Corso Maestrepolo, rubrica PASQUALINA: I PERCHE’ DELL’ESISTENZA. Perché si diventa timidi? Domanda di Mara, riscontro di Francesca

Perché si diventa timidi?

Sono stata una bambina molto timida. Mi ritrovo in ciò che scrive Elisa, anche rispetto alle fotografie, infatti ne ricordo alcune in cui sono con la schiena ricurva, quasi a voler scomparire, a volermi involvere… Ecco, quando penso alla timidezza, tra le altre cose, mi viene in mente proprio questa necessità di scomparire per dare spazio agli altri, quando invece dentro avresti desiderio di esprimerti in tutto ciò che sei e senti, un po’ come se, rappresentandola con l’Unità di Crisi, la timidezza fosse la lampadina spenta mentre ciò che realmente siamo o vorremmo essere è la stella.

La timidezza è una necessità e poi, secondo me, diventa un’identità che fa anche comodo all’esterno perché dai poco fastidio, non ti metti in prima linea, ma così punisci anche l’esterno con la tua assenza, con il non esprimerti così che l’altro con cui entri in relazione non sappia cosa pensi, se ci stai, e debba immaginarsi mille cose per provare a comprendere il tuo pensiero.

Questa è ancora una modalità che sento “appartenermi”, ma su cui sto lavorando, per lasciarla andare sempre di più.
Come si diventa timidi? Io, questo percorso, lo immagino appunto come l’Unità di Crisi al contrario, dalla stella alla lampadina, dal brillare di luce propria ed esprimersi per ciò che si è, al diventare piano piano lampadine che per avere luce e calore sono costrette ad appoggiarsi all’esterno, dovendo compiacerlo e rinunciando alla propria specificità, riducendosi anche a livello analogico e rinunciando alle proprie emozioni.
Oggi sento che quella bambina timida è sempre dentro di me e la sento alleata di quei momenti e quelle situazioni in cui, ancora, per sentire luce e calore, vengo attirata dall’esterno.
Francesca 

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