Corso Maestrepolo, rubrica PASQUALINA: I PERCHE’ DELL’ESISTENZA. Come faccio ad accorgermi… Domanda di Moris, riscontro di Elisa

Grazie al percorso nella Fondazione lavoriamo per mettere in relazione la nostra parte maschile a servizio di quella femminile. Ma come faccio ad accorgermi se sono diventate parti in competizione e quindi come posso rielaborare per procedere e rimetterle in armonia?

Ciao caro Moris,
Questa domanda è da ieri che mi frulla in testa, da quando me l’avevi già accennata a voce. Stasera appena ho avuto un momento di tempo ho provato un bisogno forte di fermarmi ed esplorare questo quesito, perché mi sembra davvero significativo.
La parte maschile è al servizio del femminile, quando si esprime in modo armonico ma determinato, fluido, ondanzante, amorevole, fuori dai meccanismi rabbiosi, per spingere oltre il già conosciuto, ampliando il globale massimo. 
Il maschile è in competizione con il femminile, in uno stadio che precede la maturazione del maschile al servizio del femminile. È un maschile che probabilmente è emerso dopo tanti silenzi, dolori, sottomissioni e che ha ancora bisogno di armonizzarsi. È un maschile ancora ‘germoglio’ di una pianta che crescerà e maturerà. 
Competere è un termine forte, che fa leva sul sentire primordiale della sopravvivenza, soprattutto per i maschi: se pensiamo alle battute di caccia, il competere era obbligatorio per la vita! Può anche essere un competere per portare fuori cose nuove e innovative in un momento particolare della vita, dove si sta facendo spazio una progettualità forte, non ancora accolta nel contesto, penso ad esempio alla nostra partecipazione come Fondazione ad alcune iniziative (es. Pedala Dritto etc.) dove ti devi mettere sul piano della competizione con altre associazioni, per poi collaborare insieme ad altri. Il competere è però perlopiù’ un valore fortissimo del faraone finanziario: tanto più fai, produci, velocizzi i processi, raggiungi obiettivi sempre più elevati, tanto più vieni premiato in termini sia di riconoscimento sia di valore monetario, perdendo al contempo il senso della vita (InDiCo, GUK), il sentire la propria esistenza in viaggio, con una missione collegata a qualcosa di più grande.
L’equazione è chiara: tanta più competizione, uguale tanta più mancanza del senso della vita.
In questo errare nella competizione, dove anche il femminile vorrebbe la sua parte ma non la riesce ad esprimere, la prima cosa che viene colpita è la base della piramide, il rapporto con noi stessi, qui i nostri alberi maestri vacillano, passando in escalation con movimenti tellurici nei successivi livelli della piramide (danneggiamento dei rapporti forti e delle relazioni con i gruppi). Queste sono le avvisaglie per accorgersi di uno squilibrio tra le parti femminile-maschile.
C’è ancora un maschile che ha bisogno di essere riconosciuto dall’esterno, piuttosto di riconoscersi per il grande valore che ha in sé, specifico e unico, necessario al procedere della vita. Però è un maschile che c’è, non è del tutto maturo ma c’è e su questo bisogna fermarsi a festeggiare, poi si può riprendere il viaggio per cercare altre modalità di esprimerlo… tornando a se stessi, uscendo fuori dai meccanismi della competizione, abbracciando lentezza, vuoto, holding.
Non c’è dubbio, è l’ora del salto precipiziale!
Elisir

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