mi fa esprimere e mi autocensura o all’opposto anche nasconde onnipotenza. Per cui esporsi e l’esporsi di altri, per esempio in un gruppo, diventa tabù, anche su questioni banali come raccontarsi. Per lungo tempo ho dovuto censurarmi, per il patto che mi legava alla matrioska familiare. Questo ha implicato tagli e allo stesso tempo anche lascia intendere l’onnipotenza di chi basta a se stesso.
Il lavoro che ho dovuto fare è stato ed è lungo, ma il beneficio che ne deriva è liberatorio. È stato per me un processo di liberazione, uno smettere di farmi fuori per agevolare altri (in primis la matrioska, ma ci vuole poco per riprodurre questi meccanismi nei gruppi). Per cui nella mia esperienza il diventare timidi ha fatto parte di un tagliarmi fuori, per lasciare spazio agli adulti-bambini. Ho provato anche a sentire la mia potenza, ma soffrendo stonature a volte, altre sentendo il piacere di farlo partendo da me.
Passare al manifestarci senza timidezza mi fa sentire anche più responsabilità, nel senso di esprimere il mio sentire a prescindere dallo specchio che avrò. Questo lo trovo liberatorio, fatto in connessione con la propria profondità, poiché come dicevo prima, un cosiddetto timido può anche esplodere e cadere nell’opposto, come a me è capitato per affrontare situazioni di emergenza; ma quella poi diventa un’altra maschera. Il percorso di connessione con il proprio sentire per me è lungo, sperimentale e legato all’InDiCo.
Buona giornata coraggiosa.
Veronica

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