Corso Maestrepolo, rubrica PASQUALINA: I PERCHE’ DELL’ESISTENZA. Perché si diventa timidi? Domanda di Mara, riscontro di Mirella

Perché si diventa timidi?

Colonnella, 4 settembre 2020

Ringrazio innanzitutto Mariano che, spostando la rubrica, mi ha dato modo di scrivere questi miei pensieri che mi frullavano nella testa ma non sono riuscita a scrivere per il Maestrepolo di oggi.
Quando ho letto la domanda ho pensato che a me non riguardava, in effetti io non mi sono mai sentita timida nel senso usuale del termine, anzi chi mi conosce un po’ credo mi consideri tutto fuorché timida, ma poi mi è nata una riflessione dentro e ho incominciato a considerare qual è il significato di essere timidi.

Ho sentito di come sotto le mie modalità aperte, a volte per qualcuno anche invadenti, io mi sono vissuta una vita sommersa fatta di insicurezze, paure (timori appunto) che facevo molta fatica a mostrare agli altri, ma fatta anche di immaginazione, fantasia, sogno che è quella parte di me che ho dovuto sempre reprimere, vivendo in un villaggio mondo dove non c’era spazio per tutto questo e dove non avevo nessuno accanto ad accogliere queste mie parti di fragilità, liquidità, evanescenza.

Crescendo ho capito inconsciamente che per sopravvivere, per essere riconosciuta dovevo diventare concreta, razionale e ho fatto emergere la parte più sfrontata di me, che mi ha aiutato a sopravvivere; a scuola per esempio ero sempre quella che sapeva la risposta alle domande dei professori, oppure ero quella tra i miei coetanei che sapeva il titolo di una canzone o il nome di un cantante.
Ma quanta sofferenza quando dovevo esprimere un mio bisogno! Ho desiderato cose, a volte anche semplici che nella mia testa pensavo fosse impossibile avere e quindi non ci provavo nemmeno a chiederle.
Questo mi ha portato ad auto-censurarmi anche i progetti, le cose che avrei voluto fare, sempre con il presupposto che “quella cosa era troppo difficile per me, che non c’erano le condizioni per farla”.

Oggi penso a quante cose mi sono negata da sola, a come questo meccanismo ancora a volte mi “incastra “e non mi fa vivere la vita appieno.

E’ questa la timidezza? Non so rispondere, ma so che sono tante le sfaccettature di questa condizione ed io ho sentito spesso che mi apparteneva anche se mi sentivo “fuori dalle righe” anche per questo, mi dicevo che non potevo essere considerata timida, vista la mia “parlantina”…

Per me questa è una ulteriore conferma di come il mio mondo interiore sia mille miglia lontano da quello che gli altri percepiscono di me, del mio 8/1000, e di come è faticoso mantenere un equilibrio tra le due condizioni senza sofferenza.

Mirella Luci

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