Corso Maestrepolo, rubrica PASQUALINA: I PERCHE’ DELL’ESISTENZA. Perché si diventa timidi? Domanda di Mara, riscontro di Giusi

Perché si diventa timidi?

Anche se non si direbbe, in prima battuta, anche io sono stata e per certi versi lo sono ancora, una timida. Non so a quando risale precisamente l’inizio di questa timidezza ma ho tanti ricordi di me bambina che aveva paura anche di andare al panificio a comprare il pane. Penso sia nata questa mia chiusura e paura dell’esterno dal non sentire accanto a me figure adulte, è come se mi fossi sentita sempre in una famiglia senza adulti che mi potevano difendere e guidare. Senza punti di riferimento.

È come se vedendo loro, parlo dei miei, sempre in balia dell’esterno e dei giudizi che potevano derivare, ho iniziato anche io a chiudermi e a difendermi dalle possibili incursioni che gli altri potevano farmi.

Me lo ricordo bene anche con le mie cugine che spesso, vedendomi timida e buona, si prendevano gioco di me o mi soggiogavano in giochi in cui io avevo sempre ruoli marginali, tipo loro le principesse e io la cameriera… A spingermi verso la timidezza è stato anche il mio corpo che non ho mai sentito nei canoni, sempre un po’ cicciottella, quindi imbranatina nel saltare, correre…

Diciamo che però ho sempre sentito dentro di me che c’era anche un’altra parte, che io ero anche espansiva e aperta quando trovavo un contesto di accoglienza per me oppure quando sentivo che ero costretta a spingermi. Ad esempio, ricordo quando ho visto per la prima volta delle ragazze poco più grandi di me che partecipavano ad una caccia al tesoro. Erano scout dell’agesci. Le vedevo divertirsi leggere e ho pensato che anche io volevo farlo così ho chiesto di iscrivermi.

All’interno del gruppo scout, tra i pari e con gli educatori che ti spingevano a venire fuori, ho iniziato a far venir fuori anche la mia parte leggera, la mia simpatia e la mia determinazione. Sentivo che iniziavo ad esprimermi di più. Ancora oggi sento che comunque una parte di timidezza abita in me, lo sento quando devo parlare in pubblico davanti a tante persone perché mi frega ancora un po’ la mia parte svalutata che teme il giudizio degli altri.

Sicuramente in questa fase in cui ho perso anche un po’ la faccia, rompendo degli equilibri e esponendomi direttamente agli sguardi e ai giudizi altrui, sento che sto riuscendo a ridimensionare la mia parte timida ma è un processo in atto che non è terminato ancora. Penso che il mio nuovo nome di battaglia, Achab, il capitano, mi spinge in questa direzione.

Achab

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