Corso Maestrepolo, rubrica PASQUALINA: I PERCHE’ DELL’ESISTENZA. Perché si diventa timidi? Domanda di Mara, riscontro di Adalberto

Perché si diventa timidi?

Ci tengo anch’io a dare il mio contributo a questa rubrica, seppur in ritardo, dovuto a diversi impegni. Non ho ancora letto tutti gli altri contributi, ma tanto non voglio fare teoria da professore, ma da patuto. Sono grande e grosso e vivo questa ambivalenza analogica che l’esterno mi rimanda rispetto alla mia fragilità, come la vivo fra le mie parti che fanno exposing e la mia timidezza.

Da bambino, lasciato all’asilo a 2 anni, avevo iniziato a balbettare e già questa era una prima espressione della mia timidezza, non riuscendo nemmeno ad esprimermi con le parole.

Da adolescente mi sono sempre sentito tremendamente timido e siccome il mio globale massimo era la figa (vedi le precedenti puntate della ricerca dei MeMe), questa timidezza era davvero limitante. Il sentirmi ciccione (analogicamente inadeguato) e la paura di essere rifiutato, mi affossava sempre di più. Per superare la timidezza ho utilizzato molto l’alcool e le sostanze, ma poi uscivo da me e non combinavo niente comunque (la mattina dell’orale della maturità mi sono fatto una grappa e ho comunque fatto una figuraccia).

Un’altra soluzione che oggi vedo mi ha aiutato tanto a superare la timidezza è stato il lavoro. Circostanze lavorative mi hanno spinto a buttarmi, a fare salti precipiziali verso situazioni di estremo imbarazzo che vivevo come dinamiche di morte. Tanti salti che poi ho incarnato nel mio procedere e mi hanno insegnato a buttarmi in situazioni imbarazzanti, per mettermi continuamente alla prova e diventare sempre meno timido. Una sorta di negativo che mi ha spinto in un certo senso a circolinfare, ad attraversare qualche FUK e a vivere le emozioni in maniera ascendentemente allineata fra i codici.

Se ci penso oggi, espressioni di timidezza come “balbettare”, oppure “stare in silenzio” sono state mie rappresentazioni ambivalenti del codice simbolico rispetto ad un’emozione o ad un desiderio di esprimere parti che non ero in grado di far uscire. “Guance rosse”, “mancata erezione”, “eiaculazione precoce”, sono state rappresentazioni ambivalenti del codice analogico di emozioni di forte desiderio, che però poi mi hanno fanno vivere ancora più delusione.

Oggi posso dire che il mio globale massimo ridotto, dato anche quello da altri FUK, un po’ mi ha aiutato a superare le mie parti timide più superficiali. Sì, perché poi ci sono quelle più profonde che manco mi autorizzo a vedere.
Per far emergere queste e poi provare a superarle, servono tanti Cigni Neri che ci tengono alle nostre vite e ci fanno vedere i salti precipiziali che dobbiamo ancora fare.

Perché si diventa timidi? Penso a mio padre e la sua grande insicurezza mascherata da uomo tutto fare, grande e grosso. Tutto quello che fanno gli altri, in una grande bolla di confronto differenza, non andava mai bene, lui lo sapeva fare meglio e dentro questo tritacarne ci sono finito pure io. Tant’è che la mia insicurezza si è tradotta presto in timidezza. Bello però che si-curezza significa anche “senza cuore” e quindi in-si-curezza, significa “senza senza cuore”, per cui “col cuore”.

Oggi benedico le mie parti timide, che mi permettono di scoprire altre lapidi da rompere e ringrazio Mara, che ha proposto il tema e mi ha permesso di immergermi in questa mia parte, contro cui ho lottato tanto e con la quale è arrivato il momento di far pace.

Adal Makuru

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